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venerdì 9 dicembre 2022

De Sica, il vino, il web e i permalosi.


Certo è che le polemiche sul trailer del film di De Sica mi hanno ancora più convinto che i social ci distorcono il cervello.

Da una battuta estrapolata da un contesto di cui ancora non si comprendono né il principio né il seguito e nemmeno si conosce la psicologia del personaggio che la recita, si è sollevato un putiferio.
Tutti a difendere il vino d'Abruzzo. Scomodando addirittura la sua storia millenaria.
Secondo me l'Abruzzo esce perdente dalla reazione che ha avuto contro questa "battuta".
Ma dove è finita l'ironia? Anche l'abruzzese "forte e gentile" è diventato permaloso?
L'Attore nemmeno ha detto che il vino abruzzese "è una merda". Ha detto che quel vino (abruzzese) che nella scena sta bevendo è "na merda". Sappiamo perché lo ha detto? Sappiamo se il suo stato d'animo era (nel film) predisposto a dare "giusti" giudizi? Magari in quel momento il protagonista del film doveva fare uscire questa parola per evidenziare il suo personaggio. Questo e altro non conosciamo.
C'era bisogno di muovere addirittura la "corte celeste" d'Abruzzo?
Sarei disposto a "dialogare" in merito a questo argomento che non è certo una difesa di De Sica (che non ne ha certo bisogno) ma il fatto che, come le bevande alcoliche, i social fanno male se non usati in maniera "consapevole".
... e se vogliamo questa reazione degli "abruzzesi" ha fatto anche pubblicità al film.

lunedì 31 ottobre 2022

Il ricordo di chi non c'è più


 La Signorina Ester Stella, parafrasando la vecchia battuta, non trova il suo nome tra i defunti.

E' una vecchia foto, dovrei dire vintage o, meglio ancora, antica. Da quando ha chiuso il suo negozio in Corso De Parma non ho più avuto sue notizie ma continuo a conservare questa foto perchè della Signorina ho un ricordo incancellabile: è stato l'ultimo baluardo di quella Vasto denominata l'Atene degli Abruzzi.

In questi giorni in cui in tanti si recano al cimitero, anch'io lo faccio (ognuno ll'adda fa' chesta crianza, ognuno adda tené chistu penziero) ma non solo per adornare di fiori il loculo marmoreo dei parenti e aimè di tanti amici e conoscenti.

Ci vado a rivedere anche le tombe dei "Signori" che, pensando di fare cose buone, hanno dedicato la loro vita alla grandezza della Città del Vasto. 

Dovrei farne l'elenco ma cosa servirebbe? 

Non sento rumori di chi si rivolta nella tomba forse perchè anche "Loro" hanno perso la speranza "ultima Dea"  e si sono tristemente rilassati nel sonno eterno, accettando ... la sconfitta.


lunedì 31 gennaio 2022

La Vasto di Michele Monina


Mi sto gustando in questi giorni un libro che parla di Vasto ma del quale i "vastesi" difficilmente ne conoscono l'esistenza, almeno fino ad oggi. 
"Guida Psicogeografica oer autostoppisti" è il titolo del libro scritto a Michele Monina, scrittore di Ancona e, come dice lui, in esilio a Milano.
Di sicuro non mi metterò a narrare del contenuto del libro ma mi piace evidenziare che, in maniera molto veritiera, anche se con diverse imprecisioni non dovute all'autore ma a chi gli ha fornito le notizie, Micchiiiile (chiamerò sempre così l'autore, dopo aver letto il suo libro) ha saputo leggere e descrivere, oltre che la "Città", i suoi abitanti.
Il bello, a mio modo di vedere, di questo libro sta nel fatto che viene descritta una Vasto poco osservata, una Vasto alla fine della sua epoca "Vastarola" e all'inizio di quella "Vastese". Non mi dilungo nella spiegazione di questo mio pensiero e lascio agli "eventuali" lettori comprendere questa distinzione.
Dallo scrittore (Micchiiiile) vorrei solo sapere, qualora si trovasse a leggere questo post e avesse voglia di rispondermi, cosa intende per "intellettuale" e se considera positivo o negativo l'aggettivo "eccentrico". Inoltre lo vorrei informare che la sua opera mi è stata segnalata da un "cugino di alto grado".

P.S. Ho scelto la foto perchè ... magari in un incontro estivo ne potremmo parlare.

sabato 15 gennaio 2022

Da Variante uno a Variante 16


Queste considerazioni in merito alla proposta Variante della Statale 16 Adriatica, scritte dal "concittadino" Francesco Paolo Spadaccini, mi sembrano assai appropriate.

 Non saprei dire esattamente da quando se ne discute, ma posso testimoniare che ho letto un documento di programmazione che contiene questo argomento e che portava la data del 2009;  firmato dal Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, e dal Presidente Regione Abruzzo, Gianni Chiodi. A sua volta il documento cita precedenti atti amministrativi risalenti al 2003 e 2006; questo del 2006 era stato presentato al Ministro Antonio Di Pietro.

Nessuno ha mai avuto dubbi sulla necessità di quest'opera; nessuno ha tirato in ballo questioni paesaggistiche, ferite all'ecosistema, problemi di espropri, attività agricole massacrate: tutti d'accordo a sostenere che ci serve. E fingiamo di non sapere che una strada è portatrice di molti sconvolgimenti, oppure lo sappiamo ma vogliamo credere che i vantaggi siano superiori agli svantaggi.

Prima di ogni altra considerazione, mettiamo bene in chiaro che il traffico tra Vasto e Vasto Marina non ha nulla a che spartire con il raddoppio: è una questione a sè stante.

La motivazione più ricorrente  è che il raddoppio della SS16 devierà buona parte del traffico che oggi intasa la tratta vastese. Quindi stiamo pensando di deviare un flusso in transito, non di accumulo. Cioè stiamo dicendo che buona parte dei veicoli che oggi ci assillano non si fermano da noi, ma vanno oltre, verso sud o viceversa, e che devono per forza passare da noi perchè non hanno alternative. E questa alternativa la offrirà proprio il raddoppio. E il traffico sulla autostrada come lo consideriamo? Facciamo finta che non esista?

Il traffico da Vasto marina a marina di San Salvo, non è traffico di transito, altrimenti proseguirebbe oltre questi due punti. E' invece traffico stanziale, locale, di sosta, casa e lavoro, passeggiata in spiaggia, pizza al fresco, casa al mare ... che non avrà nè motivo nè convenienza ad usare il raddoppio. Tornando all'idraulica è come l'acqua che si accumula in un serbatoio. Questo serbatoio è proprio l'area turistica, dalla Bagnante alla marina di San Salvo; il traffico è come una massa di pesci che sguazza in un acquario: si riduce per 10 mesi all'anno e si incrementa per il resto; ma l'acquario è sempre delle stesse dimensioni. E il perchè di queste dimensioni merita un discorso a parte.

Se assumiamo che il traffico verso Vasto sia VA e quello che prosegue oltre sia VB, allora il raddoppio fungerebbe da tangenziale, ma giustificabile solo nel caso che VB sia nettamente superiore a VA. Come dire che per 1 veicolo che entra in Vasto, almeno 3 o 4 veicoli/camion devino sul raddoppio. Pensate che questa sia l'attuale situazione? Esistono rilevamenti attendibili in tal senso? Io credo di no; ci saranno solo ipotesi e tutte a sostegno del raddoppio, ci si può scommettere. Il traffico verso sud o verso nord, ha già la sua autostrada e con un traffico direi esiguo se paragonato a tratti più a nord.

Per rendere verosimile questa esigenza di raddoppio, tra le altre storielle, si continua ad illudersi che avremo un futuro dove il traffico industriale e turistico esploderà? Queste erano le motivazione di 15,  20 anni fa; qualcuna si è avverata? Anzi, abbiamo una comunità che ostacola ogni nuovo insediamento industriale, motivando con la salvaguardia del nostro ecosistema eppoi finge di non sapere quale scempio comporta una strada proprio a quell'ecosistema che si pretende di difendere. Osservando le industrie nelle due aree, Punta Penna e San Salvo, vi sembrano esplose negli ultimi 15 anni? E il turismo, vi sembra raddoppiato nello stesso periodo? Notate che ci siano programmi dell'amministrazione che vanno in questa direzione? O, al contrario, movimenti di opinione che bloccano ogni nuovo insediamento?

Incremento del turismo. Ma qualcuno pensa quando parla? Per incrmentare le presenze occorre creare nuovi posti letto, quindi altri alberghi, case vacanza, parcheggi, aree di divertimento, strade interne; quindi altro traffico stanziale, altro traffico commerciale interno, altri orti e uliveti sbancati, ecc. ecc.  ... e l'acquario è sempre quello!!

Ma l'alternativa al raddoppio già c'è. Vediamolo.

Leggo che per il raddoppio si parla di circa 70 milioni, mentre per una uscita A14 a San Lorenzo (Vasto Ovest) ne basterebbero 10.

Realizzare un nuovo casello a Vasto Ovest, sarebbe la decisione più intelligente, più economica e meno invasiva, ed è la risposta al raddoppio che tanto cerchiamo.

La tangenziale di Milano, come quelle di altre grandi città, ha dei tratti gratuiti ed altri, per intervalli più lunghi, con pedaggio, proprio per smaltire traffico in città. Proviamo a fare dei calcoli.

Supponiamo che si faccia una convenzione con il gestore A14 riconoscendo 1 euro per ogni veicolo che entri a Vasto Nord ed esca a Vasto Ovest o Vasto Sud, e viceversa. Con quei 60 milioni risparmiati non facendo il raddoppio, potremmo far transitare gratuitamente 60 milioni di veicoli. E supponendo ne transitassero 10.000 al giorno, fanno 3.650.000 in un anno. Cioè quei 60 milioni pagherebbero il transito gratuito, Vasto Nord, Ovest, Sud e viceversa, a 10.000 veicoli per 16 anni. Sembrano calcoli empirici, e lo sono, ma sono quelli che si fanno quando si devono scegliere soluzioni ai problemi.

Tutto questo senza segare nessun albero o tagliare in due un orto. Questo è solo un esempio indicativo di quali possano essere le alternative alla realizzazione di una strada che comporta, da quello che si legge, addirittura una sopraelevata o un tunnel.

Ma se osserviamo bene, il traffico che tanto ci preoccupa è quello lungo il litorale dalla nostra  marina a quella di San Salvo. Aver costruito alberghi e residenze anche sul lato strada verso l'interno, oltre a raddoppiare il transito dei residenti, ha creato le tante occasioni di pericolo per gli attraversamenti. Se si fosse costruito solo sul lato mare avremmo avuto metà del traffico residente e nessun pericolo di attraversamento. Ma tant'è e dobbiamo prenderne atto.

Allora potremmo raddoppiare solo questo tratto, con un percorso che passi all'interno delle campagne e  oltre la linea delle costruzioni esistenti, riservando invece l'attuale percorso solo ai residenti e deviando sul raddoppio tutti gli altri, cioè tutti quelli che da Vasto, devono andare a San Salvo o Termoli, per lavoro o altro. Eppoi ci sono tutte quelle strade che usiamo poco perchè abitudinari con le più trafficate; con parte di quei milioni potremmo ristrutturarle e renderle vere e proprie alternative.

Concludo sostenendo che il raddoppio della SS16 è opera inutile e se si realizzasse sarebbe deserta. I fondi disponibili, ammesso che ci siano ancora dopo quanto sta succedendo alla nostra economia nazionale, , potrebbero essere diversamente e più proficuamente impiegati.

venerdì 9 luglio 2021

Le frane di Vasto


La città del Vasto ha subito sempre rovinose frane. Quella nella foto risale al 1942. 
Lasciatemi però dire che, metaforicamente, la frana più grave è quella politica che stiamo attraversando in questo periodo. 
Cari concittadini, la terra sotto i piedi ci manca già da tempo ma ora è il caso di stare molto attenti.

In merito alla foto, tratta dall'archivio Ciccarone, lascio al lettore il compito di riconoscere il luogo. E' molto facile ma in tanti non arriveranno a riconoscerlo. Magari guardando quella di sotto ...
 


venerdì 23 aprile 2021

Un discorso di Cazzo ... la

 “Io dico solennemente che trovo iniquo che una società vada in malora per far campare qualche anno in più uno come me e quelli della mia generazione”. A parlare è Giuliano Cazzola, ex deputato del Popolo della Libertà, professore universitario e attualmente esponente di +Europa, ospite di Giovanni Floris a DiMartedìsu La7. In studio si discuteva di aperture e di restrizioni per contenere la diffusione il contagio da Covid-19, quando Cazzola ha preso la parola, facendo calare un silenzio imbarazzato tra gli ospiti e il conduttore. “Diamo ai giovani un debito che non riusciranno ad affrontare”, ha provato a spiegare Cazzola. “Eh, vabbè, in cambio di vite umane”, ha tagliato corto Floris, che poi si è rivolto all’epidemiologa Stefania Salmaso: “”Non è che tutti i decessi riguardano persone di cui possiamo fare a meno”, ha detto, per poi aggiungere: “Sull’idea che possiamo fare a meno degli anziani per fare spazio ai giovani non mi pronuncio”.

martedì 20 aprile 2021

Ex asilo Carlo Della Penna: quel poco che nell’immediato possiamo fare.

 

 

Lasciamo da parte la polemica tra i partiti, cui siamo estranei, e portiamo invece l’attenzione a quel poco che nell’immediato possiamo fare. Chiediamo al Sindaco:

1)      faccia chiudere, se non l’ha già fatto, il tubo rotto (si veda il video realizzato nei giorni scorsi[1]) da cui scorre in continuo, da tempo imprecisabile, un getto d’acqua che finisce direttamente sul pavimento. Come qualcuno ha già scritto, a una stima prudenziale di 2 litri al minuto corrisponde (((2x60)x24)x365)=1.051.200 litri/anno;

2)      faccia realizzare una deviazione della condotta idrica che, portando l’acqua alla scuola Spataro, passa per l’area dell’asilo: così che dal tubo non fuoriesca altra acqua anche qualora, com’è da attendersi, esso venga rotto di nuovo;

3)      faccia chiudere il varco, aperto da mesi, da cui alcuni sconosciuti continuano ad entrare;

4)      faccia per quanto possibile bonificare e sgomberare dalle macerie, dalle erbacce e dai rifiuti l’interno dell’edificio;

5)      faccia dare un taglio alle erbacce del giardino esterno e rimuovere i rami rotti.

Il tutto con una certa urgenza. Ecco, ci sembra davvero il minimo, grazie.

 

Il Comitato cittadino per l’asilo Carlo Della Penna                                         

 

                                                                                                                          Vasto, il 19 aprile 2021



sabato 13 febbraio 2021

Dai trabocchi ai ristotrabocchi: una metamorfosi pericolosa per la Costa dei Trabocchi.


La metamorfosi alla quale siamo noi tutti abituati è quella che porta dal bruco, un essere non dotato di particolari doti estetiche, alla farfalla, che tutti apprezziamo per la particolare bellezza. Gli uomini pure, quando inseguono il vero ed il bello, sono capaci di creare dei capolavori indiscutibili, ma quando dichiarano di perseguire fini nobili ed invece agiscono per il tornaconto personale o di parte, creano mostri di indicibile bruttezza. Questo sta avvenendo nel corso degli ultimi anni alla Costa dei Trabocchi, grazie al discutibile operato della Provincia, con la bozza di regolamento della via verde, e della Regione, con le conseguenze della legge regionale del 10 giugno 2019, n. 7. Soffermiamoci su uno di questi esiti. La Regione Abruzzo ha sancito per legge che i trabocchi sono “edifici”, ma un edificio deve essere dichiarato “agibile” per essere utilizzato e l’agibilità si ottiene con un “certificato di collaudo”. Nessun tecnico potrà mai firmare in scienza e coscienza il certificato di collaudo per un trabocco, perché si tratta di una struttura costruita in maniera empirica e con materiali diversificati (ferro e legno), su basi instabili, tra l’altro sottoposti dall’acqua marina ad un processo di accelerazione del degrado, e soggetta alle sollecitazioni talora spaventose dei marosi. In teoria, quindi, i trabocchi sono “edifici” che non potrebbero essere utilizzati, visto che non possono essere “agibili”, in quanto non collaudabili.

Il fine della legislazione sugli edifici è quello di “tutelare la pubblica incolumità” e dobbiamo riflettere su questo concetto, perché oggi siamo sempre più portati a considera l’iter progettuale e costruttivo come un insieme di pratiche amministrative da produrre. Non è così e ce lo ricordano in ogni momento le tragedie che hanno sempre come causa la volontà di “profitto a tutti i costi” che sfida le leggi della natura, cioè della fisica.

È evidente che la legislazione regionale ha nel tempo svilito i trabocchi, definendoli beni culturali e paesaggistici nel 1994, mentre oggi negli atti ne parla e ne scrive come se di fatto fossero dei ristoranti, dotati di sala ampia fino a 160 mq calpestabili, di servizi (cucina, bagni e rispostigli) fino al 50 mq e capienza massima di sessanta persone, personale ed ospiti compresi. Chiamiamoli allora “ristotrabocchi”, per non confonderli con quelli che ancora sono i veri trabocchi. Ad ogni modo, anche se per i ristotrabocchi fosse riconosciuta una superficie ampia anche un quinto di quanto stabilito dalla legge regionale n. 7 del 2019, siamo ben al di là dei massimi dimensionali dei trabocchi tradizionali, quelli che hanno dato vita al marchio “Costa dei Trabocchi”. Non potrà più chiamarsi Costa dei Trabocchi quando, in un futuro molto vicino a noi, la maggior parte dei trabocchi sarà sostituita dai ristotrabocchi, che non sono, ripetiamo, trabocchi. È evidente che la messa in atto di questa metamorfosi, legittimata da una legislazione regionale che ha voluto favorire uno sparuto gruppetto di operatori della ristorazione, a svantaggio anche degli operatori della terraferma, ci lascerà un marchio svilito e  – cosa ancor più grave - un paesaggio del tutto degradato, incapace di rappresentare in modo genuino e verace il suo territorio di riferimento e di attirare l’attenzione dei viaggiatori. Insomma, una costa sempre più povera e degradata.

Vasto, 11 febbraio 2021

Italia Nostra del Vastese

ARCI – Vasto

Associazione civica Porta Nuova

Forum Civico Ecologista

Gruppo Fratino Vasto

WWF Zona Frentana e Costa Teatina

venerdì 22 gennaio 2021

Una lunga storia


Contro il reato di stampa, che da tempo si perpreta anche (e forse di più) nei media, non si trovano definitive soluzioni. Forse sarebbe il caso di riprendere il discorso dalle origini.

sabato 16 gennaio 2021

Democrazia


Se l'Assemblea condominiale approva un punto all'ordine del giorno che lede i diritti di un condomino e questo condomino è in minoranza, e pur facendo notare il danno subito viene "perculato" (ripetutamente) dall'Amministratore del condominio, come deve agire?
Applicate questa metafora allo Stato e fatemi sapere a quale conclusione siete arrivati.

sabato 12 dicembre 2020

Un piccolo (grande) sfogo.

Vogliamo dare l'immagine del pulito ma ... i panni sporchi si lavano in famiglia.

Quello che è successo oggi in Abruzzo è una barzelletta. Rewind, svegliamoci di nuovo e si vedrà che non è vero. Non può essere!

Un giorno ancora di "ROSSO", perchè? 

Un giorno prima o un giorno dopo cosa cambia? 

Le beghe politiche? Stronzi che non siete altro! (non riesco a trovare un termine più educato) Vedetevela tra di voi! 

Non riuscite ad immaginare il danno che avete fatto, con la scelta di riportare un giorno, ripeto "un giorno", l'Abruzzo in zona rossa? 

A chi giova? Che vantaggio si ottiene? Quello di dimostrare chi è più forte? E "stica!" non ce lo metti? 

Forse siamo un popolo di Fan, un popolo di tifosi, pronti ad attaccare la "fazione" avversaria? 

Sicuramente molti lo saranno ma la maggior parte della gente sta scoppiando, per la incapacità di questa classe dirigente, che dovrebbe essere in grado, se non di risolvere, almeno di limitare i danni che il POPOLO sta subendo. 

Basta con le improvvisazioni, basta con gli incompetenti, basta con la politica che non capisce i problemi e, soprattutto, per motivi di parte, li crea.

Avete pulito le vostre mutande con questa azione? Sappiate che lo sporco andrà al mare.

domenica 6 dicembre 2020

Consiglio a ...

 

Ho assistito, alcuni giorni addietro, ad un dibattito sul web a cui, tra gli altri, hanno partecipato il consigliere comunale Edmondo Laudazi e l'assessorA Paola Cianci. Non sto certo a dilungarmi sul contenuto del dibattito, che partito bene è finito come al solito in "simme e Napule paisà", ma su uno screzio tra i due "sopracitati".

Il consigliere, ad un certo punto della discussione ha usato il termine "stronzate", l'assessorA, che non aveva altri argomenti per confutare il discorso nel suo contenuto, ha approfittato di questo termine per spostare la discussione sulla "maleducazione", stoppando così Laudazi e attirando l'attenzione degli ascoltatori. Naturalmente quelli di parte hanno sicuramente usato la dicitura: "la Cianci ha asfaltato Laudazi" e , dal punto di vista della comunicazione probabilmente è così.

L'ing. Edmondo Laudazi, persona troppo educata, proprio per la sua educazione ha fatto un passo indietro rendendosi conto che sarebbe stato meglio non utilizzare quel termine.
Ecco l'errore! Una conscia ammissione di "colpa". 
L'avvocatA Paola Cianci invece ha approfittato del suo modus lavorandi e si è attaccata al termine distraendo l'ascoltatore creando bagarre e spostando l'attenzione di questo su un argomento vuoto e spicciolo che però era di facile presa.

Un Vittorio Sgarbi (docet) avrebbe approfittato del richiamo accusatorio della Cianci la quale sarebbe stata polverizzata, non avendo argomenti da contrapporre se non quello (opportunista) del turpiloquio, rispetto a quello (concreto) sul quale si stava discutendo.

La prossima volta l'Ing. Laudazi dovrebbe utilizzare un linguaggio consono alla sua educazione. Se il Signor Edmondo, malauguratamente, dovesse utilizzare un linguaggio "alternativo", ben sapendo che questo è ormai di uso comune e non più solo del "volgo", ha l'obbligo di continuare il discorso, rispondendo all'interlocutore di turno: "questo è il linguaggio che vi meritate".

martedì 29 settembre 2020

E pensare che ...


Un interessante reportage del 1969. Si prevedeva la catastrofe dieci anni più tardi, nel 1979. E' passato tanto tempo da allora ma il problema non è certo risolto.





 

mercoledì 23 settembre 2020

Quanti progetti andati in fumo ...

 


... e domani i maggiori colpevoli di tanti errori "offriranno" ai cittadini una conferenza stampa congiunta.

Ho preso questa immagine che non c'entra nulla con la "conferenza" programmata per domani ale 11.00 nel "solito" Bar, solo per farvi pensare che esistono tante idee, non solo le loro. 

sabato 27 giugno 2020

Rom caffè, Radio CGE e Farmacia Savelli

Ieri sera, mentre degustavo una buona pizza sul lungolare a "San Salvo", ho visto passare una enorme macchina puliscispiaggia. Mi sono ricordato di quando ero bambino e, all'alba, nella casetta dei nonni alla Marina, venivo svegliato dal "clo clo clo", il rumore caratteristico di quel tipo di attrezzatura.
Tanti anni dopo ho rivisto quella macchia "buttata" dietro i capannoni che il "Comune" tiene in via San Leonardo. All'epoca mi dissero che anni prima si era guastata e non avevano trovato i soldi per ripararla e quindi l'avevano destinata alla demolizione.
Ieri a San Salvo ho riascoltato quel "clo clo clo" e oggi in spiaggia alla Marina ho fatto caso al modo in cui la sabbia viene "curata". Uno scempio. Per decenza non pubblico foto (almeno per ora).
Pubblico invece una cartolina del centro di Vasto quando questa poteva vantare il titolo di Città e guardava al futuro.

La chiesa, il palazzo e il monumento ai caduti. Il Bar, il negozio e la farmacia. Tutto come un qualsiasi "paesotto" direte voi. Io dico che Vasto aveva molto di più. Aveva l'idea di futuro. Basterebbe leggere i pieghevoli pubblicitari inerenti la stagione balneare di "quei tempi" per accorgersi della differenza tra Vasto e un paesotto. 
Ora però da qualche anno la situazione si è ribaltata. Vasto ha "superato" il futuro ed è precipitata in una regressione profonda. In principio fu il centro storico, martoriato e abbandonato. Piani regolatori scriteriati che non hanno tenuto conto di alcuna norma di pianificazione territoriale se non quella di "arricchire" analfabeti che con la scusa di avere un diploma, qualche appartamento e un po' di denaro gelosamente custodito (investire è una parola che non esiste se non arrivano soldi pubblici) hanno preso il timone e guidato Vasto verso lo sprofondo.
E si lamentano pure! Non si rendono conto che il guaio lo hanno generato loro per mancanza di cultura.

Io ho il diploma! Io ho la Laurea! ... non hanno capito che l'istruzione e la cultura sono cose diverse. L'istruzione, se ben utilizzata, è un mezzo per raggiungere la cultura ma non è la Cultura. Una cittadinanza colta non avrebbe ridotto la Città in queste condizioni. Gli ultimi sussulti di crescita si sono sentiti alla fine degli anni Settanta, quando ancora gente di Cultura c'era, dopo di che il nulla. 
Non entro nei dettagli e non torno nemmeno a parlare della spiaggia, tanto la potete osservare da soli.

Rom Caffè, Radio CGE e Farmacia Savelli. Aggiungete o togliete voi, a vostra discrezione. Giudicate. Cosa è cambiato (in meglio o in peggio) dall'epoca di questa cartolina?

martedì 5 maggio 2020

Dialogo su ... Punta d'Erce


Sul web, in tempi di coronavirus, "modernamente" chiamato Covid 19, qualcuno invita gli amministratori della "Città del Vasto" a "salvaguardare" (la riserva naturale di) Punta d'Erce, ormai istituzionalmente chiamata riserva di punta Aderci.
"Provvediamo a installare servizi igienici, provvediamo a collocare servizi di ristoro" qualcuno va chiedendo.

La domanda è: ma se è una riserva, può essere trattata come un qualsiasi spazio ad uso commerciale? 
Qualcuno mi ha già detto che la gestione dell'area "protetta" ha dei costi e quindi essa deve generare introiti. Io la vedo diversamente ... molto diversamente.

Il luogo che Vasto ha, assieme a tanti altri, la fortuna di possedere, prima della riserva si chiamava d'Erce. Erce deriverebbe da Eracle (uso il condizionale poichè qualche storico potrebbe contestarmi). Eracle, per i latini Ercole, è un semidio che è passato alla storia per la sua immensa forsa, le sue famose 12 fatiche e anche perchè era a volte rappresentato come grasso e ubriaco. Vogliamo dedicare le nostre attenzioni a questo ultimo punto di vista?

 ... a già! Adesso è Aderci, che non c'entra nulla con la mitologia.

Ma che significa "Aderci"? 

mercoledì 15 aprile 2020

Da maggio tutti ... alla villa comunale.


Coronavirus. Tutti a porsi domande sul perchè e sul "percome". Tutti a chiedersi chi ha ragione o chi ha torto. Tutti a chiedersi chi ha sbagliato e di chi è la colpa. Come se ci fosse realmente qualcuno capace di dare una risposta a queste domande. Abituati come siamo ad essere "di parte", nessuno potrà darci un  "responso certo" accettato da noi come vero.
Di certo io mi "concedo" delle risposte ma ... ve le scriverò in altre occasioni, perchè devo ancora fare tante "verifiche". 
La mia situazione è particolare: fino a febbraio ero l'eterno ragazzino mentre ora sono un "vecchiarello" inserito nella "categoria a rischio".
Io spero solo che, quando tutto questo finirà, non ci troveremo tutti alla "villa comunale" nelle modalità "intuibili" da questa foto.

lunedì 9 marzo 2020

Il rispetto delle regole


Tutti a debita distanza l'uno dall'altro. I consigli sui comportamenti da tenere in merito al "problema" Coronavirus in piazza Rossetti sono ampiamente rispettati. Un grande esempio per tutti.
In attesa di novità e di "cantieri" cerchiamo di vivere al meglio queste giornate.

lunedì 30 dicembre 2019

Lo dico da anni ...



L’acqua a Vasto si spreca ed i Vastesi rimangono senz’acqua.
Considerazioni a latere della penuria d’acqua di questi giorni e della mostra “Questo Magnifico Monumento”

L’acqua a Vasto si spreca ed i Vastesi rimangono senz’acqua: non si tratta di un apparente paradosso, ma di una reale, concreta, amara verità. Sui media sociali in questi giorni si sono scatenate accese polemiche, col condimento di improperi e maledizioni, che sono talora andate ben oltre la decenza: molti residenti nel Chietino e nel Vastese hanno cominciato ad assaporare l’importanza dell’acqua e forse hanno persino pensato che non bisogna assolutamente sprecarla, salvo poi perdere tale consapevolezza un attimo dopo che il problema è stato risolto.
La visita alla mostra sull’Acquedotto delle Luci, che rimarrà aperta a Vasto, nella sala Mattioli fino al 31 dicembre, fa capire in maniera inequivocabile che di acqua a Vasto se ne spreca tantissima: si tratta di quell’acqua che in svariati punti si disperde nel sottosuolo lungo il percorso della condotta antica, tra l’altro contribuendo in maniera sensibile al dissesto idrogeologico: questa, però, è un’altra questione, come un’altra questione è quella delle innumerevoli fontane colpevolmente dismesse nel territorio.
L’acqua trasportata da “Questo Magnifico Monumento” (è il titolo della mostra) ha garantito il soddisfacimento delle esigenze alimentari ed igieniche di oltre 12.000 Vastesi fino alla fine degli anni venti del secolo scorso. Certo, il consumo pro-capite di oggi è notevolmente superiore a quello di cento anni fa, ma si tratta comunque di una quantità enorme di acqua che va dispersa, mentre potrebbe essere utilizzata per innaffiare le piante delle aree verdi, creare uno stagno degno di tal nome nella villa comunale, pulire le strade, riempire le autobotti dei vigili del fuoco, ecc… In questo modo si eviterebbe di sottrarre una grande quantità d’acqua potabile, che rimarrebbe nelle condotte a disposizione delle esigenze meramente igieniche ed alimentari dei cittadini.
Si tratta di operazioni fattibili in maniera immediata e senza costi aggiuntivi, visto che gli sbarramenti per accumulare l’acqua da tirar fuori con le pompe ci sono ancora: queste piccole dighe sono state infatti utilizzate fino a qualche decennio fa per svolgere tali funzioni e si è smesso di usarle perché di acqua nella rete idrica all’epoca ce n’era in abbondanza. Oggi, purtroppo, non è più così, sia per l’aumento del numero degli utenti e del consumo pro-capite sia per le enormi perdite delle condotte lungo tutto il percorso (senza contare gli abusivi).
Non si può non condividere, come indelebile macchia d’infamia per tutti coloro che negli anni si sono succeduti alla guida politica della SASI, quanto scritto da Nicola D’Adamo, presidente dell’Associazione Vastese della Stampa: “POLITICI, SE NON SIETE CAPACI DI TROVARE UNA SOLUZIONE, DIMETTETEVI TUTTI!”, ammesso che essi vogliano trovare una soluzione.
Un tempo l’assenza di istruzione era l’arma più forte nelle mani del potere, ma a questa oggi si è affiancata un’arma ancora più forte: l’eterna emergenza, vera sostanza della politica nostrana nel secondo dopoguerra.

Come associazione Italia Nostra si è sempre battuta contro questo stato di cose, che genera illegalità e degenerazione civile, alle quali purtroppo molti si sono assuefatti con colpevole rassegnazione.