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mercoledì 16 novembre 2022

Ninnì

 


Una piccola cameretta con accesso da Corso Plebiscito tinteggiata di un vago colore verdino. Una mensola con un barattolo contenente due enormi granchi, che da noi si chiamano pelosi, sotto spirito. Di fianco a questo barattolo c’erano una cornice con la foto e l’autografo di Gianni Rivera e, attaccato al muro, lo stemma del Milan. Queste furono le cose che notai, entrando per la prima volta nella bottega di un barbiere. Fino a quel giorno il barbiere veniva a casa mia. Era un tipo dai capelli rossi che mi metteva seduto su una seggiolina posta su un tavolo e, mentre mi tagliava i capelli, mi raccontava le favole.

Finalmente mia madre ritenne che ormai fossi cresciuto abbastanza da recarmi io dal barbiere e zio Paolo si offrì di accompagnarmi. Per giungere da “lui” da Corso Garibaldi, si scendevano le scalette di “Cicilelle” e, attraversato vico storto del passero, si salivano quelle di Angiolina. Giunti in una piazzetta, attraverso un vicoletto stretto, si usciva su corso Plebiscito. A sinistra “Lu Furnarille”, di fronte il maestoso palazzo Ciccarone, a destra la barberia. Fuori da questa era sempre parcheggiata una “moto a Volkswagen”, cosi detta perché aveva il parafango anteriore che copriva la ruota fino alla metà di questa. Era la moto del barbiere.

Le chiacchiere ad alta voce sulla Pro Vasto, sul campionato di calcio, sulla passatella al bar Nord o nelle varie cantine della zona, assieme ad altre amenità, facevano rimbombare il piccolo ambiente. A lavorare erano in tre: il titolare, il padre del titolare e Fernando, il ragazzo di bottega. Dopo breve attesa mi sedettero su un cavalluccio di metallo argentato con la seduta di similpelle verdone e mi avvolsero in una tovaglia che mi lasciava libera solo la testa.

“Alla Umberto?” Chiese il padre del titolare a mio zio. “Certo, alla Umberto, e faglieli bene altrimenti chi la vuole sentire sua madre!”. Cominciai a sentire il movimento e il tocco di forbici e pettine ma soprattutto lo “gnikgnic” della macchietta sul collo, dietro le orecchie e sulle basette. Questa sensazione ormai non si prova più giacché quella macchinetta è stata sostituita da altra elettrica che emette un rumore assai diverso. Sono cambiati anche i rasoi e nemmeno si usa più quella fascia di cuoio appesa al muro da cui scaturiva quel veloce “ciaff ciaf” mentre il barbiere affilava il rasoio su di essa.

In quella stanzetta per la prima volta il rasoio passò sulla mia faccia.

“Dai tagliagli quei brutti peli sotto il naso” disse un giorno mio zio al “barbiere” e quest’ultimo mi chiese: “sei sicuro? Poi dovrai raderti sempre!”. Io mi sentii grande e acconsentii. Mi viene da sorridere perché ancora adesso mi taglio di rado la barba.

Il tempo passava, l’amministrazione comunale di allora decise di allargare il vicoletto che conduceva a Piazzetta d’Amante a scapito della Bottega del Barbiere che fu abbattuta. Il barbiere si trasferì in via Crispi, poco più sopra del negozio di zia “trisina a fore la porte”, verso il Belvedere Romani. Qui il Salone, finalmente si poteva chiamare così, era luminoso e ben arredato. Sul fondo spiccava un riquadro realizzato con carta da parati che riproduceva geroglifici egizi e davanti a questo un “moderno” divanetto rosso. Poltroncine nuove, attrezzature nuove, non ho memoria se ci fosse ancora la sedia a cavalluccio, già da allora era un ricordo, ma c’era ancora l’angolino dedicato ai Pelosi e al Milan. Non c’erano più i pacchi di schedine del Totocalcio, che si usavano nella vecchia bottega per pulire i rasoi dalla schiuma da barba. Tutto più moderno, tutto più funzionale.

“Tradii” quel luogo per colpa di un torneo di calcio: il famoso trofeo barbieri. Il mio salone non partecipava ed io per entrare in una squadra fui “costretto” a farmi “servire” in un altro salone. Ricordo ancora Fernando che sugli spalti, vedendomi, indicava al suo “principale”, rigorosamente in dialetto: “Elle vì addò stà, elle vì! Joche 'nghi la squadre di LT”.

Partii per l’università e quando tornavo frequentavo gli “acconciatori” (all’epoca cominciavano a chiamarsi così) dove capitava.  

Tornai in quel salone, che nel frattempo si era ancora trasferito, questa volta di fianco a “Portanova”, per accompagnare mio zio ormai molto malato. Lui si che non aveva mai tradito quel suo amico barbiere, quel suo unico “vero” amico si chiamava Ninnì.

Chiedo scusa a chi mi rimprovererà di aver raccontato una mia storia invece di quella Ninnì, ma lui assieme a mio zio sono un pezzo del mio cuore e come si fa a staccare un pezzo di cuore senza esserne protagonista?

 


(La foto è di repertorio, scaricata da internet)

lunedì 31 ottobre 2022

Il ricordo di chi non c'è più


 La Signorina Ester Stella, parafrasando la vecchia battuta, non trova il suo nome tra i defunti.

E' una vecchia foto, dovrei dire vintage o, meglio ancora, antica. Da quando ha chiuso il suo negozio in Corso De Parma non ho più avuto sue notizie ma continuo a conservare questa foto perchè della Signorina ho un ricordo incancellabile: è stato l'ultimo baluardo di quella Vasto denominata l'Atene degli Abruzzi.

In questi giorni in cui in tanti si recano al cimitero, anch'io lo faccio (ognuno ll'adda fa' chesta crianza, ognuno adda tené chistu penziero) ma non solo per adornare di fiori il loculo marmoreo dei parenti e aimè di tanti amici e conoscenti.

Ci vado a rivedere anche le tombe dei "Signori" che, pensando di fare cose buone, hanno dedicato la loro vita alla grandezza della Città del Vasto. 

Dovrei farne l'elenco ma cosa servirebbe? 

Non sento rumori di chi si rivolta nella tomba forse perchè anche "Loro" hanno perso la speranza "ultima Dea"  e si sono tristemente rilassati nel sonno eterno, accettando ... la sconfitta.


giovedì 17 febbraio 2022

venerdì 14 agosto 2020

Michele Della Penna


Caro Mike, sono venuto fino a casa tua perchè ero incredulo ma purtroppo ho avuto la conferma.
Per abbattere le rocce, ci vuole la dinamite e per te ce n'è voluta tanta. 
Ieri mattina c'eravamo salutati e scambiato i soliti sorrisi anche se il tuo sguardo mi era sembrato strano. Tanto strano che quando ho saputo dell'ambulanza in Via Santa Maria mi sono preoccupato. Non pensavo però che si arrivasse a tanto. 
Quando incontrerai "Cenzino", mi raccomando, seri e composti come sempre, anche se mio zio Paolo vi sfotterà come sempre. Magari mettiti a cantare una canzone di Gino Paoli.

Un solo grido: "Forza Vasto, forza Biancorossi".


 

giovedì 25 luglio 2019

Don Stellerino


Mi sapevi ascoltare e ti sapevi far ascoltare. Facevi quasi sempre di testa tua ma comunque ... ci siamo "divertiti". Le parole le lasciamo agli altri.

Ciao Don 

mercoledì 2 gennaio 2019

Nicola Lattanzio


Per i tuoi calci ancora mi fanno male le caviglie che Mister "Ciacigno" ti diceva di colpire, quando ci divertivamo sul campo dell'Aragona con gli allievi della Pro Vasto. 

Pensa da quanto tempo ci conoscevamo!

... e degli sfottò tra noi del Paradise e voi del Daymon? E degli sguardi complici che ci scambiavamo ogni volta che passava una bella ragazza? E dei commenti? Ricordi?

Da qualche tempo ti vedevo "rabbuiato" ma non immaginavo il motivo. Mi dispiace che sono venuto a sapere della "notizia" solo da Facebook. Magari, se lo avessi saputo, qualche altra risata ce la potevamo fare visto che spesso scherzavamo anche sul cimitero ... e sulla morte.

lunedì 1 ottobre 2018

Cenzino Mileno

Carissimo Cenzino, quando vi ritroverete da quella parte, ricordatevi di tutto quello che avete fatto e di come vi siete divertiti.

Un solo grido: FORZA VASTO

lunedì 17 settembre 2018

Edoardo il Grande


... dai usciamo! Andiamo a mangiare un brodetto. Ma è quasi mezzanotte dove andiamo? Non ti preoccupare sono a Chieti ma sto arrivando.

E io avevo paura di andare in macchina con lui. Avevo paura, specialmente quando frenava col piede sinistro. 

Sai ho fatto una modifica al ... senti come va.

Ma poi si finiva sempre a mangiare e a ricordare del "suo" passato del quale io non facevo parte. Telefonava in piena notte ai suoi amici, Renzo (Arbore), Minnie (Minoprio), Massimo (Catalano) ...

Siamo abituati così. Abbiamo vissuto anche e soprattutto la notte. 

Ora che "Diddi" è partito non mi è consentito essere triste. Non sono andato a Chieti. Magari qualcuno mi aspettava. Non lui. Lui verrà spesso a trovarmi, all'improvviso, come sempre.

lunedì 16 luglio 2018

Salvatore Martella


Ci ho messo un po' di tempo per trovare la "voglia" di parlare della tua ultima "azione". La più eclatante. 

Partiamo dalla fine: un gabbiano che durante il tuo funerale volava su noi che, sudati, ascoltavamo le sempre più inutili parole di "conforto" e ci scambiavamo gli ancora più inutili pensieri sull'accaduto. Ho rincorso il gabbiano durante tutta la funzione. All'inizio, quando il feretro è arrivato, era sul timpano della chiesa; solo io e mio fratello lo abbiamo notato. Ho provato a fotografarlo ma è volato via. Io l'ho inseguito e l'ho "ritratto" in varie pose. Sembrava volesse scherzare con me. Sembrava mi sorridesse. Mi guardava e ...

Ma devo parlare di te mica del gabbiano!

Caro Salvatore, secondo me, niente e nessuno è più libero di un gabbiano e tu eri come un gabbiano. Ti sentivi libero di "voler" fare quello che volevi ma a differenza del gabbiano tu volevi "esistere". Al gabbiano non interessa alcuna considerazione a te invece interessava e tanto, solo che nessuno lo ha mai capito. Questa è la "sfortuna" di chi è sempre sorridente. 

Vasto è una città baciata da Dio, rigogliosa e solare, di cui essere fieri. Vorrei essere entusiasta anche della sua gente ma purtroppo non è così. 
Un mio amico forestiero mi ha chiesto: "perché se a Vasto chiedi notizie di qualcuno, ti senti  sempre rispondere che è un imbecille, che è spilorcio, che ha difetti eccetera? Mai un complimento e se questo arriva è velato un senso di invidia". Non gli ho saputo rispondere - forse perché anche io penso di essere (diventato) come i nostri concittadini - Tu che ogni tanto "scappavi" da Vasto, lo avresti saputo fare? Tu che ritornavi sempre, anche da luoghi certamente più interessanti, avresti trovato la spiegazione?
Devo credere che, dopo la tua ultima scelta, quella di partire "definitivamente" per il luogo da cui non si torna, non gli avresti saputo dare una risposta.
Spero sinceramente e con tutto il cuore che ci sia tanta gente che possa rimproverarti per il gesto che hai compiuto, sperano siano tantissimi a dire che hai sbagliato, perché io invece ti do ragione. Mi viene da pensare tragicamente, e mi rimprovero da solo, che hai fatto bene. Il mondo che ti circondava non ti capiva.
Spero che siano in pochi a leggere queste mie righe. Spero altresì che di questi pochi siano in tanti a comprendere il senso di quello che dico.

Alla fine della funzione il gabbiano, tornato sul timpano della chiesa, ha "cantato" coprendo le voci del coro che "recitava" l'ultimo salmo. Ho sentito una signora dire: "sarà un segno?". No. Perché un segno! La spiegazione è semplice: quel gabbiano "finalmente" eri tu.




sabato 26 maggio 2018

Don Felice


Oggi si spenderanno parole per commemorare Don Felice Piccirilli nel cinquantesimo anniversario della sua "morte".
Io non mi aggiungo al coro. Lo saluto come allora si usava: "CRISTO REGNI".






mercoledì 15 novembre 2017

Elio e Mariangela


E pensare che avevi i capelli oltre che una belle "testa". In questa foto con mia cugina Marina mostri la medaglia progettata a scuola ma per chi ti conosce la cosa che si nota di più è la capigliatura.

Come è strana la vita: Studiare per essere un "creativo" e poi fare tutt'altro.

...  mi sembrerà strano non incontrarvi più. Tu, sempre molto gentile, e Mariangela, ironica e spiritosa, eravate diventati un simpatico appuntamento specialmente nel periodo natalizio. 

giovedì 21 settembre 2017

Nicola Zappetti


Il primo ottobre 1961, primo giorno di scuola della prima elementare. Ero emozionato. Ero spaesato.
Un bambino fisicamente molto più grande di me sfoderò un ampio sorriso e disse alla maestra: "ci penso io". Mi prese a cavalluccio e mi presentò ai nuovi compagni. Mi trovai subito a mio agio in quella classe di "vivaci" ragazzini.

Ricordo ancora in maniera indelebile quel giorno. Grazie ancora "Zappone".

Oggi ho letto la notizia e sono molto dispiaciuto. Dopo Tonino (Cinquina) anche tu sei andato via.

martedì 5 settembre 2017

Gastone Moschin


Troppo facile ricordarsi di lui per il film: Amici miei. Troppo facile dire: "vorrei anch'io arrivare a 88 anni come lui". 
Io invece lo ricordo per il suo ruolo (memorabile) di Jean Valjean nello sceneggiato televisivo: I Miserabili. 
Avevo 9 anni e mi appassionai al personaggio di Victor Hugo che probabilmente senza di lui non avrei mai conosciuto e apprezzato.
Anche io vorrei arrivare a 88 anni sapendo che qualcuno grazie a me si è appassionato a  .....

sabato 20 maggio 2017

Ennio Palucci



Strano. 
Questa notte stavo sognando che il Preside Palucci mi chiedeva dove si prendeva la corriera per Parigi. Io, dicendogli che ero appena stato in quel luogo, lo accompagnavo alla fermata e attendevo con lui l'arrivo del bus. Il Preside mi offriva un pezzo di pizza al pomodoro e mi diceva: "prendi quello più croccante". Questa pizza mi si frantumava in mano. Vicino alla fermata c'era un bar con tante pizze a disposizione ed erano gratuite, tuttavia quella di Ennio era molto più invitante. Mentre arrivava un pullman rosso e bianco mi sono svegliato con, addirittura, la sensazione di avere delle briciole di pizza in mano.

Appena acceso "Internet" la notizia: Ennio Palucci non c'è più.

Non è stato mio preside. Ci siamo conosciuti in occasione dell'organizzazione del primo Toson d'Oro, quando lui era Presidente del Comitato. Mi ha insegnato tanto con il suo comportamento e soprattutto con il suo "senso dell'onore".

sabato 22 aprile 2017

Michele Scarponi


Spero che ci siano miss ad accoglierti in Paradiso. Tu che ....

Aquila! Speravo di applaudirti a Vasto durante il passaggio del Giro e invece no. Ci mancherà il tuo sorriso dopo la "sofferenza".

giovedì 23 marzo 2017

Ci hanno lasciato



Sono questi i giorni in cui mi accorgo che il tempo passa. Oggi sono venuti a mancare Mago Zurlì (Cino Tortorella) che ha accompagnato la mia fanciullezza e Tomas Milian che ha accompagnato la mia adolescenza.