giovedì 15 agosto 2013

Pe' Sanda Maré ....

Nu bèlle piatte di maccariune, 
'na pellastre aripiane nghe le mennelucce
patane a 'ràste e 'nzalate p'accumpagne, 
ddu precheuche gélle amezz' a lu vine
 e na fella di citrone jacciate.

Nu bicchiricce di rusolie pe dilliggerè.

Dapù 'na sbambatelle
e si ne jiute piure Sanda Maré.



(Scrivere in dialetto è molto difficile. Spero gradiate lo stesso)

mercoledì 14 agosto 2013

Un "Murolo" commovente



In una tela di Nicola Palizzi esposta al Piccolo circolo garibaldino
Quella veduta di Vasto ritrovata
di Luigi Murolo

Un affocato meriggio estivo del 1853. La cinta urbica che riluce verso l’occaso e le ombre lunghe proiettate verso l’oriente suggeriscono il senso di un giorno ormai declinante. Il ritorno a cavallo del signore e della signora dalla passeggiata al casino di campagna, la teoria dei domestici a piedi che li accompagna con la governante che introduce al piccolo corteo, due contadine andiniere (con il significato di “aprifila”), un gruppo di codacchieri (con il valore semantico di “serrafila”) animano il paesaggio umano disposto lungo il perimetro in muratura di villa Genova. La moltitudine dislocata lungo la vianova del Largo del Castello che rientra nella città ormai priva della Porta urbana segna in modo inequivocabile la prossimità dell’ormai avvolgente sera. Sullo sfondo della tela, la skyline del mare congrega su di sé le tante coppie di barche a paro (appaiate) – le cosiddette paranze – che attendono solo il rientro nella proda per il riposo dei paroni e dei pescatori. Sulla destra dell’olio, in campo lunghissimo, un prete capitolare discute con un popolano (lontana eco tematica, forse, degli acquerelli realizzati da Gioacchino Vassetta nel 1807 per la cosiddetta Platea Tambelli, un cabreo dell’omonima famiglia baronale). Quasi non bastasse, in una lontananza ancora più remota, donne di città danno mangime a galline che razzolano sul prato. Che cosa dire, poi, dei due soggetti allocati sul rivellino esterno di Torre Bacchetta? (ma più che di torre, dovremmo parlare di torri appaiate. Mai vista un’immagine di questo tipo, tra l’altro non registrata nelle due antiche piante conosciute della città). E dell’ombra che, a mo’ di shifter didattico, segnala  l’avvenuta apertura dell’ingresso al largo di S. Chiara ricavato dallo sfondamento della cinta muraria? Per la verità, le informazioni in nostro possesso non consentono di discutere su tali argomenti. Mi sono limitato a svolgere solo alcune considerazioni en passant sulla Veduta di Vasto, opera che Nicola Palizzi realizza a 33 anni (essendo nato nel 1820), per la prima volta esposta in città in questi giorni presso il Piccolo Circolo Garibaldino, grazie all’interessamento di Paolo D’Adamo e alla disponibilità del suo attuale proprietario, Stefano D’Adamo.
Certo, di fronte a quest’opera vien subito dato di pensare all’altra di Nicola Palizzi sempre del 1853 dal titolo Chiesa di S. Giuseppe a Vasto (donata alla Pinacoteca Civica di Vasto nel 1957 da Giovanni Castelli, ma oggi di fatto irreperibile). Purtroppo di quella conosciamo solo una fotografia in B/N e, dunque, non comparabile con l’originale di cui qui si parla. Si può solo osservare che il 1853 è un anno che vede la presenza di Nicola in città. Non solo. Ma che il dipinto sull’attuale concattedrale di S. Giuseppe definisce lo stato del tempio prima dell’avvio dei lavori (con atto di notar Vincenzo Marchesani del 21 aprile 1853) che avrebbero incorporato la Cappella della Confraternita della Carità e della morte nel contesto della nuova struttura architettonica. Ignoro le ragioni della committenza di questi due olii (sempre che vi siano stati committenti. A ogni buon conto, risulta difficile poter pensare il contrario, non foss’altro perché le pitture sono due – come già detto, realizzate sempre nello stesso periodo – e, dunque, possibili elementi di un discorso più ampio sulla figurazione della città). Fino a quel momento, l’unica rappresentazione cògnita di Vasto – escludendo quella icnografica “a volo d’uccello” del 1793 e quelle di altri eventuali cabrei – risulta il dipinto di Filippo Molino litografato per «Il Poliorama pittoresco» riusato dal futuro arcidiacono Giacomo Tommasi nella Pianta di Vasto da lui stesso ridotta in scala e litografata per accompagnare la Storia di Vasto (1838-1841) del cugino Luigi Marchesani. E qui, di scorcio, va ricordato che, a differenza di Molino (che pone il punto focale nell’incantato giardino con dama di Villa Genova), Nicola Palizzi coglie l’angolo visuale proprio dal casino di campagna del dr. Luigi Marchesani all’Aragona. Va da sé che, in tale ambito, viene da escludere ogni riferimento alla Veduta di Vasto di Gabriele Smargiassi, oggi conservata presso la Pinacoteca Civica della città. La piccola tela, infatti, veniva forse realizzata a Londra nel 1831, «a memoria» (o sarebbe meglio dire, su precedenti schizzi), e non de visu, dall’ artista durante una pausa inglese nel suo lungo soggiorno parigino (1827-1837) per farne omaggio a Gabriele Rossetti, l’illustre conterraneo esule nella capitale britannica. L’olio rimaneva custodito da William Michael Rossetti e dai suoi eredi fino al 1926, anno in cui Olivia Rossetti Agresti se ne sarebbe privato per donarlo al comune natale del nonno. Dunque, Nicola Palizzi non aveva avuto in nessun caso la possibilità di vederlo, anche perché solo nel 1856 il pittore si sarebbe recato a Parigi presso il fratello Giuseppe. Come si può notare, l’archetipo smargiassiano risulta sostanzialmente estraneo alla costruzione iconologica della forma urbis. L’unica traditio restituibile è quella che vede la sequenza Filippo Molino (1837), Nicola Palizzi (1853), Elia di Giacomo Leone (1860). Ora, a proposito della tela di Smargiassi, torna utile soffermarsi su di un fatto. La Rossetti Agresti la cede mentre comincia a intrattenere rapporti amicali e epistolari con Ezra Pound, il grande autore dei Cantos che suggeriva ancora una volta l’interpretazione esoterica di Dante (sull’argomento cfr. D. Tryphonopoulos, Pound e l’occulto. Le radici esoteriche dei Cantos, Roma, Edizioni Mediterranee, 1998). Così, se da un lato la Rossetti Agresti con la cessione dell’ultima traccia del nonno presente nella sua casa spezzava fisicamente i legami con l’opera di Gabriele, dall’altro dava avvio a un nuovo percorso ermeneutico che tornava a rileggere sempre nella stessa chiave l’inattingibile mysterium della Comedìa.
Comedìa, si diceva. Ma nel caso del dipinto di Nicola Palizzi, non divina, ma umana. Nei fatti, la comedìa umana di una città del Regno delle Due Sicilie in una giornata qualsiasi di una torrida estate; la contaminatio, in un’unica tela, dei diversi rapporti antropologico-sociali tra gli abitanti, suoi concittadini. Nulla di più. Ma anche nulla di meno. E pare poco?  E allora, di che cosa aveva bisogno l’artista per dare profondità alla rappresentazione? Di una quinta scenica, evidentemente; di una direttrice spaziale. Ecco allora la scoperta della cinta muraria di Villa Genova. Un paramento di fabbrica che, proprio per il fatto che, «dell’ultimo orizzonte il guardo esclude», era in grado di indirizzare e accompagnare l’occhio dell’osservatore verso il cuore della città. Ma che strano; davvero singolare l’avventura di quel muro (che, grazie a quest’olio, per la prima volta conosciamo nella sua interezza)! Un decennio, più tardi – sempre in un’afosa giornata d’estate – sarebbe stato oggetto della fucilazione di un gruppo di briganti, le cui grida strazianti e dolenti avrebbero turbato per molti anni la coscienza dei cittadini. Con un passaggio importante e significativo nella storia della sua breve aura: l’avvertito movimento dalla «quiete» palizziana alla «fatal quïete» risorgimentale che avrebbe per sempre infranto la serenità del luogo.

Devo a questo quadro il ritorno al fondo dell’attuale via Guglielmo Pepe per ritrovare in qualche modo il senso di quel fascino perduto. Speravo di rinvenire un frammento di quel muro: l’ho rinvenuto. Ma con un risultato carico di grande malinconia: che in quel sito non si respirava più alcun genius loci, ma la polvere residua della sola pietra muta.

Finalmente Ferragosto!


martedì 13 agosto 2013

Dramma di Ferragosto

Nelle campagne di Vasto è stata rinvenuta cadavere una talpa. 
Dopo indagini in loco e accertamenti in tutta la zona si ritiene di avere la certezza sull'autore del "talpicidio". Mentre le formiche provvedevano ad una accurata autopsia, in attesa di vespe e vermi per il trasporto della povera vittima all'ultima dimora,  è stato visto "gatto Felix" leccarsi i baffi, dopo essersi vantato con la sua padrona dell'insano gesto.

lunedì 12 agosto 2013

Via Canaccio? ... Una Favela

Quanti bei colori sulle facciate delle antiche case dei Tambelli su via Canaccio. Proprio come nelle favelas brasiliane. Già! Tanto è sempre carnevale.
 E non mi venissero a dire che il problema è "il traffico".




domenica 11 agosto 2013

Palizzi: ancora echi sulla mostra.

Nell’immagine della “Veduta di Vasto” ritrovata, di Nicola dei Palizzi

Di Giuseppe Franco Pollutri

E’ noto, in un tempo neppur molto lontano, da Vasto s’andava a Napoli. Era, del resto, la capitale, in un Regno - così si narra - di molti briganti, eppur di raffinata scienza e cultura. Così, anch’essi, nel secolo XIX, fecero i fratelli Palizzi, uno dopo l’altro; così Nicola assieme o dopo Giuseppe, Francesco Paolo e Filippo, accomunati da un medesimo amore per la pittura, esercitata con esiti vari e diversi, pregevoli tutti sicuramente.
Nicola, come i fratelli seguace anche lui del “Verismo”, particolarmente studiato assieme a Giuseppe, nei contatti con gli artisti parigini de Il Barbizon (praticanti della pittura all’aria aperta), si ritrovò presto ad avere comunione d’intenti e di pratica artistica con i promotori della napoletana “Scuola di Resìna”. In essa si riteneva idealmente produttivo e si fece in modo di praticare “la osservazione attenta della natura, il fantasticare quotidiano e continuo su tutti gli effetti e su tutte le forme dell’avvicendarsi continuo delle immagini” come poetica-guida per la propria arte, in innovativa e convinta ‘rottura’ con l’Accademia (pittura di studio), parallelamente, seppur con tecnica ‘impressionistica’ diversa, con i Macchiaioli. Da qui tutta una produzione, di indubbia capacità visiva e tecnica, che qualcuno etichetta anche “di esercizio manieristico”, ma pur sempre espressivo del bello e del ‘vero’, sensorialmente ammirati e illustrati nella ‘visione’ pittorica di volta in volta ritratta e mostrata.
Tale ci appare ed è da considerarsi anche la Veduta di Vasto, dipinta da Nicola Palizzi nel 1853 (dal vivo o, probabilmente, con bozzetti preparatori e di supporto per la memoria), e per tale genere la si dovrà riguardare, senza voler far confronti stilistici, non pertinenti e poi inutili, con il più tecnicamente capace fratello Filippo, e pur se oggi si sia frastornati da un’altra “maniera”, concettual-performante, che ci porterebbe a considerare con erronea sufficienza culturale questa che resta, di certo, pittura ‘tradizionale’. Una “pittura-pittura” che – allora e si vuole ancor oggi – è quella che serve, e comunque efficacemente fu capace di ritrarre, con occhi e mente, colori e pennelli, ciò che intorno ci accade, vive e si trasforma: gli eventi e accadimenti che ci coinvolgono e ci condizionano nelle nostre idee, gusti, manifestazioni.

Ecco allora che il ‘ritrovato’ e per molti ‘scoperto’ quadro nicola-palizziano, mostratoci in questi giorni presso il sorprendente “Piccolo Circolo Garibaldino” di Vicolo Sinello, a Vasto, per spontanea concessione del proprietario (Stefano D’Adamo), e a cura dell’architetto F. Paolo D’Adamo, richiede non altro che una semplice quanto intima, persino affettuosa, ‘guardatura’ per quel che è, per quel che in esso il pittore ha inteso immettere, visivamente e con evidente sentimento di nostalgico legame per e con il luogo natale.
Entriamo, dunque, eideticamente in esso, ed eccoci di fronte ad un abitato che si pone come sorta di isola\oasi urbana cui far meta e ritorno: un mirabile agglomerato su cui si distinguono, come punti fermi nel divenire, i suoi pubblici edifici, Palazzi e Chiese. Ci piace così - in una sorta di ritrovamento e riscoperta di tipo ‘archeologico’ nell’immagine ritratta e insieme nella nostra mnemonica esperienza del luogo - di ritrovare, muovendo lo sguardo da destra,  quel che fu il Convento monastico di S. Chiara, la Torre di Bassano, il Palazzo Palmieri con la sua torre indice del fortilizio del Caldora, la Chiesa allora dedicata a
San Francesco di Paola (oggi dell’Addolorata)… E poi la Piazza Barbacani, e ancora gli altri edifici di culto ben riconoscibili, in un secondo piano: il Carmine, San Giuseppe, il campanile e la grande navata con cupolino di Santa Maria Maggiore, sino alla Loggia Amblingh. Di là, riguardando il quadro con un originale taglio verticale della ‘veduta’, propostoci  sulla locandina dell’esposizione odierna, come un secondo fondale di scena per la ‘rappresentazione’, insieme reale e immaginifica del luogo, ecco la distesa del mare, tranquillo e rasserenante, su cui navigano (o navigavano) veliche “paranze” e agili “battelli”, attori e testimoni  di un tempo in cui le acque del nostro golfo non erano riguardate e ‘usate’ soltanto per “i bagni”.
Portandoci poi con lo sguardo nel settore di destra, ripristinando l’originaria inquadratura orizzontale, scopriamo, in una sorta di istantanea documentaristica, una scena-quadro nel quadro di tipo narrativo. Lungo le mura-palazzo di S. Anna, area (immaginiamo) aragonese, lungo un sentiero che scende nella piana e che confluisce con altro centrale, Nicola delinea, con dimensione quasi miniaturistica, ma con efficaci tocchi luministici, gente – viandanti e viaggiatori, signori e contadini, chierici e borghesi, uomini e donne - che dall’esterno rurale e naturalistico accedono alla Città del Guasto d’Aymone, per proprio affare, commercio, visita parentale, o per le preghiere di culto, per una devozionale processione…
In primo piano s’impone una sorta di platea per chi guarda la rappresentazione: una larga distesa di terreno accidentato e incolto, colorita con ocra bruciata di vario tono e grado, ricoperta come natura suole da “coloriti fiori et erba”. Nell’insieme del quadro, tale campitura realizza un cromatico e spaziale contrappunto visivo con il luminoso e accentrante agglomerato urbano, là dove, nel secolo successivo, grandi e importanti opere ed edifici disegneranno architettonicamente la Piazza per il Monumento a Gabriele Rossetti, e prima Corso Italia, a testimonianza di un tempo di poi in cui non più Napoli, ma Roma (…con i rievocati suoi fasci littori) sarà il nuovo riferimento politico-culturale di una Nazione e, in particolare, di una Vasto divenuta, nel prima e nel dopo “Ventennio” (a frutto di questo non meno), ancor nuova e più moderna.
Di quella che fu, nel tempo storico e culturale di Nicola dei Palizzi, ci resta godibilmente questa ritrovata Veduta. Una sorprendente ‘epifania’ per la nostra, culturalmente sciatta, estate duemila e tredici.


venerdì 9 agosto 2013

Ma se realizzano i "viadatti" che ne sarà della Variante?

Interventi per una rotatoria a "Pagliarelli" e due viadatti

Il Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, On Giovanni Legnini, ha comunicato al Sindaco di Vasto, Luciano Lapenna, l'avvenuto finanziamento dei lavori di risanamento e messa in sicurezza della rotatoria di Vasto Nord sulla SS16 e del viadotto in località Pagliarelli per un importo di circa 5 milioni di euro, nonché del Viadotto di Vasto Marina per un importo di 2 milioni di euro.
Il Sindaco ha ringraziato immediatamente l'Ing. Russi, Capo Dipartimento ANAS de l'Aquila, per l'impegno profuso, che ha permesso il finanziamento dell'opera.
Ha altresì ringraziato il Consigliere Regionale Antonio Prospero ed il Presidente della Provincia di Chieti, Enrico Di Giuseppeantonio, sempre solleciti negli incontri e per le conferenze di servizio indispensabili per rendere esecutivi i progetti e per le autorizzazioni necessarie.
Le opere dovranno essere appaltate a breve e consentiranno di mettere in sicurezza stradale parte della viabilità ANAS in territorio di Vasto.

Canadair


Un maleducatissimo personaggio della politica vastese, allo stadio, durante la partita Vastese-Lanciano, ha offerto bottigliette d'acqua ai presenti in tribuna, specificando che queste bottigliette gli erano state regalate. Ha consegnato personalmente le stesse ad una trentina di presenti, saltando, pur conoscendole bene, le uniche due persone che avevano pagato il biglietto, trattenendo con se le bottiglie avanzate. Poteva almeno fare un gesto gentile, chiedendo a "queste due persone" se desiderassero un po' di quell'acqua. Probabilmente avrebbero gentilmente rifiutato. 
Per fortuna poi è passato un canadair .....

Chiederò alla SASI il rimborso ENEL.


Con l’avvento dell’ora legale, “dovremmo” risparmiare nel periodo estivo sul consumo di elettricità. Addirittura invece la mia bolletta aumenta. 
Qualcuno dirà che faccio uso dei condizionatori d’aria, ma non ne faccio uso. Qualcuno penserà ai ventilatori e anche in questo caso, stando raramente a casa, non li adopero. Il frigorifero e la lavatrice sono utilizzati come in inverno mentre il forno elettrico rimane rigorosamente spento. Sarei pazzo se utilizzassi stufette o altre apparecchiature per il riscaldamento. Il ferro da stiro, la radiosveglia, la TV ed il PC, così come l’aspirapolvere, il frullatore, l’asciugacapelli o altri piccoli elettrodomestici sono usati meno che nel periodo invernale, eppure la bolletta subisce incremento. 
Come mai?
E’ colpa dell’autoclave. Nessuno ci pensa, ma a Vasto l’acqua viene erogata mediamente dalle ore 7,00 alle ore14,30 (il sabato e la domenica ancora per minor tempo). Per tutto il resto della giornata (per chi la possiede) entra in funzione l’autoclave. Ogni volta che questa entra in funzione c’è un consumo di energia elettrica. Sarebbe il caso di scorporare dalla bolletta dell’acqua questo consumo? Visti i tempi che corrono, se non si trovano alternative alla sospensione della erogazione di acqua corrente, penso proprio di si.

giovedì 8 agosto 2013

Palizzi: continuano i commenti positivi

Eccezionale mostra al Piccolo Circolo Garibaldino
RITROVATO UN DIPINTO DELL'ARTISTA NICOLA PALIZZI
Un'area museale privata al Vico Sinello di Vasto

di Giuseppe Catania

Eccezionale mostra al “Piccolo Circolo garibaldino” presso il B&B di Vico Sinello, nel centro storico di Vasto, su iniziativa dell'architetto Francescopaolo D'Adamo (già assessore alla cultura di Vasto), con l'esposizione di un dipinto di Nicola Palizzi (Vasto 20-02-1820/Napoli 25-09-1970) dal titolo “Veduta di Vasto” (olio su tela firmato e datato 1853),con la collaborazione dell'Associazione 72dellarte.
Il dipinto proviene dalla Galleria D'Arte Enrico di Milano,recuperato da privati e portato a Vasto dal proprietario,cultore dell'arte, Stefano D'Adamo, per essere esposto agli appassionati dell'arte pittorica dei fratelli Palizzi (Filippo, Giuseppe, Nicola, Francesco Paolo) dei quali la Pinacoteca Civica di Palazzo D'Avalos custodisce numerose opere.
“Fare cultura seguendo un percorso lungo le strade, le piazzette ed i vicoli più nascosti,ma ricchi di attrattive” - sottolinea l'architetto Francescopaolo D'Adamo - dove resistono le attrattive urbanistiche e gli ambienti ancora intatti, è un'iniziativa anche turistica, oltreché culturale e storica, meritevole di essere valorizzata per la ulteriore conoscenza delle peculiarità ambientali della Città”.
All'inaugurazione della mostra hanno introdotto i preliminari con rilievi critico-storici il giornalista Giuseppe Catania, il critico Roberta Presenza e Stefano D'Adamo al quale bisogna dare merito di aver portato a Vasto, patria dei Palizzi, il prezioso dipinto, che ritrae, ispirandosi alla tipica scuola napoletana, una visione mnemonica della città di Vasto, da sinistra con il palazzo S. Anna (trasformato nella omonima chiesa dai frati cappuccini della Regione Abruzzo) e si sviluppa sul contesto urbano comprendendo il convento di San Francesco di Paola (oggi Chiesa dell'Addolorata) un tratto della torre angolare del castello Medioevale inglobata dal Palazzo Palmieri,poi Piazza Barbacani (in fondo la Chiesa del Carmine;quindi Piazza Rossetti e la Torre Bassano e lo sviluppo urbanistico,fino alla Loggia Amblingh.
Il “Palizzi ritrovato” ci ha fatto scoprire anche un angolo inedito del borgo antico della Città, cioè il complesso degli edifici che ospita il Piccolo Circolo Garibaldino, presso il B&B creato da Francescopaolo D'Adamo,in cui si nota, oltre alla caratteristica tipologia urbanistica antica, dopo una saggia ed accurata opera di ristrutturazione,un inedito museo dell'antichità, con una ricercata e certosina raccolta di reperti d'arte,di artigianato, di sculture, ceramiche, arredi domestici, moto, biciclette, strumenti casalinghi, arazzi, stampe antiche, cartoline d'epoca da cui si può anche avere una idea delle mode e degli abiti di un tempo.
Per scoprire quanta dovizia di oggetti abbia saputo reperire, custodire e catalogare l'architetto Francescopaolo D'Adamo, soprattutto per l'amore per la Città, per l'orgoglio di aver creato un luogo meritevole d'essere visitato in un suggestivo percorso cittadino (la cui viabilità è purtroppo dissestata e dimenticata dalle istituzioni), dove i visitatori della Città, i turisti, possono provare il piacere di notare con quanta attenzione e amore sono state raccolte testimonianze antiche, non solo sotto il profilo del recupero edilizio, bensì soprattutto l'ospitalità e l'opportunità di apprezzare il gusto e la ricchezza della raccolta museale inedita e di notevole valore.

mercoledì 7 agosto 2013

Storia di Vasto

Si parla della storia della nostra città come se si trattasse di articoli da "Grand Hotel", la rivista che si leggeva comunemente dal parrucchiere almeno fino alla fine degli anni Settanta. Questo è un bene, tuttavia, tante volte,  sarebbe il caso di approfondire. Per esempio, quando si parla di Toson d'Oro ....

martedì 6 agosto 2013

Ultimi giorni

Ultimi giorni per "ammirare" Il Vasto nel Palizzi ritrovato. Per l'occasione, pensando di fare cosa gradita, pubblico la rara stampa di un'opera di Filippo Molino.

lunedì 5 agosto 2013

Sante Petrocelli






Caro Sante, sono passati già 10 anni dalla tua morte e adesso posso dirtelo. Quell'interferenza musicale che sentivi quando parlavi col tuo "baracchino", era la mia tastiera Tiger Eco. Tu parlavi e io ti sentivo dall'amplificatore. Quindi ti suonavo "sottofondi" e tu non riuscivi a capire come mai ci fosse quella musica. Io invitavo persone a casa mia per ridere di quella situazione.
Che problema abitare nello stesso condominio di un appassionato di musica negli anni Settanta, vero?
Si lo so! Ci siamo sempre voluti bene ..... anche a Radio Agorà.

Anniversario

Il 5 agosto 1962, moriva Mailyn Monroe. Se ciò non fosse accaduto, cosa si direbbe di lei?

(La foto è di Ben Heine)

Il genio italico.


Gli italiani sono sempre stati considerati degli imbecilli e, “non so perché”, particolarmente in questo periodo storico. Quando il resto del mondo vuole fare un complimento all’italiano lo chiama “mafioso”. Quando lo “invidiano” lo chiamano “maccarone” o “mandolino”. Eppure l’Italia di tanto in tanto nascono i Michelangelo, i Leonardo, i Verdi, i d’Annunzio, i Levi-Montalcini, i …. e chi più ne ha più ne metta. Sarebbe impossibile fare un elenco dei “geni” di cui il popolo italiano si può vantare.

Va bene! Ma dove voglio andare a parare?

Mi è capitato di andare al concerto di Neil Young a Capannelle (l’ippodromo di Roma). Volevo, a tutti i costi essere sotto il palco e mi sono recato sul posto con molto anticipo. Lì ho capito che esistono i genii.
Aspettare in piedi, con un caldo infernale, l’inizio di un concerto è durissimo e se ti siedi (a quasi sessant’anni) è complicato rialzarsi. Impossibile portare una sedia, uno sgabello o un cuscino. Come attrezzarsi quindi?
Ecco il “genio”!
Una signora, vicina al posto che io avevo occupato, si era equipaggiata con un cubo di polistirolo, formato da tre fasce di questo materiale legate con uno spago. Seduta per tutto il tempo di attesa su questo confortevole “sgabello”, mentre il marito si recava comodamente a rifornirsi di birra ogniqualvolta ne sentiva il bisogno, mi faceva una rabbia mortale.
Pensavo: Come mai uno come me non ha avuto una idea così? Io seduto scomodissimo su giornali che mi servivano anche da segnaposto - guai a muoversi poiché c’era sempre qualcuno che faceva quel passettino atto a passarti davanti - mentre costei, tranquilla, rilassata, come a teatro, leggeva, fumava, si dissetava, dialogava serenamente.
Mentre aspettavo pensavo: Il polistirolo è leggero, resistente e passa tutti i controlli. Chi potrebbe impedirti di portarlo, e con che scusa, forse perché alla fine del concerto si sarebbe potuto riempire il luogo di “palline bianche”?
Aggiungo che una volta iniziato il concerto, la signora lo ha usato anche per montarci su e vedere meglio, al di sopra di chi la circondava, il concerto.
Perché nessuno ha pensato di “brevettare” un oggetto come quello usato dalla signora e di venderlo, magari, come si fa per le magliette, riportando su di esso l’effigie dell’artista che si sarebbe esibito?
A quel punto mi è venuto in mente il solito luogo comune: vicino a me c’erano un salentino e un romano trasferito in Sicilia. Se ci fosse stato un “napoletano” credo che avrebbe provveduto immediatamente a “rubare” l’idea e alla prossima occasione …...

Scommettiamo che adesso qualcuno lo farà?


domenica 4 agosto 2013

Vasto: ma che fine ha fatto la cultura?

Già questa estate è quello che è, ma la domanda sorge spontanea: oltre che l'esposizione del dipinto di Nicola Palizzi al Piccolo Circolo Garibaldino, quale manifestazione propone la "cultura" locale? Eppure Vasto avrebbe molto da "mostrare"!

venerdì 2 agosto 2013

Red Carpet

A proposito di film festival, qualcuno ha qualche notizia? 
Questa foto l'ho presa a Cannes, facendo finta di cadere sul tappeto del palazzo del cinema. Rivedendola mi è venuto in mente il festival "locale". Mancano 15 giorni e nessuno ne ha ancora notizia.

giovedì 1 agosto 2013

Finalmente ve lo mostro completo.

Per oggi mi godo il successo dell'iniziativa e l'assenza dei politici, poi potremmo ancora parlarne. Vi invito a visitare la mostra del dipinto ... e non solo.