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venerdì 3 luglio 2015

Svendo frammento di Paradiso.



"Svendo", solo ad amatore, 850 mq di Paradiso, con progetto approvato per realizzazione villino. Chi fosse interessato può contattarmi.


giovedì 19 dicembre 2013

Mercatini di ... Natale?

Passeggiando sere fa ho visto smontare le giostrine. Ho pensato che il giostrai avesse luoghi più frequentati dove recarsi oppure che il guadagno non era sufficiente a fargli sopportare il freddo, non solo meteorologico di Piazza Rossetti.
Il giorno dopo ho trovato tutte le bancarelle smontate. Ho pensato che il mercatino fosse stato un flop e che gli ambulanti avevano "abbandonato il campo". Mi hanno spiegato invece che questo mercatino era stato "pensato" (parola esagerata) fino al giorno 17 dicembre e che quindi era finito. 
Mi chiedo: che significato ha una iniziativa di questo genere? 
Come al solito diranno che non mi va bene niente. A costoro ribadisco che se non ci sono idee e non si hanno capacità o convinzioni, non è il caso di porre in essere attività e manifestazioni di cui non si capisce il senso e la motivazione. 
Intendo dire: "perché fare un mercatino di Natale e non farlo arrivare almeno a Natale?"

lunedì 2 dicembre 2013

Too closefor comfort

La prima cosa che ho fatto in questa mattina piovosa è stata quella di porre sul piatto un vinile di Gerry Mulligan e, mentre ascoltavo un brano suonato con Stan Getz, mi è scivolata tra le mani una fotocopia. La fotocopia di un articolo di qualche anno fa, sul commercio nel centro storico di Vasto. 
Quante chiacchiere inutili, solo per andare sui giornali. E intanto la pioggia ..... 
Buon giorno.

venerdì 29 novembre 2013

Quiz










“ Il Natale è ………………..”


















Questa la risposta  dell'amministrazione  comunale al progetto  per le festività natalizie, presentato dal "Consorzio Vasto in Centro", in collaborazione con le associazioni di categoria Confesercenti e Confcommercio.

Abbiamo provato a collaborare con l’Amministrazione comunale (dicono i commercianti del centro), proponendo e presentando un progetto che prevedeva l’installazione delle luminarie, nonché una serie di eventi che avremmo co-finanziato, che avrebbero certamente (chissà! Dico io) allietato le festività Natalizie, rendendo più caldo il cuore della città.
Abbiamo visto rifiutata la ns. proposta, siamo delusi avendo auspicato maggiore collaborazione (mi ha detto un rappresentante del C.V.in C.) e attendiamo allora il programma che l’Amministrazione  comunale intenderà fare per le imminenti festività.

Ora io propongo un quiz:

Secondo voi qual è la risposta che in municipio hanno dato ai commercianti del centro storico in merito alla richiesta di allestimento di addobbi natalizi e di animazione durante le feste?


Il Natale è: “cosa” nostra. Come intenderebbero i malpensanti.

Il Natale è: “roba” nostra. Visto che l’assessore alla cultura è Vincenzo Sputore,  avrà voluto parafrasare Giovanni Verga in Novelle Rusticane, ricalcando Mazzarò (abbozzo del personaggio di Mastro-Don Gesualdo). 

Il Natale è:  "Faccio da me". Dal momento che con l’esperienza maturata tra notti bianche e notti rosa ….

giovedì 28 novembre 2013

350 ... e sono morti.

Un elenco di 350 attività presenti nel centro storico di Vasto nel 1999. Quante ancora resistono e per quanto ancora? Tra le curiosità notiamo la presenza di ben due cappellerie e l'assenza dello storico negozio di ferramenta "Biagio Forte". Questa seconda cosa ci fa pensare che le attività fossero ben più di 350. 
Ingrandire l'immagine e cercate nell'elenco le attività che ... avevate dimenticato.


lunedì 25 novembre 2013

Il commercio e ... Vasto.

Quando a Vasto i “servizi” erano in centro e  la gente si incontrava in piazza, i negozi erano concentrati in questo ambito, il commercio funzionava. No, non è proprio così, erano altri tempi. Cosa c’entra se la gente si incontra al calduccio e al riparo dalla pioggia in un “bel” centro commerciale. Cosa c’entra se i servizi sono stati dislocati un po’ qua un po’ la.  Cosa c’entra la sciagurata idea di togliere le scuole in corso Nuova Italia per  “rivitalizzare” la piazza.
Sono ben altri i motivi del “crollo” del commercio (almeno quello del centro di Vasto).
Ah! Come sono lontani gli anni Settanta e gli anni Ottanta quando i figli dei commercianti trovavano posto alla Casa dello Studente poiché il loro reddito era molto basso. Ah, come sono lontani quei tempi quando questi “poveri” ragazzi giravano con le Nikon, le Minolta e le Yashica mentre invece io mi “vantavo” di aver comprato una Zenit TTL (e anche un ingranditore Upa 3) dai russi di Porta Portese.
Oggi non è più così. Oggi c’è veramente la “crisi”. Ogni tanto arriva qualcuno che ci spiega perché e come risolvere i “problemi”. Io invece continuo a “fotografare” la  situazione ma non con la Zenit.


…. e intanto continuo a ritrovare “cimeli” di un “commercio” che fu.


venerdì 7 giugno 2013

Loro sono pronti. E voi?


Arrivano col loro carico di cappelli, costumi, occhiali, giocattoli, chincaglierie di ogni tipo e, quest'anno, anche "alta tecnologia". Sono quattro giorni che mi viene offerto un apparecchietto per inserire il filo nella cruna dell'ago. 
 Diamo una mano al commercio "locale"! Tutti in spiaggia a fare acquisti.

sabato 27 ottobre 2012

Zia Trisina "a fore la porte" ...


Nei primi anni Sessanta, quando iniziavo a girare da solo per la città, mia madre e mia nonna Maria, “la Mastra Marì”, cominciarono a darmi il compito di fare qualche “commissione”. Con me si parlava Italiano non si diceva “la mmasciata”.
Per comprare il pane mi mandavano a “lu Furnarille”, per comprare il latte o i latticini a “Izzarille”, per la carne a “lu Rusce”, per il vino a Cicelelle oppure a “donna Bianca”, per altri generi alimentari a “Pitrucce”. Da questi nomi la Vasto di allora appare come una grande famiglia e almeno per me era così.
Non mi mandavano mai a comprare il pesce perché comprare il pesce a Vasto è cosa “sacra”. Non mi mandavano a comprare frutta e verdura poiché mio nonno Paolo era ortolano e  quindi avevamo frutta e verdura fresca in ogni momento dell’anno. Eppure in corso plebiscito c’era “Gino il casotto”, altrimenti detto il re delle banane. Era specialista in questo frutto che allora non era comune come ora. Allora qualche volta “tradivo” mio nonno che invece era, tra l’altro, specialista in uva (premiato con diploma d’onore e Lire 500 nel 1934 in un concorso sulla coltivazione di questo frutto), fichi e fragole, e mi facevo mandare a comprare le banane.
…………………..

Pensare che, all’epoca, andare a Porta Nuova dove c’era il negozio di alimentari di Teresa Laccetti, la famosa “zia Trisina a fore la porte” della mia canzone “lu Bobbone”, era una avventura.
Da casa mia era lontanissimo. Si scendeva vico storto del Passero all’ombra di torre d’Amante, attraverso largo Siena si raggiungeva la “Cavuta” e da piazza Verdi, che io pensavo si chiamasse così perché c’era il mercato della verdura, finalmente giungevo al negozio delle meraviglie. C’era una vetrina piena di tutti i tipi di leccornie che un bambino di allora potesse desiderare: Caramelle di ogni tipo, Lecca-lecca, foglietti di “surrogato” di cioccolato, nugatine, noccioline zuccherate, ovetti di “ostia” con sorpresa e tanto altro che lascio ad altri ricordare.
A vedere quello “spettacolo” ci si dimenticava dell’odore forte delle latte contenenti sardine sotto sale o tranci di tonno, intorno alle quali svolazzavano felici vespe di varia grandezza.
Solo una cosa mi attraeva oltre a quella vetrina. I contenitori della pasta con gli spaghetti appesi ad un asta. Ogni volta che un cliente ne chiedeva, Zia Teresa ne prendeva una quantità, li spezzava nella lunghezza giusta e li poneva sulla bilancia.
Che bella quella bilancia con i pesi d’ottone da una parte e gli spaghetti dall’altra.
Ma delle bilance parleremo un’altra volta.

giovedì 13 settembre 2012

Ci stanno condannando alla mediocrità.




Evidentemente c'è un disegno dietro. Vasto, la seconda città più grande della provincia di Chieti, deve avere come modello di sviluppo paesini, magari nobilissimi, ma di taglia inferiore, situati prevalentemente nell'entroterra. Se incarichiamo un Cervellati per il piano del centro storico, otteniamo la genialata che dice: “dobbiamo rimettere le botteghe artigiane che espongono la mercanzia sulla strada”. Se facciamo un'iniziativa estiva ci ritroviamo con le notti bianche o rosa. Se animiamo piazza Rossetti vuol dire che chiamiamo le bancarelle con l'immancabile e affollatissimo punto Folletto. E quindi, se pensiamo ad un piano per il commercio, ci ritroviamo con un numero oramai imprecisato di negozi della media distribuzione. Tutti uguali, che vendono gli stessi prodotti di discount oppure di marchi di proprietà della grande distribuzione. Proprio non c'è la capacità di pensare in grande. Proprio non si riesce ad immaginare come e dove fare un grande centro commerciale caratterizzato in maniera tale da “qualificare” un'area. Una realtà che possa richiamare non folle, ma persone invogliate a venire in una città che ha qualcosa da offrire. Un “richiamo” che funzioni anche da motore per il rilancio delle attività esistenti. Gli amministratori di Vasto, invece, hanno in mente di offrire altro. E quando pensano in grande, oltre alle teleferiche, pensano alle città dormitorio da fare con la scusa del nuovo ospedale. Quando l'ospedale (che non c'è e non ci sarà) ci sarà, toccherà fare anche un'altra colata di cemento per costruire delle case intorno ad esso. E allora perché aspettare? Per il rilancio della nostra città, per risolvere il problema della mancanza di lavoro: “facciamo costruire case”. Case che resteranno vuote come le tante che già abbiamo in città. Case da “vendere” non case da “abitare”. Tuttavia in questa breve attesa vogliate gradire capannoni prefabbricati destinati alla “media” distribuzione.  Ma è questo quello che vogliamo per Vasto? Un posto mediocre per gente mediocre? Io credo che possiamo valere di più. Valiamo di più.

venerdì 8 giugno 2012

Il primo Levi’s l’ho comprato da “Carluccio”.


 Quando i “bluggins” diventarono un capo d’abbigliamento “ricercato” non si potevano più comprare al mercato o nei negozi “comuni”. Bisognava scegliere la “marca” e il negozio che ne aveva l’esclusiva. A Vasto di negozi “rinomati” ce n’erano tanti e acquirenti venivano da tutti i centri del “circondario” a fare spese.

Conservo ancora un giubbino di “renna” comprato a Marta Ferrari (piazza Caprioli), un pantalone a zampa in “pelle” comprato a De Santis (corso Nuova Italia) e un paio di stivaletti di “vacchetta” comprato a Marino (piazza Diomede), tutto rigorosamente anni Settanta. Li donerò al Museo del Costume quando questo si “allargherà” a quegli anni.

Non criticatemi, allora anche gli Hippie* usavano capi in pelle. Si commettono errori di gioventù. Poi ci si può redimere ed io sono un redento.

In questi giorni, rovistando tra i miei “cenci”, ho ritrovato una busta (forse dovrei definirla shop bag) di Carlo Melle. Il numero telefonico 27 37, induce a ricordare l’anno lontano a cui risale.
Rivedendo questo oggetto, mi sono ricordato che il mio primo paio di Levi’s l’ho comprato da “Carluccio”.

Carlo Melle, per i Vastaroli Carluccio, aveva il negozio proprio sotto l’arco di Porta Nuova. Ricordo che accompagnavo mia madre a comprare le camice con gli “stecchini” o altri capi d’abbigliamento. In quel negozio, sentivo usare con competenza termini, per me nuovi, come jersey, terital, oppure tweed, pied poule o nomi di ditte come Facis, Tescosa ecc.
Uscivo arricchito da quelle parole.
Qualche anno dopo, Carluccio si trasferì in piazza Diomede. Corso Palizzi e Porta Nuova avevano da tempo perso il ruolo di zona commerciale della città. Era crisi per i negozianti di quella zona. Anche “Cesarino” si era trasferito. In “piazza” aprivano negozi importanti per l’epoca come Monti (corso Nuova Italia) o grandi magazzini come la Gamma (via Tobruk) e bisognava adeguarsi, lottare contro la concorrenza. E poi l’automobile cominciava ad essere usata con costanza, quindi si cominciava ad andare a Pescara o a Chieti a fare spese importanti, perché c’era una “diversa” scelta.

Oggi si parla di crisi del commercio per l’intera Vasto. Avere il negozio in “piazza” non basta più. Anzi per certi versi è un handicap. Non si usa più passeggiare sul corso, le vasche sono un antico ricordo, e molto “pubblico” preferisce recarsi in luoghi dove può comodamente arrivare con l’automobile. Con questa si possono raggiungere i grandi centri commerciali, che sono dappertutto tranne che nella nostra Città, e praticare il “girotondo” al coperto, in ambiente con l’aria condizionata, incontrando gente e magari trovando offerte vantaggiose.
Aggiungerei che con l’eliminazione di scuole ed uffici dal centro per molti cittadini non c’è più alcun motivo per recarsi in questo luogo, se non per qualche matrimonio o qualche funerale.

Ho letto che i commercianti del centro sono rimasti soddisfatti dall’apertura straordinaria del 2 giugno. Ho però ascoltato anche commesse e titolari di alcuni negozi che sulla spiaggia, domenica 3, dicevano: “che mi sono perso ieri! Era meglio se non aprivo e venivo al mare”.

Non so a chi credere. Sarei contento se i commercianti fossero davvero soddisfatti, tuttavia vorrei dare un suggerimento: fare pubblicità in tutti in centri del “circondario”, come si fa per “certe” manifestazioni. Invogliare i forestieri a venire a Vasto oltre che trattenere i vastesi. Poi con la competenza e la qualità, come Carluccio, superare la crisi.
Lo so, è un grande “sforzo” ma penso ne valga la pena.

* Qualcuno mi dirà che gli Hippie erano degli anni Sessanta. Lo so, ma da noi quella “moda” arrivò più tardi. Dico quella “moda” perché quello “stile di vita” dubito sia mai arrivato.

martedì 31 gennaio 2012

Vasto come Cortina?


Vuoi vedere che adesso con questo “pensiero” mi faccio nemici anche tra i commercianti? Ciò nonostante quando un “pensiero” mi frulla “troppo” per la testa lo devo necessariamente manifestare.
Se a Vasto la Guardia di Finanza operasse un blitz come a Cortina o Milano, come la metteremmo? Come la prenderebbero gli operatori del commercio o, soprattutto, cosa esternerebbero i politici con in testa il sindaco? Abituati come siamo a dare numeri e percentuali ho la sensazione che qualcuno si troverebbe in difficoltà.
Già da tempo mi gira nella testa una notizia: “A Vasto il mese (novembre) del brodetto ha portato 6.000 (dico seimila) presenze”. Si presume che siano stati degustati nei locali che hanno aderito a questa iniziativa almeno 6.000 (e ripeto seimila) brodetti.
E allora mi chiedo: dove sono gli scontrini?
Sono sicuro che i titolari dei locali sono persone per bene ed anche chi ha degustato la nostra gustosa pietanza avrà richiesto la regolare ricevuta, se non altro come souvenir. Allora un “controllino” potrebbe servire come riscontro di quanto ci dicono i nostri amministratori.
Naturalmente questa mia è solo una minuscola provocazione atta a mettere in guardia chi con tanta nonchalance dà i … numeri.

martedì 22 novembre 2011

Nessuno mi spiega, nessuno spiega, nessuno spiegherà ma passerà.


Oggi, in municipio, non mi hanno permesso di partecipare ad un incontro inerente le festività natalizie. Eppure ero solo il tecnico incaricato da parte di alcuni commercianti del centro storico. Non ero in veste politica e non mi sono presentato per “disfare” anzi per “proporre”. Non per “sfasciare” ma per “collaborare”. Tuttavia a qualcuno da fastidio la mia presenza quindi: “porte sbarrate” all’Architetto.
Mi si dirà, come ormai accade da tempo, che è solo un mio pensiero.
Nessuno mi spiega però, gli occhi abbassati di alcuni “amici” al mio passaggio, oggi, nel corridoio al primo piano della “casa Comunale”. Nessuno mi spiega come mai i partecipanti all’incontro erano gli stessi della volta precedente ad esclusione dell’Architetto “proponente”. Nessuno mi spiega qualora vorranno accettare quanto da “me” proposto a quale titolo lo faranno.
Nessuno spiega invece che figura da “mostro” hanno fatto e faranno fare all’Architetto nei confronti di chi gli aveva chiesto collaborazione. Nessuno spiega il trattamento da “arpia” rivolto all’Architetto in presenza di chi gli ha dato “fiducia”. Nessuno spiega, non la paura (sarebbe troppo) ma il disgusto di questi “pusillanimi” nel vedere l’Architetto proporre idee per la “sua” città.
Nessuno spiegherà ai cittadini come mai da qualche tempo, per mancanza di “tempo” si devono organizzare le cose sempre alla stessa maniera. Nessuno spiegherà come mai ci si rivolge sempre o si accolgono sempre le “idee” (presentate sempre all’ultimo momento) di certe persone.
Passerà. Ci vorrà del tempo ma passerà. Ci vorrà pazienza ma passerà.
Non ci lusinghiamo che questo malaugurato capitolo della storia vastese si concluda presto, anche se in un sistema articolato non si può essere per così tanto tempo inetti, dilettanti, presuntuosi e “predatori”.
E’ motivo di inquietudine sapere che l’amministrazione lapenniana ha privato molti vastesi degli anticorpi indispensabili a difendere e salvare la libera democrazia con i valori e i principi sui quali si fonda. Con me non ci riuscirà.
La mia battaglia continua; la dedicherò soprattutto alla ricomposizione culturale ancor prima che politica ed economica di Vasto.

giovedì 10 novembre 2011

Ma vuoi vedere che ... copiamo? E se ci accusano di plagio?


Da tanti anni a Parma si svolge una manifestazione denominata "Mercanteinfiera". Con delibera n°305 del 2 novembre 2011, la Giunta Municipale ha autorizzato a realizzare a Vasto per domenica 18 dicembre 2011 un mercato denominato "Mercanteinfiera". Mi si dirà che la mancanza di "fantasia" sia da attribuire a chi ha presentato la richiesta. Bene ma la disinformazione a chi la attribuiamo?



lunedì 29 agosto 2011

Per il ghiaccio garantiamo noi per il resto non so.


SANTA CHIARA
• All’esterno si vendono prodotti vegetali gettando per terra tutti gli scarti
• Mancano all’esterno del mercato i cassonetti
• Al banco formaggi esterno, mancano le etichette sui prodotti
• Volte e pavimenti risentono di scarsa manutenzione e pulizia
• Si riscontrano perdite di acqua dal soffitto
• La copertura con teli polverosi e sporchi delle vetrate è fonte di pericoli igienici per le merci acquistate dai consumatori.
• I tombini risultano sporchi e ostruiti internamente, alcuni coperti con cartoni
• La presenza di un cassonetto è insufficiente e si registrano scarti di vegetali per terra
• Assente ogni forma di vigilanza all’interno del mercato.
• Nei servizi igienici risulta funzionante uno solo e con perdita di acqua
• Riscontrata la presenza di un signore che va a recuperare nel secchio dei rifiuti le cassette di polistirolo del commerciante di mozzarelle
• Alcune bilance non espongono alla pesatura, la tara
• Nessun commerciante con banco refrigerato ha acceso l’alimentazione della corrente e tutti i prodotti anche freschi sono venduti a temperatura ambiente
• Al reparto sottostante dedicato al pesce si trova un solo commerciante che propone la vendita di pesce in una situazione d’igiene ambientale non accettabile
• Il locale è pieno di mosche che si collocano sui pesci in grandi quantità
• L’odore è di pesce non ben conservato come si evidenzia anche alla semplice vista
• Nessuna regola igienica relativa alla conservazione con ghiaccio viene rispettata.

mercoledì 6 luglio 2011

"Abusivi".

E adesso si torna a parlare di commercio abusivo. Chissà come mai, ci si ricorda dei problemi solo quando questi si presentano. Ora che la stagione balneare è cominciata (diciamo così) e si ripropongono le “solite” problematiche, ecco che si alzano autorevoli voci contro il fenomeno degli abusivi sulla spiaggia e sul lungomare.
Ma questo fenomeno si allarga su tutta la città. Camioncini di frutta, verdura ed altri prodotti alimentari, sostano, con grande visibilità, nei più svariati angoli di Vasto.
Già quando io “fui” Assessore al commercio, file di commercianti, dirigenti di associazioni di categorie e comuni cittadini, si presentavano in ufficio per protestare e ad alzare la voce. All’epoca ho toccato con mano il problema. All’epoca ho provato a intervenire.
Addirittura giravo con la “mia” automobile per la città a fotografare gli “abusivi” e chiedere commenti alla gente. Se, come spesso succedeva, chiamavo il Comando dei vigili urbani, nessuno interveniva (solo dopo capii perché. Non avevo la “giusta” autorevolezza”) e, mi è stato riferito da abusivi “pentiti”, quando gli agenti lo facevano, si giustificavano dicendo: “non è colpa nostra, è l’Assessore che insiste”. Non so se questa seconda cosa è vera, dei “pentiti” non ci si può completamente fidare.
Capii immediatamente, all’epoca, che il problema del commercio abusivo andava affrontato dalla radice e dopo “attenta analisi”. Sicuramente non andava affrontato con interventi improvvisati, magari a campione, e nel momento di più pressione da parte dell’opinione pubblica. Opinione pubblica tra l’altro che è divisa sugli “abusivi”. C’è chi dice anche che se costoro non svolgessero quella attività non potrebbero fare altro che delinquere. Non sta a me giudicare.
La giusta programmazione, susseguente, come ho già detto, ad “attenta analisi”, è la strada da seguire per ottenere risultati anche nella lotta al commercio abusivo. Si potrà intervenire solo dopo una azione concreta che dia delle regole “certe”. Le famose regole “certe” di cui tutti parlano ma che nessuno scrive.
Ora è tardi per questo anno, anche il signor Parente doveva “riproporre” con più anticipo il problema. Poteva essere argomento di campagna elettorale. Sicuramente a settembre si tornerà a “dormire” salvo poi svegliarsi all’inizio della nuova stagione.
Nessun problema! A Novembre si parlerà del cimitero, a Dicembre dei programmi natalizi, a Gennaio dell’emergenza neve, a Febbraio del mancato Carnevale e così via. Tutto nel segno della “continuità”.

martedì 7 dicembre 2010

Si chiude un'altra pagina.


Il prossimo 30 dicembre chiuderà l’ultima bottega di “Arte del Rame” a Vasto. La bottega di Pascazio, sopra le scalette di piazza Barbacani.
Vasto vantava una antica tradizione inerente le opere in rame, dalla pentola al piatto ornamentale. Tradizione che raggiunse altissimi livelli artistici con Luigi Santarelli il quale aveva la "bottega" in piazza Cavour.
Pascazio, raggiunta ormai l’età della pensione, tornerà nella sua Agnone dove magari ….

lunedì 12 luglio 2010

Vu cumprà?

Passeggiando per la spiaggia in questi giorni, sembra di percorrere i corridoi di un supermercato. Magliette, completini, accappatoi, borse, bigiotteria, occhiali, cocco, granite, pizzette, quadri, costumi da bagno, dischi, arredi etnici, cappelli, pantaloni, giochini da spiaggia, canotti e tanto altro in vendita, esposto su veri e propri stand che occupano ampie aree di arenile. Il sevizio è fornito da gentili, allegri e variopinti venditori di varie etnie. Senegalesi, Marocchini, Italiani, Rumeni, Indiani, Pachistani, Cinesi, Sudamericani e così via. Con i colori ed i rumori delle loro mercanzie e dei loro “richiami”, distraggono ed incuriosiscono “l’annoiato” bagnante che passeggia sulla riva o è disteso al sole.
I “buonisti” dicono: “lasciamoli campare!”. I commercianti regolari dicono: “ … e noi paghiamo le tasse!”. Alcuni sono “infastiditi” dalla presenza di questi venditori, altri invece ne sono compiaciuti. Io, spesso, soffro nel vedere “persone” percorrere chilometri di spiaggia portando tutto quel peso sulle spalle, sotto il sole “cocente”. Ancora di più, soffro nel pensare a cosa succederebbe se, per un improvviso controllo, gli venisse sequestrata la merce.
Si era detto: “Lotta all’abusivismo, tolleranza zero”. Ecco, puntuale, il risultato: Ognuno fa il comodo suo. Perché allora non “regolarizzare” questi venditori? Magari assegnando loro delle aree, oppure definendo orari o quantomeno predisponendo controlli adeguati per metterli in condizione conforme alla legge. E ai furbi? … “mazzate” (figurativamente).
Insomma! dettiamo norme. Quelle stesse norme che valgono per i commercianti autorizzati.
L’assessore al commercio che fa dorme? Sarebbe meglio dire “continua a dormire” visto che questo problema si ripropone ormai da anni.
Al presente però il “problema” mostra una forte espansione e sarebbe il caso di correre ai ripari prima che sia troppo tardi.

sabato 16 gennaio 2010

Piano, commercio ... piano.

Sul cosiddetto “Piano commercio” di Vasto ho già detto la mia (7 ottobre 2009). Oggi ho ancora da sottolineare.

In un articolo di un importante quotidiano, qualche giorno addietro, si leggeva tra l’altro:

«La legge lascia ai comuni ampia discrezionalità», sostiene il sindaco, «il consiglio comunale di Vasto, in questa prima fase, ha inteso recepire solo la media distribuzione, fissando la superficie complessiva consentita e le zone dove è possibile aprire le strutture di vendita. E’ un provvedimento preso in accordo con le associazioni di categoria da cui mi auguro un ampio sostegno», aggiunge Lapenna che, in ogni caso, non si dichiara contrario alla grande distribuzione. «E’ un’operazione che abbiamo appoggiato perché consente l’insediamento della media distribuzione laddove prima non era consentito», commenta Simone Lembo , direttore della Confesercenti di Vasto, organizzazione che insieme alla Confcommercio aveva espresso parere favorevole sul piano commercio.

Ora mi piacerebbe che il primo cittadino ed il consigliere comunale Simone Lembo spiegassero alla città come mai continuano a parlare di “Piano Commercio”. Dove sono gli elaborati, le relazioni e quanto altro necessario, affinché un cittadino possa estrapolare tutto l’impianto di regole necessarie per l’apertura di una attività commerciale (Insegne pubblicitarie comprese). Penso che il recepimento di una Legge, sia altra cosa rispetto ad un piano.

Qualcuno potrebbe pensare che si possano fare favoritismi in mancanza di regole certe.