venerdì 22 febbraio 2013

Mattioli e ... i "Comunisti".



“controllare la serietà, l’indipendenza da organizzazioni politiche … con esclusione di attività e manifestazioni promosse da partiti o da esse ispirate”

Queste parole, molto chiaramente, sono riportate nella delibera  n° 2 di Consiglio Comunale del 24 febbraio 1988 avente come titolo: “Donazione Eredi Mattioli. Provvedimenti”.
Sarà forse per festeggiare il quarto di secolo che l’attuale amministrazione comunale ha “concesso” l’utilizzo della Biblioteca Comunale Mattioli ad una organizzazione politica? E, tra l’altro, non certo per attività culturali bensì per un incontro di conclusione della campagna elettorale in corso.
Mi chiedo: “Può il cittadino rispettare le regole se l’amministrazione comunale non le rispetta?”

… Ma Nicola del Prete, che questa mattina è sceso dal letto prima di me, è già intervenuto sull'argomento. Tuttavia che colpa ne ha Ingroia? Non si pensi che io voti per quella parte politica, il mio intervento è dovuto solo ad un attacco di onestà intellettuale. Non mettiamola sempre in "pollitica"! I problemi sono altri: l'incapacità di chi ci amministra e l'uso "privatistico" che il "sindaco" fa della cosa pubblica. Possiamo partire dalla concessione o meno delle sale d'Avalos o del Teatro Rossetti fino a quella del Mercato di Santa chiara.

Adesso la colpa è di chi non ha messo i cassonetti.

Tifosi tedeschi bivaccano nel centro di Roma.

Migliaia di persone si sono accampate sui gradini davanti alla Barcaccia, tutti muniti di bottiglia in mano. A terra un tappeto di bottiglie, lattine, cartoni e casse di alcolici ha fatto da cornice alla piazza. Sporcizia a parte non è successo nulla di particolarmente grave, anche perché i tifosi tedeschi non hanno creato problemi di alcun genere. Di solito i vigili e le forze dell’ordine non permettono di bere o mangiare in quel sito e a peggiorare le cose ha contribuito sicuramente l’assenza di cassonetti adeguati.

Ma possibile che dobbiamo sempre giustificare l'inciviltà?

Prima di votare.


Secondo me prima di andare a votare, bisognerebbe essere informati, preparati, documentati. Penso  inoltre che i candidati dovrebbero proprio avere una preparazione "importante" che parta dalle "origini".

Quando mi incontrate, se non lo avete già capito, chiedetemi cosa intendo per "importante" e per "origini".

giovedì 21 febbraio 2013

Non è rimasto più nemmeno questo.

Se i miei concittadini, sempre pronti a "vantarsi" e a godere delle bellezze e delle "ricchezze" di questa città, si muovessero un po' invece di stare sempre immobili a piangersi addosso ogni volta che sottraggono ad essa "elementi di vanto e di ricchezza", forse monumenti come questo si salverebbero.

"Sanda Luciuia nostre, arripeje l'ucchie!"

martedì 19 febbraio 2013

A proposito di Arte esposta ...“in the dunes” Ad-Erci


Di Giuseppe Pollutri



Ne ha bisogno il paesaggio di ...“una mano d’arte” o sfruttiamo il paesaggio per dare una mano di sicura bellezza e suggestione ai nostri manufatti, seppur e quando pseudo creativi?

En plein air (dicitura francese) indica una modalità creativa, e poi un genere pittorico, in uso soprattutto nell'’800 ... 

“Il principio base della pittura en plein air è quello di dipingere all'aperto per cogliere le sottili sfumature che la luce genera su ogni particolare e quindi di cogliere la vera essenza delle cose”. (http://it.wikipedia.org/)

Esporre invece, all’aperto, nella natura  (... e diciamolo in italiano), è invece, al giorno d’oggi, un voler sfruttare troppo facilmente ... le sottili sfumature che la luce genera su ogni particolare e quindi di... immettere così nel proprio manufatto dipinto, assemblato, chiosato in laboratorio o studio .... la vera essenza delle cose, ovvero dell’arte. Nel caso: l’esteticità, trasmettitrice ineliminabile di ciò che l’autore ha immesso nell’opera e che con essa – forma e immagine - vuole significare.
Accade con “Art in the dunes” da qualche anno, a Vasto. Almeno così a me pare. Ovviamente fatte salve le eccezioni di alcune Opere dotate di autonoma cifra estetica, chiaramente riconoscibili. Manufatti o assembloinstallati esposti - suggestivamente (riconosco)  - nell’habitat, naturalistico ma non tanto, pregiato ma alquanto surretiziamente mitizzato, Ad-Erci e dintorni.
Giuseppe F. Pollutri, critico d’arte

Nota a margine, ma non troppo: 
Installare (quel che ci pare, o quel che si ha per le mani) è operazione da galleristi, tuttalpiù, se non da “manutentori ai servizi (comunali)”. GFP

Quando votare era "sacro".



Riconoscetevi

lunedì 18 febbraio 2013

Una battuta ... ci seppellirà.



In questa campagna elettorale fatta di battute comiche da parte di “quasi” tutti, anche Romano Prodi, persona seria,  si è fatto scrivere una frase ad effetto che ha dato “risalto" al suo intervento a Milano. Riferendosi a Bersani ha detto che quando il segretario del Pd parla, non sempre lo capiscono: “I miei amici africani mi chiedono perché ce l’abbia tanto con i giaguari da smacchiare. Io me la cavo rispondendo che ce l’ha anche con i tacchini”.
I giornalisti ringraziano, gli italiani che vorrebbero sentire meno battute e più programmi, un po’ meno.

P.S. Gli sceneggiatori di Prodi sono anche ignoranti. Il giaguaro è un felino “americano”. I suoi amici africani quindi non c’entrano. …. Ma non se n’è accorto nessuno.

Però! questa mia Città ...

.... anche nei primi del '900

Scarpasciudd


RENATENGO IL CAMERLENGO

Di Vittorio Patriarchi

sabato 16 feb'13, ore 17, campo Incoronata
VITORIA SETUBAL  OPORTO  4 - 4
arbitro Orazio Di Blasio

BORDEAUX ( blu ): Pitagora, Loreta, Puddu, Forgione, Serafini S, Danenza, Soldano, Reale(fino al 70'), Angiolillo, Serafini A, Ronzitti Go

OLYMPIQUE MARSEILLE ( gialli ): Ferri, Isoardi, D'Adamo, Sboro, Di Foglio, Patriarchi, Antenucci, Sebastiani, Bozzelli, Di Marco(2°t con i blu), Cicchini, D'Angelo

12 vs. 11 a tempi alterni, questo portuguese sabato scarpasciuddiano; la strana abbondanza di portieri (due gli esordi) ha fatto si che oggi il 'camerlengo' degli scarpasciudd' Renato Loreta ritornasse a giocare a 5 anni di distanza dall'ultima sua sgroppata: un avvenimento unico quasi quanto un conclave, appunto. Vivacità iniziale dei blu nei primi 20', con 2 bordate di Ronzitti smorzate e deviate da Patriarchi, ed un'altra al 21', stavolta Gogò sciupa un occasionissima sparando alto. Ma i gialli, al 32', cacciano i denti: Cicchini lancia Bozzelli sulla dx, diagonale teso respinto dal portiere blu Pitagora, ma Hulk D'Angelo appostato 'gnè na' fuìne' ribatte di piatto in rete: 0-1. Hulk ci riprova dopo 2' su un allungo solitario sulla sx, ma il suo esterno dx lambisce l'incrocio dx ed esce fuori. Al 38' il blu Danenza spara alto sui campi: 7' di sospensione e 'la pàlle s'avè squajjàte': ritrovata alla fine ' n'mèzze a 'na cèspe di grambalupuèine'. Nella ripresa la partita si movimenta: i blu diventano 12 con Di Marco che cambia casacca, e al 6' i blu pareggiano: cross di Reale da dx., Gogò Ronzitti s'imposta con i suoi 110kg. e devia bene di testa all'angolo: 1-1. I gialli sbandano paurosamente, e Gogò li punisce di nuovo al 13': Forgione lancia da dx verso centroarea, Gogò in nettissimo fuorigioco (Orazio era coperto nella visuale) aggancia e molla in rete il 2-1. Al 16' i blu addirittura triplicano: Andrea Serafini triangola con Angiolillo, il portierino giallo Ferri ' s'imburnicìsce', non esce e Andrea lo anticipa di punta e segna il 3-1. I gialli reagiscono al 23': D'Adamo serve sulla sx Franz Sboro che evita 2 avversari, si accentra e il suo bolide, un po' deviato, piega le mani a Pitagora ed entra in rete: 3-2. I gialli 'insistiscono' e stavolta è Nicola Bozzelli che, su assist di Cicchini, molla un micidiale destro a volo: 3-3. Ma lo spettacolo non finisce qui: il portierino giallo Ferri 'accòppe nu' ruònge' ed esita ad uscire di piede su un facile rinvio, Luigi Angiolillo implacabile lo fulmina e realizza il 4-3. Al 37' il custode baffuto Alfredo 'fa sparà 'na bbòtte' a bordocampo e si becca un Daspo da Orazio. Ma al 39' su penetrazione in area blu di Bozzelli, Danenza intercetta di braccio: rigore, battuto caparbiamente (con conseguenti polemiche da fuoco amico) da Nicola Bozzelli, ed è 4-4, punteggio che rimane tale fino al 90'. Epilogo culinario di Soldano, che 'n'n zi pò mandinè' dal rivelarmi l'ultimo suo sperimentale manicaretto: panocchie in guazzetto con pomodorini ed, udite udite, funghi champignon !  E Fanucci gli ha rivelato che ha acquistato un tavolo nuovo di 3m: ai posteri e al camerlengo le ovvie deduzioni...( fumata bianca ?)
  
Class. cannonieri: 26 gol : Ronzitti Gò  19 gol: Bozzelli  17 gol: Angiolillo  13 gol: Frangione  12 gol: Ronzitti L, D'Angelo  10 gol: Sboro, Serafini A   6 gol: Reale   3 gol: Cicchini, D'Adamo FP, Frasca M, Sebastiani, Storto    1 gol: Fanucci, Piras, Salvatore D, Soldano, Vino 

domenica 17 febbraio 2013

Qualche considerazione in più sulle dimissioni del Papa


Di Felice Monteferrante


Sulle dimissioni del Papa, (ma sarebbe meglio chiamarla abdicazione visto il suo ruolo di Monarca assoluto della Città del Vaticano) vaticanisti, giornalisti opinionisti di ogni genere e gente comune, hanno giustamente, voluto dire la loro nelle trasmissioni  televisive che si sono susseguite dopo la notizia della volontà del Santo Padre di dare le dimissioni il 28 febbraio, annunciate durante il Concistoro di lunedì scorso.
Così da “Otto e mezzo” a “Piazza pulita” allo “Speciale porta a porta” e nei vari T.G. si sono ricordati tutti gli ultimi scandali che hanno investito la Santa Sede: l’intero Vatileaks (dalle inchieste di Nuzzi, alla pedofilia, al caso Paolo Gabriele,alla corruzione e la lotta intestina tra i diversi Cardinali), l’annullamento della scomunica dei Lefebvriani o le dimissioni di Gotti Tedeschi  dallo I.O.R. (forse perché voleva fare applicare alla banca le normative antiriciclaggio così come vuole l’U.E). Da venerdì scorso presidente dello I.O.R. è il tedesco Ernest Von Freyberg.
Se non vogliamo anche dare la patente di profeta a Nanni Moretti queste appaiono solo congetture fantasiose e dietrologiche: lo stesso Pontefice, infatti, nel libro-intervista “Luce del mondo non escludeva la possibilità di dimissioni, previste, tra l’altro, dal Diritto Canonico.
Pochi però hanno affrontato il problema partendo da quello che avrebbe potuto essere la vera svolta della Chiesa Cattolica, cioè quel  Concilio Vaticano II (voluto da Papa Roncalli e conclusosi sotto il pontificato di Papa Montini) di cui lo stesso Joseph Ratzinger ne fu protagonista.
Degli unici interventi su questo tema ricordo solo quelli di  Massimo Cacciari, di Giuliano Ferrara, di Vito Mancuso e di pochi altri.
Già, quel Concilio che, dopo un avvio di svolte progressiste sul ruolo delle donne nella Chiesa, sul celibato dei preti e la morale sessuale, si concluse con una vittoria dei conservatori (come non ricordare il lungo silenzio sull’uccisione del Monsignor Romero).

Un altro punto importante di cui si  è discusso è quello dell’eccezionalità delle dimissioni di un Papa: infatti nella millenaria storia della Cristianità solo altre due volte era accaduto:la prima fu quella di Celestino V (vilipeso da Dante ed ammirato da Petrarca) la seconda quella di Gregorio XII quando, nel 1309, la sede papale fu spostata da Roma in Provenza.
Però, a mio modesto parere, la peculiarità di queste dimissioni risiedono nel fatto che, esse avvengono nel pieno della  Modernità cioè, nel pieno della “Civiltà della Tecnica”. Senza scomodare la filosofia di Nietzsche o Heidegger si possono menzionare le parole del filosofo Umberto Galimberti “se io tolgo la parola Dio dal mondo, il mondo neanche se ne accorge ma se tolgo la parola “tecnica” il mondo se ne accorge!” e sempre Galimberti nel suo ultimo libro "Una religione dal cielo vuoto" scritto con Vito Mancuso ricorda che «il cristianesimo ha desacralizzato il sacro, sopprimendo la sua ambivalenza e assegnando tutto il bene a Dio e tutto il male al suo avversario”. Tesi confutabili, che anch’io non condivido in pieno, perché penso che esistano ancora molti che conservino ancora lo stupore del Sacro e del Bello (Thauma) e nel loro quotidiano pratichino il Bene.
Sulla stessa falsariga di Galimberti si muove Marco Vannini sul “Manifesto” di cui riportiamo alcuni passi: “Il vero dramma del papa  riguarda una cosa davvero essenziale: una fede che ha perduto le sue fondamenta storiche. Ricordo che la fatica principale di Benedetto XVI in questi anni è stata la redazione di una vita di Gesù, di cui nel Natale scorso è uscito l'ultimo volume, quello dedicato all'infanzia di Gesù stesso. Molto significativamente l'opera è stata presentata come uno studio scientifico, di cui era autore il prof. Joseph Ratzinger, appunto, l'esperto di storia del cristianesimo che dialoga con i dotti, prima ancora che il pontefice romano che parla ex cathedra.
Io credo che un uomo colto come il papa, cui non sono ignoti i risultati della ricerca storica, non possa onestamente credere alle storie bibliche, ma sappia benissimo che sono invenzioni la Genesi, le storie dei patriarchi, l'Esodo, ecc. Più ancora: costruzione mitica la storia della nascita di Gesù, il concepimento verginale, così come leggendario buona parte del racconto evangelico, ivi compresa  – forse – la stessa resurrezione. Ma il dramma non è solo in questo, sta nel fatto che il papa conosce bene la profondità spirituale del cristianesimo, la fede non come credenza in uno o più fatti storici, ma come esperienza dello spirito. E dunque il vero dramma viene dalla difficoltà di far comprendere che la verità del cristianesimo sussiste intatta - anzi, viene davvero alla luce - anche senza quelle credenze tradizionali, cui è stata affidata per due millenni. Far passare il cristianesimo da una fede ingenua alla conoscenza dello spirito nello spirito, è in realtà un compito che richiede secoli, probabilmente, e forze molto superiori a quelle di un vecchio papa. Per questo le dimissioni di Benedetto XVI fanno venire alla mente l'«ultimo papa» di cui parla davvero profeticamente Nietzsche nel suo Zarathustra: quel vecchio papa ormai Ausser Dienst, collocato a riposo, appunto, perché il suo Dio, «un Dio nascosto, pieno di mistero» è morto. È stato ucciso da quello stesso amore di verità che ha fatto dire a un maestro «'Dio è spirito', compiendo così il più grande passo verso l'incredulità: non è facile infatti sulla terra portare rimedio a una tale parola». Ma Benedetto XVI conosce anche altre parole di quel maestro: «È bene per voi che io me ne vada, perché se non me ne vado, non verrà a voi lo spirito. Esso vi condurrà a tutta la verità».
Perciò ha preso congedo con dignità e umiltà commoventi, ma anche e soprattutto con grande serenità, frutto di una fede che non è credenza, ma sapere.”
Io non credo che questa sia un’analisi esatta in quanto, se fosse vero ciò che afferma Vannini il Santo Padre avrebbe già dovuto lasciare nel periodo in cui era Prefetto della congregazione per la Dottrina della Fede.

Affrontiamo adesso un aspetto, solo apparentemente distante dal tema che stiamo trattando: la rappresentazione di Cristo nella pittura: e per fare questo occorre fare un breve excursus storico sulla storia dell’arte occidentale, dalle sinopie di Pisanello fino ai giorni nostri tralasciando cioè, tutto il periodo precedente dove, salvo rari casi, come nell’arte Copta, negli affreschi della grotte in Cappadocia, la rappresentazione di Gesù erano allegoriche o simboliche  come il pesce (ichthys  in greco è l’acronimo di Gesù Cristo Figlio di Dio Salvatore) o il Buon Pastore, o nel periodo del distacco della tradizione Cristiana da quella Ebraica dove Gesù veniva raffigurato o come giovane imberbe o barbuto.
Se in Cimabue, ed in Simone Martini c’era ancora la rappresentazione di un Cristo Pantocratore di derivazione bizantina, in Giotto già apparivano nei volti l’espressione dei sentimenti: così nel Rinascimento Cristo sulla Croce assumeva una dimensione più realistica e più umana seppur nelle diverse declinazioni, dalla statica ieraticità in Raffaello o Antonello da Messina, alla teatralità di Velàzquez o al pathos di Grunewald.
Così il Cristo sarà rappresentato anche nelle molte “Sacre Famiglie”, “Natività”  insieme a Maria o nei molti dittici o trittici nei vari momenti della sua Vita, Via Crucis o pagine tratte dai Testi Sacri.
Tutto ciò, come lo stesso Sgarbi ha ricordato in un suo recente libro, termina nella seconda metà dell’ “800, quando tutte le varie correnti artistiche si concentrano a rappresentare al meglio la realtà (impressionismo, espressionismo, divisionismo) o il rapporto dell’uomo con essa fino a rielaborarne e scomporne la forma (cubismo), o si cercava di esprimere le pulsioni più profonde dell’uomo, grazie anche alla nascente psicanalisi (secessione viennese).
Poi agli inizi del Ventesimo secolo in tutte le avanguardie, almeno in quelle occidentali (futurismo, vorticismo, action painting, arte concettuale, arte povera, ecc.) si dissolve, salvo in poche eccezioni (come in alcuni esponenti della “Scuola Romana”,nella “Transavanguardia”, nel “Realismo Sovietico” in Guttuso, nella poetica yiddish di Chagall o in qualche artista d’oltreoceano come Hopper, Lichtenstein o Andy Warrol), la stessa rappresentazione dell’uomo: Così Depero, Boccioni, Carrà, Burri, Fontana, Manzoni, Vedova,  da noi, Pollock, Ernst, Malevic, Klee, Haring, Basquiat o nella ricerca sinestetica di Kandinsky nel resto del mondo, tanto per citarne qualcuno, cercarono nuove strade: è più importante sondare nuove dimensioni dello spazio e della materia che occuparsi dell’uomo e di Dio: in alcuni casi, come in Dalì o in Ontani, sono gli stessi artisti a diventare opere d’arte ed in Manzoni addirittura sono gli escrementi ad assurgere a valenza estetica.    
Così in tutto il ‘900 “Il Sacro” riappare nella tragicità di “Guernica” o più recentemente nelle molteplici provocazioni di Cattelan di Kendell Geers nel suo “Crocifisso” o nel teatro blasfemo di Castellucci, censurato in Italia.
Se questo discorso può apparire fuori luogo ricordiamoci che, sin dal Medioevo l’alfabetizzazione religiosa è avvenuta soprattutto mediante la rappresentazione del “Sacro” fatta dagli artisti e nel culto delle Reliquie:ed ancora oggi in molti luoghi della nostra penisola molti riti religiosi si rifanno a queste tradizioni.     

Per tornare a questioni più propriamente Teologiche mi piace ricordare due eminenti figure del Cattolicesimo: quella di  Antonio Rosmini (beatificato solo nel 2007) soprattutto quello profetico  delle “5 piaghe della Santa Chiesa”, ricordato spesso dallo stesso Ratzinge quando era ancora Cardinale e quella di Carlo Maria Martini scomparso lo scorso agosto: già Arcivescovo della Diocesi di Milano e fine biblista, è tornato in Italia solo nel 2008, dopo un soggiorno in Terra-Santa dove ha potuto elaborare al meglio la sua idea di Chiesa.
Martini cercò sempre un vero dialogo con le altre fedi, senza mai cadere in derive sincretiste ed auspicava una Chiesa meno dottrinale e più apologetica che sapesse meglio rispondere alle esigenze della contemporaneità.
Auguriamoci che il futuro Pontefice, indipendentemente dalla sua provenienza geografica, sappia rispondere a queste sfide.

sabato 16 febbraio 2013

Punta Penna e ... la cicoria.

Non hanno messo la data ma ...

(clicca per ingrandire)

"Eccheppalle"!

L'amica Ida forni, tramite eBay, mi ha fatto notare che su questo sito è in vendita un mio libro.
Questa pubblicazione è stata fatta dall'Università delle tre età, negli anni Ottanta.Si intitola Album di famiglia. Non è mai stato distribuito e non ho mai saputo perché. 
Una mia copia personale l'ho regalata al compianto Professor Riccardo Pazzaglia (quello del brodo primordiale). Non sapevo ce ne fossero altre in circolazione. A proposito ho saputo che in giro ci sono altri "Album di famiglia" ne potrei avere una copia?

Quel "tua" che mi commuove.

Come a lingua italiana dell'emigrante.

venerdì 15 febbraio 2013

Caro Michele, perché non "ricominciare" ?



Fare ... per fermare il declino.



Eravamo quattro amici al bar
che volevano cambiare il mondo
destinati a qualche cosa in più
che a una donna ed un impiego in banca
si parlava con profondità
di anarchia e poi di libertà
tra un bicchier di coca ed un caffè
tiravi fuori i tuoi perché e
proponevi i tuoi farò
Eravamo tre amici al bar
uno si e' impiegato in una banca
si può fare molto pure in tre
mentre gli altri se ne stanno a casa
si parlava in tutta onestà
di individui e solidarietà
tra un bicchier di vino ed un caffè
tiravi fuori i tuoi perché
e proponevi i tuoi però.
Eravamo due amici al bar
uno e' andato con la donna al mare
i più forti però siamo noi
qui non serve mica essere in tanti
si parlava con tenacità
di speranze e possibilità
tra un bicchier di whisky ed un caffè
tiravi fuori i tuoi perché
e proponevi i tuoi sarà.
Son rimasto io da solo al bar
gli altri sono tutti quanti a casa
e quest'oggi poi verso le tre
son venuti quattro ragazzini
son seduti li vicino a me
con davanti due coche e due caffè
li sentivo chiacchierare
han deciso di cambiare
tutto questo mondo che non va.
Sono qui con quattro amici al bar
che hanno voglia di cambiare il mondo
e poi ci troveremo come le star
a bere del whisky al roxy bar
e forse non ci incontreremo mai
ognuno a rincorrere i suoi guai
e poi ci troveremo come le star
a bere del whisky al roxy bar
e forse non ci incontreremo mai
ognuno a rincorrere i suoi guai
ognuno a rincorrere i suoi guai


giovedì 14 febbraio 2013

Ma le idee ...

Il sarcofago bisomo di Palazzo d'Avalos, ovvero "quando l'amore prosegue oltre la vita". Una occasione per invitare a visitare i musei civici a San Valentino. Ma le idee non vengono se non si "pensa" o non ci si documenta.

bisòmo s. m. [dal lat. tardo bisomum (o bisomus locus), comp. di bi- e del gr.σμα «corpo»]. – Termine con cui, nelle catacombe, si indicava una sepoltura per due salme: si riferisce propriamente ai loculi praticati orizzontalmente nelle pareti verticali delle gallerie. Con sign. analogo, in archeologia, urne cinerarie b., le caratteristiche urne etrusche contenenti due corpi, di solito marito e moglie, raffigurati in scultura sul coperchio.

Sande Valdine me ...

Questo antico biglietto spedito dalla Merica a una giovane di allora (primo 900) e i buchi dei tarli su di esso, stanno a significare che l'amore, se non è eterno, quantomeno può durare a lungo.