sabato 9 marzo 2013

Lu Uaste se ne va all'acete! (due)

Se per "tappare un buco" ci vuole tutto questo tempo, figuriamoci per fare qualcosa di più importante. E non si scarichino le colpe sulla Soprintendenza! Gli "impegni" vanno seguiti. Non si dorme.
L'assessore Marra aveva assicurato il 10 settembre dello scorso anno che i lavori sarebbero durati 20/30 giorni. Aveva aggiunto: Al massimo entro la fine di novembre, quindi, i vastesi potranno ammirare i resti presenti all'inizio di piazza Rossetti e immaginare, ancora meglio, cosa c'è al di sotto del livello del suolo. Sarà l'occasione, finalmente, di poter presentare quest'area archeologica anche ai turisti che verranno nei prossimi mesi in città. Durante l'estate in molti si sono soffermati vicino alla recinzione, cercando di capire cosa ci fosse lì sotto.
Di rinvio in rinvio siamo arrivati ad oggi. Il buco "grigio" è ancora là. Ce la faremo per agosto?

Di spalle.

Non so se esistono foto d'epoca che riprendono il monumento ai Caduti da dietro. Io ho ritrovato questa.

venerdì 8 marzo 2013

Festa della donna.

Non sono a favore delle quote rosa perché le ritengo una discriminazione. Non ho mai visto di buon occhio i sindacalisti perché quelli che conosco non mi sembrano persone utili alla società ma solo ai propri interessi. Tuttavia Susanna Camusso la vedrei bene come Presidente della Repubblica Italiana.

Buon 8 Marzo ma ...

... io, invece che "Festa della donna" chiamerei questa ricorrenza "Festa del rispetto reciproco". Tuttavia   mi rendo conto che la mia proposta non avrebbe riscontro commerciale. Cene, fiori, gioielli, profumi, spogliarellisti, cioccolatini, regalini vari eccetera .....

Giaculatorie quaresimali.


Ma che prezzo hanno D'Alessandro e Del Prete?

Da Zonalocale

L'ultimatum è arrivato due giorni fa, a distanza di una settimana dallo tsunami Grillo che si è abbattutto su Vasto, oltre che su tutta l'Italia. Faccia a faccia con il sindaco, Luciano Lapenna, i socialisti hanno messo il capo dell'amministrazione comunale davanti a un bivio: o azzera l'attuale Giunta e ne forma una nuova e rinnovata nei suoi componenti, oppure tutti a casa. Cambiare o tornare al voto. Non c'è altra alternativa, secondo il Psi che, con tre consiglieri nell'aula Vennitti, può rovesciare i rapporti di forza tra maggioranza e opposizione. Con la conseguenza di mandare in minoranza Lapenna e costringerlo alle dimissioni, oppure provocare lo scioglimento del Consiglio per impossibilità di funzionamento. In entrambi i casi, si andrebbe dritti dritti alle elezioni anticipate.
A settembre i socialisti avevano chiesto tre cose: riduzione del numero degli assessori, un assessorato da assegnare al Psi (in particolare al consigliere comunale Luigi Masciulli) e un cambio di marcia immediato nell'azione amministrativa, che ristagna ormai da troppo tempo. "Ora non vogliamo più neanche l'assessorato", rivela a ZonaLocale.it Rocco Cerulli, che fu assessore per un anno tra il 2007 e il 2008. "Ci interessa solo scuotere questa amministrazione dal torpore in cui è piombata fin dalle elezioni 2011. Lapenna deve azzerare la Giunta e farne un'altra con assessori nuovi e motivati a far bene".
In serata il segretario cittadino del Partito socialista, Luigi Rampa, tiene a precisare che "non abbiamo lanciato un ultimatum".
Ma il sindaco sa che togliere un tassello in Giunta vuol dire modificare i già precari equilibri della coalizione che lo sostiene. Col rischio di creare un effetto domino in grado di far precipitare ugualmente il centrosinistra verso il ritorno alle urne. A quel punto, lo tsunami Grillo travolgerebbe la coalizione di governo della città: il Movimento 5 Stelle raccoglierebbe facilmente una valanga di voti in uscita dal centrosinistra. In un momento in cui anche all'interno del suo partito, il Pd, si fanno strada i primi malumori dopo il risultato delle elezioni di dieci giorni fa, Lapenna prende tempo. Deve barcamenarsi tra due forze opposte. Se dice sì all'ultimatum del Psi e rimette in discussione la Giunta, allora rischia di perdere alleati e ritrovarsi senza maggioranza. Se dice no ai socialisti, questi gli toglieranno l'appoggio. In entrambi i casi si andrebbe alle elezioni comunali anticipate. 
Lapenna prende tempo. Magari spera di congelare tutto per qualche mese. Visto che a livello nazionale la formazione del Governo appare difficilissima, gli italiani potrebbero essere chiamati a breve a votare di nuovo per il Parlamento. A quel punto, Lapenna tornerebbe alla carica per quella candidatura alla Camera che non ha ottenuto nei mesi scorsi. E proverebbe a lasciare Vasto per chiudere a Roma la sua carriera politica.

giovedì 7 marzo 2013

Grillini su Marte

Ci sarebbe molto da dire sulla situazione politica in Italia ma non essendo "all'altezza" dei politici nostrani preferisco tacere.

Ombrina Mare

Questa pagina satirica degli anni Settanta parla, non nella motivazione attuale, del problema "petrolio". Basterebbe sostituire la vignetta che cita Signorile con: "una grande manifestazione contro" e sarebbe ancora attuale.

mercoledì 6 marzo 2013

Scarpasciudd


IL FRECCIAROSSA E LE COCCIA GLURIUSE

Di Vittorio Patriarchi

sabato 2 Mar'13, ore 17, campo Incoronata.
RANGERS  ST.MIRREN  5 - 1
arbitro Orazio Di Blasio

RANGERS (blu ): Altieri, Puddu, Danenza, Serafini S, Salvatore, Soldano, Vino (fino al 45'), Angiolillo, Forgione, Ronzitti Go

ST. MIRREN (gialli ): Loreta, Isoardi, Di Marco, Sboro, D'Adamo, Patriarchi, Antenucci, Sebastiani (fino al 31'),Bozzelli, Cicchini, D'Angelo

10 vs.11 scozzese, ma visto il campo, sembrava il paesaggio delle valli di Comacchio 'nghi li 'nguìlle e ccapitùne', nonostante le cure maniacali di Alfredo 'pippo santanastaso'. I gialli, senza centrale, schierano inizialmente il duo Paradise D'Adamo-Patriarchi, ma ahinoi, sono 3 le pallette rifilate ai due DJ nei primi 16': al 7' il blu Gogò Ronzitti se li porta a spasso in area e, complice un campo in cui la palla va a 'dog's cock', segna l'1-0; al 11' si ripete, ma stavolta il portiere Loreta blocca in tuffo; al 12' crossa da dx, Luis Angiolillo puntuale come un frecciarossa raccoglie al centro e raddoppia 2-0; al 24' Forgione propone la palla ad Angiolillo, diagonale teso al centro e Peppino Soldano si fuma Romeo e triplica il bottino, 3-0. I gialli 'n'arizzècchene 'cchiù' e il 1° tiro in porta, ad opera di Bozzelli, (29') viene facilmente parato da Altieri. Al 31' a qualcuno l'acqua gli è arrivata al cervello, le sinapsi impazziscono e due teste annacquanite si rendono protagonisti di uno spiacevole episodio: ne fa le spese il povero Osvaldo, intramezzatosi come paciere nella lite; francamente, assurdo rovinare una trentennale festa (i, perchè, in quanto tale, esige in primo luogo di rispetto verso tutti, nessuno escluso) per una 'cianghetta': sui campi in tv si vede di peggio, certo, ma ciò non deve legittimare comportamenti da barbari da parte nostra. Nel 2°t, Vino infortunato non rientra, e i gialli rispolverano il capitàa Antenucci come centrale (come ai tempi di 'ndì ficchì !"). Al 12', su punizione , il giallo Bozzelli coglie la traversa, e al 18', sempre su punizione, Franz Sboro accorcia 3-1. Ma i blu schierano 4 centrali in linea e di là non si passa; al 20' il blu Danenza crossa da sx, Patriarchi arriva corto di testa, Luigi 'frecciarossa'Angiolillo puntuale si fa trovare in traiettoria e sigla il 4-1. Al 26' Bozzelli torna negli spogliatoi, D'Adamo si propone come punta e, al 27', serve D'Angelo che tira a volo, Altieri devia in angolo. Al 44' Gogò Ronzitti manda a 'spisiliè ndèrre' il marcatore e realizza il finale 5-1: ' jàmece a 'nnigà !'  

Class. cannonieri: 28 gol: Ronzitti Gò  22 gol: Bozzelli  21 gol: Angiolillo  13 gol: Frangione  12 gol: Ronzitti L, D'Angelo, Sboro  11 gol: Serafini A   6 gol: Reale   3 gol: Cicchini, D'Adamo FP, Frasca M, Sebastiani, Storto, Vino      2 gol: Soldano    1 gol: Fanucci, Piras, Salvatore D   

Lu Uaste se ne va all'acete!

Le immagini parlano da sole. Inutile aggiungere parole a quanto sta accadendo nell'immobilismo dell'amministrazione comunale. 

Petrolio: vedremo.


COMUNICATO STAMPA


A nome anche degli altri “cittadini” del M5S abruzzesi eletti alla Camera ed al Senato, volevo, prima di tutto, assicurare la nostra attiva partecipazione alla manifestazione del 14 aprile 2013.Ho già rassicurato, in un incontro informale, di cortesia, avuto questa mattina con il Sindaco di Vasto, circa la nostra volontà di batterci contro la autorizzazione per la piattaforma petrolifera Ombrina Mare. Troppe, e di tanti, sono state le incertezze sull’articolo 35 del decreto “Cresci Italia” (d.l. 83/2012); anche di parlamentari abruzzesi del PDL, del PD, dell’UDC, di FLI. Come è ormai noto, il decreto “Cresci Italia”, infatti, estende a tutta la fascia costiera la zona off-limits delle 12 miglia per le nuove richieste di estrazione di idrocarburi a mare, ma fa anche ripartire tutti i procedimenti per la prospezione, ricerca ed estrazione di petrolio che erano stati bloccati nel giugno di due anni fa dal decreto legge n. 128/2010 approvato dopo l’incidente alla piattaforma Deepwater Horizon nel Golfo del Messico. Tra l’altro, (come hanno spiegato anche esperti di diritto) è una “disciplina che contiene in sé una evidente contraddizione, giacché se è stata recata per ragioni di tutela ambientale, allora qualcuno dovrebbe spiegarci come mai tale esigenza sussista solo per il futuro e non anche per il passato, cioè non in relazione a procedimenti definitivamente conclusi, ma in relazione a procedimenti che erano stati “seppelliti” dal “Decreto Prestigiacomo” e che con il Decreto “Sviluppo” si sono riportati in vita.”
A questo bisogna aggiungere la comica, e nel contempo tragica, assurda, paradossale  situazione (dimostrata dal WWF) della assenza di parere della Regione Abruzzo causa… dispersione tra gli uffici della stessa Regione Abruzzo, delle richieste del Ministero Ambiente. Ci auguriamo che il Presidente Chiodi apra un'indagine interna per accertare eventuali responsabilità e/o omissioni in questa vicenda.
Bisogna realizzare un sano protagonismo dei territori e delle istituzioni locali contro l’arrivo di nuove piattaforme. La stessa SEN (Strategia Energetica Nazionale), in fase di consultazione, introduce elementi fintamente democratici e partecipativi. Si pensi alla cosidetta “autorizzazione unica a trivellare” che riprende quanto  definito dallo stesso decreto “Cresci Italia” (d.l. 83/2012) all’art. 38 - “Semplificazioni delle attività di realizzazione di infrastrutture energetiche e liberalizzazioni nel mercato del gas naturale”, che, in buona sostanza riduce ai minimi termini il ruolo delle Regioni nella compartecipazione alle decisioni in fatto di energia
Per questo ci faremo promotori, come cittadini del M5S eletti alla Camera ed al Senato, d'iniziative legislative che blocchino immediatamente la procedura di Ombrina Mare e ridisegnino le regole per l'estrazione del petrolio e del gas in nome di una maggiore tutela dei territori e delle comunità che ci vivono.

 Gianluca Castaldi, cittadino “senatore” del M5S.
Gianluca Castaldi, cittadino “senatore” del M5S.

martedì 5 marzo 2013

L'Aragona: uno stadio per ... signorine.


Mi ritrovo ogni domenica a tifare Vastese allo stadio Aragona praticamente solo. Capita come nella partita col Moscufo, di essere accerchiato dalla tifoseria ospite. Mi chiedo dove sono finiti i tifosi che in serie C riempivano lo stadio? Posso pensare che stiano al Palasport a tifare la squadra di basket ma ...
Da Zonalocale

Gli Aragonesi Ultrà Vasto invitano la città a seguire la Vastese che si appresta a disputare le partite decisive per la vittoria del campionato. Di seguito il testo del comunicato diffuso dai tifosi biancorossi.

Tutti allo stadio,ora è arrivato il momento di mettere da parte tutti gli scetticismi generali e tornare a sostenere i colori biancorossi tutti uniti! Sabato 9 marzo giocheremo fuori casa a Pescara contro la Flacco Porto (chi volesse venire può contattare i soliti), ma da domenica 17 invitiamo tutta la città a tornare a riempire le gradinate del nostro glorioso stadio Aragona in massa, per spingere i ragazzi alla vittoria finale .


Riflessioni nostre, sulla gente politica e sulla società civile



Di Giuseppe Pollutri

    Un Di Pietro che cade (... prende, o si tiene, le sue robe e se ne va, ... anzi no: che sino all’autunno “si congela” nel ruolo). Il residuale tappeto logato dei “Valori”. Il valore vero delle idealità civiche.
Eh, la gente! Ah ...il popolo! Oh ...i vastesi che, tutti insieme, di riffa o di raffa, se lo sono cullato o comunque tenuto caro e applaudito nel cittadino “Cortile” del D’Avalos, annualmente moquettato e mai riacciottolato per quella ‘produttiva’ tre giorni, una volta l’anno. Che ne è del Di Pietro Tonino, il pre-grillino senza la vis comica e spettacolante del Beppe, per quanto comico nel suo dire, alle volte, persino a sua insaputa lo fosse? Sparito. Infoibato nella fossa guatemalteca dell’altro magistrato in libera uscita dal ruolo. Azzerato lui con tutta quella che si credeva l’Italia “dei Valori”, quelli che Bersani e Vendola, per piaggeria o per tornaconto elettorale, fingevano (che altro pensare?) di non avere. La “foto di Vasto” è quella, seppure, in fondo, solo un’instanea giornalistica. Resta nei media e nella nostra memoria. Eppure, è bastato un volo dritto e teso di ...Gabanelli in tv, o una barba un po’ così, d’Ingroia, pseudo-magistrato o politico-ammagistrato, impalcato già nelle sue “settembrate feste” da Tonino - a farlo precipitare del tutto. Legarsi piedi e mani alla zattera messa su dal ‘rivoluziario’ magistrato palermitano in opportunistica aspettativa, e dei persistenti “Rifondanti”, degli ostinati “Comunisti operaisti”, dei “Verdi” bonelliani che più non ridono, o non più di tanto, non lo hanno fatto approdare, neppure da naufrago, o come una bottiglia gettata in mare e giunta a riva fra alghe marce e ...scogne, nel nuovo Parlamento. Per quel che, a tal punto, poco o niente avrebbe potuto contare...
***
Traccia del nostro eroe e del suo dirsi “dei Valori”, in realtà, da noi ancora esiste e persiste. Alla Marina del Vasto, in quell’indicibile e indecente ciarpame posato sulla sabbia-sterrato che rappresenta l’ingresso accattone al Luna Park, in servizio estivo e in parcheggio comunal-concesso anche d’inverno. Un misero e accatone riciclo (...predestinazione, chissà) delle sue spocchiose  moquettature del Cortile nostro, prestato in città alle sue performance guasto-settembrine. E’ ancora e sempre nel noto panta-rei eracliteo, accade nella ordinaria decadenza e persistenza a mo’ di rovine, di tutto e di tutti... Ma mentre (è cronaca di ieri) Antonio Di Pietro si diceva lì, sulla sponda del fiume, non si sa quale, in attesa di vedere passare nella corrente il cadavere del suo nemico giurato Berlusconi, è finita che “quel signore che io lo sfascio”, è ancora democraticamente in ballo... Lui, Tonino da Montenero di B., con tutto suo Movimento, è finito con l’essere visibile soltanto su pezze logate, buone soltanto a far da miserevole tappeto a chi, grandi e piccoli, vogliono soltanto ridere e svagarsi a sera, d’estate, attorno e dentro ad una giostra che gira, gira intorno.
***
Eh  sì... Siamo oggi ad “altro giro, altra corsa”. Con altri e diversi protagonisti della vita pubblica, che per gioco o scelta democratica si apprestano a salvare, o a portare definitivamente alla rovina, la vita nostra. Le similitudini e le metafore sono varie e tante e, direi, di non dispiacerci più di tanto per un Di Pietro che già conosce il suo personale tramonto politico... Resta in tutto questo, in una “storia che non insegna”, la lezione, una volta ancora, a non dare troppa attenzione e credito a chi si fa  “tribuno della plebe”. Se non per altro, perchè nel tempo moderno, almeno questo ci sia riconosciuto: plebe (o tappeto, o moquette, per i piedi dei potenti &possidenti) più non siamo.
Se è vero che “le idee camminano sulle gambe di un uomo”, è altrettanto evidente che sono le idee che negli uomini e nei popoli danno impulso al fare e al procedere. Suffraghiamo, supportiamo dunque le idee, ... possibilmente quelle che valgono a indicare una strada, quelle che individuano un mezzo  utile al cammino,  ... non quelle che ci portano sterilmente ad odiare e avversare. Le idee sane e produttive, libere e liberali... Le idealità democraticamente scelte e a ragione professate, con personale e civica passione interpretate, sono quelle che rendono ogni cittadino, e non solo di chi si pone in alto, sul palco di una piazza (...o di un Cortile) e nel Palazzo, una Persona di cui avere stima e rispetto, in vita e ancor dopo.
Giuseppe F. Pollutri 

domenica 3 marzo 2013

Meravigliosa natura

Passeggiando per Vasto nel soleggiato pomeriggio del tre marzo 2013, ho pensato di andare a rivedere due meravigliosi olivi che mio nonno mi indicava ad esempio. Poi ho pensato  ....

Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.”




Di Felice Monteferrante

L’art.9 della nostra Costituzione recita testualmente: La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica.

Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.”

I nostri Padri costituenti, pur dovendo ricostruire un PAESE dalle macerie della guerra, furono lungimiranti nell’inserire, nei principi fondamentali della Carta Costituzionale, la tutela del paesaggio.
A ben vedere, però all’art.9 manca un concetto importante, quello di ambiente inteso come habitat per l’essere umano definito nella sua accezione più ampia e declinata negli ambiti più disparati, da quella abitativo, a quella lavorativo, affettivo, religioso e culturale.

Cultura ed ambiente e cultura per l’ambiente sono ancora oggi assenti nell’agenda politica: a questo valgano le parole di Andrea Carandini (neo presidente del F.A.I. e già presidente del “Consiglio Superiore dei Beni Culturali”) che ha recentemente dichiarato: "Alla classe politica dico di affittarsi un nuovo cervello, perché in questo momento c'é bisogno di un cambio di mentalità……. alla politica chiediamo protezione del territorio ed una legge quadro che limiti le

zone costruibili nelle diverse regioni”.
Già l’ex ministro Altero Matteoli chiedeva una modifica dell’art.9 inserendo il tema dell’ambiente come bene da tutelare per mettere la nostra Carta in sintonia con quella europea.
Ora, per capire meglio tale lacuna, occorre rivisitare, anche se solo per sommi capi, l’iter che ha portato alla formulazione dell’art.9 ma soprattutto al dibattito culturale che, precedentemente si era sviluppato in Europa, sul concetto di Ambiente e Natura.     
Sono generalmente indicati come i ''Padri" dell'art. 9 Concetto Marchesi, e in subordine Aldo Moro. Da una lettura estesa degli atti risulta che questo è sostanzialmente corretto.
Marchesi volle l'articolo sulla protezione dei monumenti (storici, artistici, naturali) come affermazione di principio, Moro era più interessato ad altri aspetti della discussione ma collaborò alla sua stesura comprendendone l'importanza, a differenza di altri della sua stessa parte politica.
L'affermazione di principio fin dall'inizio si colora di una tinta antiregionalistica (parzialmente  ridimensionata con la modifica del Titolo V° della Costituzione) e difensiva delle prerogative di un'amministrazione centrale: sono le prime parole agli atti con cui Marchesi ne giustifica l'inserimento. In esse può esserci anche un po' di tattica per acquisire appoggi a una posizione generalmente poco compresa, ma è certo che per Marchesi la difesa del modello italiano di amministrazione dei beni culturali non prevedeva grande spazio per le autonomie: la cultura è la manifestazione più alta della vita sociale, e perciò deve essere regolata e amministrata al livello più alto delle istituzioni, e difesa da interessi piccini.
E' certo anche che Marchesi conoscesse come pochi altri le qualità del “modello italiano” di amministrazione dei beni culturali, che con le leggi del 1939 e del 1942, a quella data non ancora messe realmente alla prova a causa della guerra, si proiettava al di là del settore delle "cose d'arte", sia pure in un modo che continuava a isolare l'oggetto dal contesto: prima ci sono i monumenti, poi c'è tutto il resto. Marchesi non parla mai di paesaggio, al più difende il concetto di monumenti naturali, espressione particolare di una monumentalità come manifestazione emergente della produzione di cultura, che non riguarda solo le opere di architettura: concetto che traspare anche dalle parole con cui Togliatti appoggia Marchesi.
Una concezione più vicina a quella a che oggi ci è familiare cominciò ad avere un peso solo quando, molti decenni più tardi, si cominciò a parlare di governo del territorio. Nella discussione alla Costituente ce n'è una timida traccia in un paio di emendamenti (bocciati) di Codignola e Lami Starnuti nella discussione sulle autonomie, in cui la materia urbanistica, destinata alle Regioni non senza qualche resistenza, viene proposta come urbanistica e tutela del paesaggio.
Eppure, il gruppo autonomista lasciò nell'articolo 9 uno dei contributi più importanti, che negli anni recenti ha mostrato tutto il suo potenziale: la Repubblica, e non semplicemente lo Stato, tutela il paesaggio. Nella discussione in Assemblea questa proposta di sostituzione si ripresentò in altri casi, ma alla luce del dibattito si può dire che trovò qui la sua espressione più significativa, e proprio all'ultimo momento, quando il Comitato di Coordinamento aveva di fronte la discrasia uscita dal voto dell'Assemblea: la Repubblica tutela i monumenti, compete allo Stato la tutela del paesaggio.
Il nostro art.9. però, è anche il risultato di una riflessione che, come già detto tra fine “800  ed inizio “900 coinvolse molti intellettuali europei su, quale debba essere il ruolo del paesaggio nelle moderne democrazie.
Tra questi va annoverato Benedetto Croce: a chi gli chiedeva “perché è necessario tutelare il paesaggio? Egli rispondeva perché un «altissimo interesse morale e artistico legittima l’intervento dello Stato: poiché il paesaggio «altro non è che la rappresentazione materiale e visibile della patria, coi suoi caratteri fisici particolari con gli aspetti molteplici e vari del suo suolo, quali si sono formati e son pervenuti a noi attraverso la lenta successione dei secoli». Si nasconde qui una citazione della celebre formula secondo cui il paesaggio è «il volto amato della Patria».
Questa formula, che in quegli anni ebbe in Italia quasi il valore di uno slogan, veniva spesso attribuita a Ruskin, e certo corrisponde alla sostanza del suo pensiero; ma è impossibile rintracciarla con queste parole nei suoi scritti, ed è tratta piuttosto da una volgarizzazione del suo pensiero, Ruskin et
la religion de la beauté di Robert de la Sizeranne (1897): Croce non la attribuisce esplicitamente a Ruskin, come molti avevano fatto; ma subito dopo cita proprio Ruskin come il vero iniziatore del movimento europeo in difesa della natura e del paesaggio, a partire dal 1862 quando egli «sorse in difesa delle quiete valli dell’Inghilterra minacciate dal fuoco strepitante delle locomotive e dal carbone fossile delle officine».
Il riferimento a un quadro internazionale spazia subito in modo più esplicito all’Heimatschutz tedesco e ad altre esperienze europee (dalla Svizzera all’Austria e al Belgio ), con una citazione
speciale per la legge francese del 1906.: tornano, insistiti, la connessione fra paesaggi e «sviluppo dell’anima nazionale», e il riferimento alle «associazioni potenti sorte per mettere in valore le bellezze naturali, e imporre, premendo sull’opinione pubblica, la necessità di sanzioni positive contro le ingiustificate e spesso inutili manomissioni del paesaggio nazionale».
Perciò è opportuno l’obbligo ai proprietari di chiedere il permesso delle Soprintendenze per lavori sia in immobili storici che in luoghi caratterizzati da «bellezze naturali e panoramiche»; perciò è necessario notificare immobili e paesaggi di «importante interesse», sottoponendoli a speciali limitazioni del diritto di proprietà, onde «contemperare le ragioni superiori della bellezza coi legittimi diritti dei privati» «I vari interessi contrastanti» devono essere «composti con spirito di conciliazione», avendo a mente «ciò che è in cima ai pensieri di tutti, economia nazionale e conservazione del privilegio di bellezza che vanta l’Italia.
Nella relazione di Croce è la salvaguardia del paesaggio viene fondata sulla sua affinità con il patrimonio d’arte nel formare l’identità nazionale, e legittimata mediante paralleli coi più civili Paesi d’Europa; ma è degno di nota che Croce si preoccupasse, inoltre, di cercare precedenti nella legislazione degli antichi Stati italiani, trovandoli infatti nei «Rescritti Borbonici del 19 luglio 1841 e 17 gennaio 1842 e 31 maggio 1843», che «vietavano di alzare fabbriche, le quali togliessero amenità o veduta lungo la via di Mergellina, di Posillipo, di Campo di Marte, di Capodimonte»: in questi casi come nella sua proposta di legge, le limitazioni alla proprietà privata in null’altro consistono che in «una servitù per pubblica utilità», poiché sarebbe egualmente inammissibile «deturpare un monumento o oltraggiare una bella scena paesistica, destinati entrambi al godimento di tutti». Croce non ricorda invece, e forse non conosce, l’ordine del Real Patrimonio di Sicilia del 1745 (sulle antichità di Taormina e i boschi alle pendici dell’Etna) che abbiamo menzionato all’inizio.
Per una superficiale petitio principii, si è detto qualche volta che la legge Croce dovesse avere un prevalente carattere estetico. Non è così. Non sono solo le «bellezze naturali» ad essere «soggette a speciale protezione», bensì più ampie categorie di «cose immobili», per esempio quelle che abbiano «particolare relazione con la storia civile e letteraria».
In quella sottolineatura del paesaggio come veduta, cioè del potere dello sguardo e della storia che
vien coniando uno dopo l’altro i paesaggi mediante gli interventi dell’uomo sulla natura c’era, è vero, una radice culturale tipica del primo Novecento, infatti, nello stesso anno (1912) Croce, Georg Simmel e Charles Lalo fecero riflessioni assai simili sulle bellezze “di natura” individuate attraverso il filtro dell’arte.
Nel contesto della legge Croce, tuttavia il riferimento specifico alle vedute e ai panorami va inteso sotto il profilo non estetico ma giuridico.
Parlare di “vedute”, di “bellezze naturali”, di “panorami” aveva in quel contesto il doppio vantaggio di assimilare il paesaggio a un quadro (cioè a una categoria di beni già tutelata dalla legge del 1909) e di legare la nuova legge alla protezione delle vedute (aspectus, prospectus) radicata nel diritto romano, e con qualche precedente nei Rescritti del Re di Napoli.
A Croce spetta anche il merito di aver richiamato con forza non solo il precedente della legge francese del 1906 a tutti noto, ma la ricca tradizione germanica, che tra Otto e primo Novecento aveva raggiunto un punto assai alto: da Alexander von Humboldt, che nel 1859 parla di “monumenti della Natura” alle pagine di Alois Riegl sul «culto moderno dei monumenti » (1903)
si affermò allora negli Stati tedeschi un’idea della tutela imperniata sulla parola-chiave Denkmal
 (“monumento”), coi connessi valori di permanenza e di memoria, e si cominciò a parlare di Kunst-, Geschichts- e Naturdenkmäler (“monumenti dell’arte, della storia e della natura”). Nacquero in quel contesto i movimenti di Heimatschutz (“protezione della Heimat”), che ispirarono la prima legge tedesca a protezione dei monumenti dell’arte e della natura, nel Granducato di Assia-Darmstadt (1902), e poco dopo la lega per la protezione della Heimat (1904) e l’ufficio per la protezione dei monumenti naturali della Prussia (1906). Infine, secondo l’art. 150 della Costituzione della Repubblica di Weimar (1919) «i monumenti dell’arte, della storia e della natura, ed il paesaggio, sono soggetti alla protezione e alla tutela dello Stato».
La versione finale dell’art. 9 è molto diversa da questa, ma ne ha conservato intatto lo spirito.
La tutela del paesaggio ha dunque, è vero, profonde radici italiane, ma in essa batte forte anche un cuore europeo.
 A Benedetto Croce dobbiamo anche questo, anche se egli non tiene nel dovuto conto il concetto di Natura, soprattutto l’abitare dell’uomo in essa che, per Heidegger ( nella famosa disputa sull’abitare e costruire con Ortega-Gasset ) è: “ soggiornare presso cose e luoghi. "Il rapporto dell'uomo ai luoghi, e, attraverso i luoghi, agli spazi, risiede nell'abitare. La relazione di uomo e spazio non è null'altro che l'abitare pensato nella sua essenza" cioè "Solo se abbiamo la capacità di abitare, possiamo costruire"
Possono sembrare riflessioni poco pertinenti per un Paese moderno ed industriale come l’Italia, dove l’edilizia è uno dei settori più importanti per la nostra crescita economica ma sono anche sotto gli occhi di tutti lo scempio che si è compiuto sul nostro territorio negli ultimi decenni.
Legambiente stima che ogni anno si consumano 500 km2 (415 metri quadri per abitante) di territorio come se ogni quattro mesi spuntasse una città uguale all’area urbanizzata del comune di Milano: eppure nel 2009, in testa alle città con il maggior numero di case vuote c’era Roma con 245.142 abitazioni, seguita da Cosenza (165.398), Palermo (149.894), Torino (144.398) e Catania (109.573). Nello stesso periodo, il maggior numero di sfratti è stato eseguito a Roma (8.729), a Firenze (2.895), a Napoli (2.722), a Milano (2.574) e a Torino (2.296).
Il caso di Roma (in cima a entrambe le classifiche) è emblematico e merita di essere analizzato. Sia perché, negli ultimi anni, il territorio romano ha visto una fortissima crescita edilizia, sia perché il comune di Roma è il più grande in Italia in termini di superficie e di popolazione. Uno studio originale e inedito sulle trasformazioni dei suoli a usi urbani nei comuni di Roma e Fiumicino tra il 1993 e il 2008 rivela come, in 15 anni, questi siano aumentati del 12% a Roma (con 4.800 ettari trasformati, quasi tre volte il tessuto “storico” della città compreso entro le Mura Aureliane) e del 10% a Fiumicino (con 400 ettari).
La trasformazione ha interessato in particolare suoli agricoli (Roma è il più grande comune agricolo d’Europa) ma anche importanti porzioni di aree naturali. Sono scomparsi 4.384 ettari di aree agricole, il 13% del totale e 416 di bosco e vegetazione riparia. Ora, in base ai piani regolatori vigenti nei comuni di Roma e Fiumicino e ai programmi in atto, è prevedibile un ulteriore consumo di 9.700 ettari, prevalentemente agricoli, ossia più di quanto sia stato trasformato tra il 1993 e il 2008.
Altri Paesi, simili per importanza al nostro, stanno seguendo strade diverse: la Germania ha ridotto il consumo di suolo da 130 a 30 ettari giornalieri e la Gran Bretagna protegge con le sue green belt, le cinture verdi, un milione e mezzo di ettari, il 12 per cento dell’ intero paese e consente nuove edificazioni a patto di riutilizzare prevalentemente aree già urbanizzate e dismesse. In Francia si evita la dispersione urbana con leggi che impongono di costruire esclusivamente in continuità con le zone urbanizzate».
Qualcosa però pare stia cambiando anche da noi: infatti, la settimana scorsa hanno protestato davanti alla Borsa di Milano (con lo slogan “il giorno della collera”) i rappresentanti dell’A.N.C.E. (ass.naz. costruttori edili): essi chiedono che lo Stato paghi, almeno parte dei lavori eseguiti, entro il limite dei 30 giorni come voluto dall’U.E. ma soprattutto che si sblocchi il patto di stabilità, non per costruire nuove abitazioni, così come ha ricordato il suo presidente Buzzetti, ma per riqualificare il patrimonio esistente, sia abitativo che paesaggistico e per mettere sicurezza il territorio dal dissesto idrogeologico
Una speranza in più se il cambio di paradigma è voluto dagli stessi costruttori.

sabato 2 marzo 2013

.... ma non nevica.


Grazie per il "petrolio" e ricordate questi nomi.


....    E quello che sinora nessuno ha detto lo troviamo sul blog della ricercatrice Maria Rita   D’Orsogna che mette nero su bianco i nomi dei politici eletti in Abruzzo  che hanno votato il Decreto Sviluppo che ha sbloccato “Ombrina Mare”

Al Senato:    Fabrizio Di Stefano (PDL)
                    Giovanni Legnini (PD)
                    Franco Marini (PD), 
                    Andrea Pastore (PDL)
                    Paolo Tancredi (PDL)

 Alla Camera: Ferdinando Adornato (UDC)
                      Sabatino Aracu (PDL) 
                      Carla Castellani (PDL)
                      Vittoria D’Incecco (PD)
                      Marcello De Angelis (PDL) 
                      Giovanni Dell’Elce (PDL)
                      Tommaso Ginoble (PD)
                      Giovanni Lolli (PD)
                      Paola Pelino (PDL)
                      Maurizio Scelli (PDL)
                      LanfrancoTenaglia (PD)
                      Daniele Toto (FLI)
                      Livia Turco (PD)




Benedetto XV

Per qualche tempo si parlerà ancora di Benedetto XVI. Poi .... l'oblio. Chi oggi sa chi fu Benedetto XV?

Liceo Musicale di stato.


Presso il Liceo Scientifico, una straordinaria occasione didattico-culturale per la città È stato attivato a Vasto, presso il Liceo Scientifico “R. Mattioli, il Liceo Musicale di Stato. La comunicazione ufficiale Miur-USR L’Aquila è del 28 febbraio 2013, e segue le delibere  della Giunta provinciale e della Giunta regionale del dicembre 2012. Oltre a quella di Vasto, esistono solo altre due istituzioni analoghe in Abruzzo (L’Aquila, Pescara). Come si può notare, la città è oggi in grado di prospettare un’offerta formativa unica per tutta la provincia di Chieti e per il Molise; dunque, una straordinaria occasione che premia l’importante tradizione musicale cittadina. Il Liceo Scientifico di Vasto invita l’area territoriale dell’istruzione che su di esso gravita a stringersi intorno alla nuova istituzione per favorirne la crescita e lo sviluppo.
Intanto qualche informazione. Il liceo musicale, come si configura nel nuovo ordinamento dei licei, è indirizzato all’apprendimento tecnico-pratico della musica e allo studio del suo ruolo nella storia e nella cultura. Guida lo studente ad approfondire e a sviluppare conoscenze e abilità e a maturare le competenze necessarie per acquisire, anche mediante specifiche attività funzionali, la padronanza dei linguaggi negli aspetti della composizione, interpretazione, esecuzione, maturando la necessaria prospettiva culturale, storica, estetica, teorica e tecnica. L’iscrizione al percorso del liceo musicale è subordinata al superamento di una prova preordinata alla verifica del possesso di specifiche competenze musicali e si configura come un vero e proprio esame di ammissione 
Il Liceo musicale permette l’accesso ad ogni corso universitario, ma costituisce il naturale percorso per il proseguimento degli studi negli Istituti di Alta Formazione Musicale (ex Conservatori) allo scopo di creare figure di alto profilo professionale nell’ambito della pratica musicale. Permette e facilita l’inserimento in tutti gli ambiti tecnologici, artigianali, aziendali e commerciali legati alla musica indicati qui di seguito. Area artistica  Cantante (ambito lirico, cameristico, corale), Compositore (di generi e stili diversi, arrangiatore); Direttore (d’orchestra, di banda, di coro); Direttore artistico; Maestro sostituto (tutte le variegate professioni tecnico-musicali dei teatri); Musicista di stili non accademici (jazz, pop, rock ecc.); Musicista per funzioni religiose (organista-direttore di coro-compositore); Regista teatrale; Strumentista (solista, camerista, orchestrale). Area musicologica e di divulgazione della musica Bibliotecario; Esperto nella conservazione e nel restauro dei beni musicali; Giornalista, critico musicale; Redattore musicale nei mass-media; Ricercatore; Insegnante nei Conservatori e nelle Università delle discipline teoriche, storiche e analitiche della musica. Area tecnologica Assistente di produzione musicale; Compositore di musica elettroacustica; Compositore di musica per multimedia, internet, cinema, televisione, sistemi interattivi; Esperto di inquinamento acustico; Esperto di musicologia computazionale; Esperto di restauro di documenti sonori; Fonico e regista del suono; Fonico teatrale; Ingegnere del suono (equivalente al Tonmeister tedesco); Interprete di repertori elettroacustici; Musicologo di repertori elettroacustici; Progettista sonoro (per musica, multimedia, internet, cinema, televisione, sistemi interattivi); Tecnico di archivi sonori; Tecnico di editoria elettronica musicale (copista informatico); Tecnico di gestione di laboratori musicali; Tecnico di post-produzione audio.  Area artigianale, aziendale e commerciale Accordatore; Commerciante di articoli musicali; Costruttore di strumenti; Liutaio; Manager in campo musicale; Responsabile del marketing nell’editoria musicale, negli enti di produzione e nelle aziende di prodotti musicali.

Ufficio stampa 
Liceo Scientifico “R. Mattioli” - Vasto
P.S. Se serve una mano simo pronti. Abbiamo tutti i titoli necessari.

venerdì 1 marzo 2013

Il senatore Bartolomeo Pepe non sa dov'è il Senato - La Zanzara 28-02-2013

Sono certo che il mio amico Castaldi è di un livello del tutto diverso. Perché così non fosse stiamo messi mica tanto bene.

La zanzara aveva contattato anche me e Tiziano Longhi, per chiederci di partecipare alla trasmissione. Ma evidentemente si sono resi conto già nella telefonata di “approccio” che non potevamo essere i Bartolomeo della situazione.

Il ragionevole dubbio


Le "esternazioni" del Dottor Lucio Achille Gaspari che definisce la sua terra d'origine "un postaccio in cui non metterò mai più un piede", dopo aver suscitato in me una immediata e forte indignazione, come spesso mi capita, ha aperto la mia mente ad un ragionamento.
Il Dottor Lucio, figlio di Remo Gaspari, inutile ribadire importantissimo uomo politico della nostra terra, giustamente riterrà l’operato del suo genitore valido e ben fatto a tal punto che si è presentato ai suoi elettori con lo slogan “Una storia che continua”.
Non è il caso di scomodare Marshall McLuhan per capire dove il Dottor Gaspari ha sbagliato e nemmeno mia intenzione dare lezioni di “comunicazione” soprattutto inerenti la campagna elettorale. Tuttavia pensare di poter prendere i voti per “riconoscenza”, di questi “momenti”, mi sembra assai azzardato se non addirittura stupido.
I tempi sono cambiarti, si guarda (e nemmeno con tanta attenzione) solo al presente e del futuro se ne parla in maniera confusa, con sfiducia e con timore. Figuriamoci se ci si rapporta col passato. La “riconoscenza” poi …
Mi chiedo però, perché per riconoscenza all’Onorevole Remo Gaspari  si dovrebbe votare il figlio (e qui non mi avventuro nelle solite similitudini “ittiche”).
Oggi che, come Grillo ha dimostrato (e se vogliamo anche Berlusconi), la comunicazione è altra, ben diverse “motivazioni” spingono l’elettore alla scelta nel voto e quindi non basta essere “solo” il “figlio di” per essere eletto. Se almeno avesse in questi anni frequentato (realmente) questo “postaccio”, il Dottor Lucio Gaspari si sarebbe accorto che il mondo di cui si è “occupato” suo padre è molto (nel bene e nel male) cambiato.
E qui il “ragionevole dubbio”: ma siamo sicuri che le scelte fatte per lo sviluppo del nostro territorio siano state quelle giuste? E se si, siamo sicuri che le modalità per il raggiungimento del fine siano state corrette? E ancora, siamo sicuri che senza i nostri “importanti” politici non si sarebbe giunti al medesimo sviluppo? E se si, siamo sicuri che le persone “poste” a ricoprire certi ruoli siano state (o sono) quelle giuste? Si potrebbe aggiungere tanto altro e il “ragionevole dubbio”, vi sarete accorti, si moltiplica in tanti “ragionevoli dubbi” ma lascio a voi, se ne avete voglia, il gusto di “pensare”. Io finirei subito col parlare di raccomandazioni, clientelismo, assistenzialismo … meglio di no.
Signor Lucio, meglio lo slogan: “Una storia che cambia” ... (naturalmente con idee e apertura mentale e non come la “Vasto cambia” di un suo concittadino).