lunedì 11 febbraio 2013
Anche se non è in via d'estinzione ....
... è Carnevale quindi voglio dedicare questo "tarallo" ai frequentatori dei miei blog e a quelli di Zonalocale che ringrazio per la pubblicazione dei miei video.
domenica 10 febbraio 2013
Una riflessione sul “Liberismo”
di Felice Monteferrante
Troppo
spesso sentiamo dire che la crisi economica attuale è soprattutto figlia del neoliberismo di matrice
tacheriana-reeganiana degli anni “80.
Ad
onor del vero quasi tutti hanno goduto di quel vento individualista, anche coloro
che oggi ipocritamente ci fanno la morale.
Liberismo così come noi lo intendiamo, cioè di matrice solo
economica, è figlio di un fraintendimento del dibattito culturale intercorso
tra il 1928 ed il 1946 tra Luigi Einaudi e Benedetto Croce. Il primo nel 1948
scriveva sul Corriere della sera “un elogio della libertà dell’uomo comune”
accettando la tesi che la libertà politica debba essere accompagnata dalla
libertà economica mentre Croce col suo idealismo, credeva solo nella libertà
dello spirito.
Da
qui nasce quello slittamento semantico con cui intendiamo il termine liberismo.
Per
essere più pragmatici, sono veri i numeri ripetuti come mantra dall’ex ministro
Tremonti, cioè che la massa finanziaria nel mondo, fino alla fine degli anni
“80 era di 500 miliardi di dollari oggi vale 67 trilioni di dollari (più i 600.000
miliardi di finanza derivata, l’80% dei quali collocati fuori dai mercati
regolamentati) cioè 11 volte l’ammontare dei debiti sovrani dell’intero pianeta
e 9 volte il suo p.i.l.
Allora
è facile chiedersi da dove provenga questa enorme massa di liquidità.
Le
cause sono molteplici ma la maggiore è la nuova legge bancaria promossa
dall’amministrazione Clinton nel 1999 che, abrogando la vecchia legge del 1933
(Glass-Steagall Act) annullava di fatto la separazione dell’attività retail
cioè commerciale da quella di investment banking.
Con
ciò, forse anche in buona fede, si voleva far realizzare a tutti il sogno
americano grazie anche alla politica espansiva della F.E.D. sotto la presidenza
Greenspan.
Da
allora cominciarono a proliferare quegli strumenti finanziari come future c.d.s. e non solo che, se fino ad
allora erano stati utilizzati come strumenti assicurativi, come ad esempio tutelarsi
dalle oscillazioni delle valute o dalla volatilità dei prezzi delle commodity
come petrolio, grano, mais caffè, zucchero ecc. finirono col diventare per
molte banche d’affari, strumenti meramente speculativi.
Si
investivano così grosse cifre non perché si era possessori di campi di frumento
o di compagnie aeree, cioè non ci si voleva assicurare sulle oscillazioni dei
prezzi del mais o del petrolio ma semplicemente scommettere sul loro prezzo
futuro.
Come
dimenticare gli assalti ai forni in Egitto di qualche anno fa quando il prezzo
del grano aumentò a dismisura non solo per fenomeni legati alla siccità.
Questa
enorme massa di liquidità finanziaria alla fine degli anni “90 fu in gran parte
investita nelle dot-com e New economy, cioè in quella società di servizi che
avevano a che fare col w.e.b.
Da
lì a qualche anno però, molte di queste società, soprattutto quelle che non si
erano sapute innovare, fallirono dando vita alla prima grossa bolla
finanziaria.
Sempre
negli Stati Uniti intanto, iniziò il proliferare del credito facile con
finanziamenti che arrivarono a coprire fino il 120% dei beni da acquistare
dando il via a quella bolla speculativa dei mutui “sub-prime” dati cioè a
creditori con grandi rischi di insolvenza.
Molte
banche, erogatrici di questo credito, intanto cartolarizzarono molti dei loro debiti contratti cedendoli ad altri
veicoli finanziari che a loro volta li cedevano con gli stessi meccanismi.
Accadde
così che molte grosse banche ebbero crisi di liquidità avendo molti crediti
ormai non più solvibili.
Iniziò
così quel balletto di salvataggi governativi.Si inizio dapprima col salvataggio
dell’agenzia assicurativa A.I.G. che ricevette 70 miliardi di dollari dalla
F.E.D. per la sua ricapitalizzazione, poi delle sue consorelle dai nomi di
ballerine del Crazy Horse Fannie Mae e Freddie Mac nate per garantire i fondi
del mercato immobiliare, finirono col cartolarizzare i mutui immobiliari emessi
dalle banche. A loro il governo diede 1450miliardi di dollari mediante un
accordo solo recentemente rivisto.
Si
passò poi al salvataggio del sistema bancario con una prima trance di 2.593
miliardi di dollari spalmati su 1.095 istituti di credito, tra cui tutte
le maggiori banche d''affari internazionali come Bank of Amercia e Citigroup
che hanno ricevuto 47 miliardi o Gmac, la società di credito al consumo della
General Motors.
Il
vero nodo da sciogliere dell’amministrazione U.S.A era quello della possibilità
di salvare tutti gli istituti di credito o se era possibile lasciare qualcuno
al proprio destino.
Così
il 15 Settembre del 2008 cadde l’ultimo tabù, quel Too Big To Fail (diventato
anche un film nel 2011 dal titolo il
crollo dei giganti) cioè troppo grandi per fallire, si infranse col crollo
di Lehman Brother’s.
Lo
stesso accadeva in Europa, Austria, Belgio, Danimarca, Francia, Germania,
Gran Bretagna, Grecia, Irlanda Islanda, Italia, Lussemburgo, Olanda,
Portogallo, Spagna e Svizzera hanno inizialmente immesso nei rispettivi
sistemi bancari 1.519 miliardi di euro distribuiti su 115 istituti, di cui
"solo" 274 miliardi di euro sotto forma di capitale e il resto, per
la quasi totalità, sotto forma di garanzie.
Ma
nel vecchio continente accadeva anche altro, nel 2007 inizio quel balletto di fusioni ed
acquisizioni che coinvolgevano molte big del sistema finanziario.assicurativo,
come i 2 giganti spagnoli Banco di Santander e Banco de Bilbao, la scozzese
R.B.S. L’olandese Abn Amro, la francese B.N.P. Paribas e le nostre Unicredit,
Intesa S.Paolo e M.P.S.
Molte
di queste finirono con l’essere nazionalizzate dai loro governi, come le
britanniche Northern Rock, R.B.S. la tedesca Commerz Bank e più recentemente la
spagnola Bankia attraverso il “fondo salva banche” ed il gigante assicurativo
franco-belga Dexia salvata dai rispettivi governi mediante 2 cospicue
ricapitalizzazioni.
Agli
inizi del nuovo millennio alcuni paesi u.e. puntarono le loro fish sul mercato
immobiliare, soprattutto Spagna ed Irlanda.
Come
non ricordare la querelle che coinvolse il governo Prodi sul sorpasso, ai
nostri danni degli spagnoli, per P.I.L. procapite.
Questo
enorme flusso di liquidità colpì non solo le banche ma anche gli Stati sovrani,
come già ricordato in Spagna ed Irlanda con “bolle immobiliari” nella piccola
Islanda con una grave crisi finanziaria (in parte attutita dal referendum che
taglio gran parte del debito da restituire) e colpì soprattutto i debiti degli
Stati con spread e c.d.s. che
s’impennarono trasformando così, quella che fino ad allora era stata una crisi
finanziaria in crisi economica.E se è pur vero che la genesi di ciò è diversa
nei diversi paesi dell’Unione è inconfutabile che da allora quelli che erano
debiti privati diventarono debiti sovrani.
A
questo punto ci si può chiedere quali settori potrebbero colpire le prossime
bolle, forse potrebbe esserci una neo dot-com visto l’assurdo collocamento a
Wall Street di Facebook per 100 miliardi di dollari (più di quanto capitalizzi
la Boeing )
sgonfiatosi nel giro di pochi giorni a vantaggio di pochi, forse di quegli
stessi advisor che l’avevano
collocata in borsa.
Altra
cosa certa è che si sta sgonfiando quell’euforia nei Titoli Sovrani di quei
paesi AAA dell’euro zona (basti pensare che fino a qualche settimana fa i bund
tedeschi a breve scadenza davano rendimenti negativi).
Per
tornare alla “querelle” sul liberismo mi chiedo perché molti si ostinino ancora
a cercare nelle politiche degli anni “80 l’origine delle crisi, morali ed
economiche, dei nostri tempi.
Costoro
dimenticano che si era ancora in piena guerra fredda e molti dei Paesi
protagonisti di oggi, non solo i soliti B.R.I.C. (Brasile, Russia, India e
Cina) ma anche Indonesia, Sud Africa, Messico, Turchia e paesi O.P.E.C, ormai
siedono da primi attori nei vertici internazionali come il G-20 e molti fanno
parte del W.T.O. nato nel 1995.
Per
un liberale ma anche per chiunque sia dotato di buon senso, “il mercato” non
solo quello dei capitali o finanziario, sono indispensabili a patto che, siano
regolati e vigilati e ciò è compito della politica.
In
Europa l’iter per una vera unione politica, che potrebbe quantomeno
regolamentare l’uso di contratti derivati, è ancora lungo nel frattempo però,
si è arrivati ad un accordo sulla vigilanza dei grossi gruppi bancari da parte
della B.C.E. escludendo però le Land-Bank tedesche che sono la spina dorsale
del credito alle imprese.
Non resta che confidare nell’amministrazione Americana
soprattutto ora che Obama non ha più l’assillo di essere rieletto. Le premesse
sono buone dopo l’elezione al Tesoro di Jack-Lew, che pare essere meno vicino
alle lobby di Wall-Street di quanto non lo siano stati i suoi predecessori
Paulson e Gaithner ed in questa direzione pare andare anche la nomina di Elisse
Walter presidente della S.E.C.
Ed ora vorrei concludere con una piccola digressione,
una poesia di Walt Whitman perché penso che alla base di tutto ci sia
l’individuo
L’individuo io canto
L’individuo io canto, una
semplice singola persona,
eppure pronuncio la parola
Democrazia, la parola
In-Massa
La fisiologia da capo a piedi io
canto,
né la fisionomia da sola né il
cervello da solo valgono per
la Musa : io dico che la Forma completa vale di gran lunga di più,
la Femmina e
insieme il Maschio io canto.
La Vita immensa in passione,impulso,potenza,
piena di gioia,per le azioni più
libere che si compiono
sotto la legge divina,
l’Uomo Moderno io canto
L’Editto di Milano. 313 d.C. – 2013: 1700 anni di Storia
I° incontro tematico al mav di monteodorisio
Il Museo Archeologico del Vastese di Monteodorisio
organizza una serie di incontri tematici per ricordare i 1700 anni
dell’emanazione dell’Editto di Milano.
Il primo incontro avrà luogo nella Sala Conferenze
del Museo alle ore 18,00 di mercoledì 13 febbraio, data presunta
dell’emanazione del provvedimento noto anche come Editto di Tolleranza, che
prevede, per la prima volta nella storia dell’Impero Romano, il diritto alla
libertà di culto: “Noi, Costantino Augusto e Licinio Augusto, abbiamo
risolto di accordare ai Cristiani e a tutti gli altri di seguire la religione
che ciascuno crede, affinché la divinità che sta in cielo, qualunque essa sia,
dia pace e prosperità a noi ed ai nostri sudditi”. Si tratta senza ombra di
dubbio di un provvedimento che ha segnato una svolta epocale nella storia
dell’umanità e di cui Costantino era perfettamente consapevole, come dimostra
la maggior parte delle decisioni che egli prese con un pragmatismo politico
forse senza eguali nella storia dell’umanità.
L’incontro è stato organizzato dal MAV con
la collaborazione del Comune di Monteodorisio, la Fondazione
per l’Arte, la Cultura
e l’Archeologia del Vastese e la Parsifal Società
Cooperativa di Vasto.
Dopo una breve introduzione di Davide Aquilano
sulla figura e sull’opera dell’imperatore illirico, seguirà una relazione di
Luigi Murolo sulle testimonianze conservate nel Museo di Vasto e riconducibili
a Costantino, per concludere con una rassegna ragionata di Katia Di Penta sui
principali edifici costantiniani presenti Roma.
Nei prossimi incontri saranno affrontati argomenti sugli
aspetti della politica, della religione, dell’urbainstica e dell’architettura
costantiniana nel mondo antico.
Il Museo Archeologico del Vastese è su facebook:
sabato 9 febbraio 2013
Chiedetelo a lui
Dicono che il Carnevale non è una cosa seria. Chiedeteolo a lui. A Florindo Ritucci Chinni. Il "vero" sindaco di Vasto. Un sindaco non eroico ma che, in tempi molto peggiori di questi, sapeva quello che voleva e, soprattutto, lo faceva.
Concordo (tranne che per il nuovo ospedale)
TAGLIENTE: UN SOSTEGNO SOLTANTO ALLE FORZE POLITICHE
ED AI CANDIDATI CHE SI IMPEGNINO PER LA SALVAGUARDIA DELL ’OSPEDALE.
La crisi della politica in
Abruzzo ( e non) si evidenzia soprattutto dall’assenza nel dibattito elettorale
di temi di interesse territoriale. Lo dimostra il fatto che nemmeno di fronte a
provvedimenti penalizzanti come quello
del depotenziamento del laboratorio di analisi dell’ospedale di Vasto si sia
alzata una voce, una riflessione, una protesta, una proposta da parte delle
forze politiche in campo in questa tornata elettorale. “Il nulla” caratterizza
questa campagna elettorale e c’è da chiedersi cosa i nostri candidati
andranno a fare a Roma e su cosa si
impegneranno, visto che sul “nulla” o tutt’al più sulle mega promesse dei
leaders nazionali stanno chiedendo voti.
Per colmare questo inammissibile vuoto politico mi permetto di lanciare
allora un appello. C’è qualcuno di
costoro disposto ad assumere l’impegno di sottoscrivere un patto con gli elettori di Vasto e dintorni che preveda,
sempre a proposito di Sanità, la revoca della sciagurata delibera sullo scippo
del laboratorio d’analisi ; - l’attivazione entro l’estate dell’emodinamica
entro l’estate; - il potenziamento di cardiologia; - l’adeguamento del
padiglione di ostetricia; - ’acquisto di nuove ambulanze; - l’avvio dei lavori
di realizzazione del nuovo ospedale ? Se
c’è, se ci sono forze politiche e/candidati motivati in questo senso – non importa a quale schieramento
appartengano, meglio se si richiamino a tutti gli schieramenti –, si facciano
avanti e prendano un impegno formale. Avranno, oltre alla mia, l’approvazione
dei cittadini e, ciò che più conta, daranno un senso alla loro “discesa” o
“salita” in campo.
Giuseppe Tagliente
SUMMUM IUS, SUMMA INIURIA
La locuzione latina di Cicerone è il primo
pensiero che mi viene in mente leggendo l’elenco degli scrutatori sorteggiati a
Vasto per la prossima tornata elettorale. Ormai da tempo invito la politica a
scegliere tali figure tra i disoccupati. In verità ci sono delle problematiche
formali e delle normative da rispettare, ma compito precipuo della buona
politica non è fare il bene della propria comunità? A me pare ovvio che la
scelta sia ricaduta sul sorteggio per togliere la possibilità all’uomo di
errare. E’ vero che così facendo si è abolito di fatto il mercimonio degli anni
passati, ma il risultato è che all’interno delle liste troviamo persone non
domiciliate a Vasto, lavoratori subordinati ed imprenditori. Programmando per
tempo, una soluzione potrebbe essere quella di indire un avviso per la
formazione entro novembre (solita finestra per iscriversi nelle apposite
liste) del nuovo albo-elenco degli scrutatori in modo da avere una lista
aggiornata di solo coloro che danno la loro disponibilità. Inoltre si potrebbe
pensare di accompagnare la domanda con un’autocertificazione sullo status del
proprio nucleo familiare (inoccupato, disoccupato, lavoratore, reddito, carico
familiare). Una volta chiusa la sessione si appronterebbero due elenchi, uno
generico ed uno in base ad una graduatoria di bisogno. A quel punto in maniera
del tutto legale la politica potrebbe scegliere i primi 176 per le regionali, i
secondi 176 per le provinciali e così via dicendo. Correttivi agli elenchi
possono essere fatti durante la finestra di novembre e magari pensare di
aprirne una seconda a marzo. La soluzione è percorribile solo ove la politica
si assumesse la responsabilità di scegliere la via dell’equità; probabilmente
solo nel mondo delle idee. Nella realtà, dopo l’aggiornamento dei dati ISTAT del censimento concluso
da poco, sarebbe opportuno provvedere ad un adeguamento dell’elenco e chiedere
almeno un’autocertificazione al momento della designazione, al fine di
preferire i disoccupati ed in genere i più bisognosi.
Alessandro Laverghetta
venerdì 8 febbraio 2013
Noi che ...
.... non abbiamo bisogno di "eroi" ma di amministratori capaci.
Chi si trova a fare il sindaco in questi anni, non verrà certo ricordato per le grandi opere pubbliche, già siamo fortunati se riusciremo a pagare gli stipendi al personale; se poi riusciamo a mantenere i servizi minimi a fare un poco di manutenzione, siamo eroici.
Luciano Garibaldo Lapenna
Non voglio sforzarmi nemmeno a cercare un titolo.
In questo periodo in cui non succede niente, provo da dare suggerimenti ma ... non sono accolti.
La gente è stanca e apatica. Corre ma non sa verso cosa ne perché. Corre e basta.
Leggo cose che ripetono quanto io ho già detto da tempo e mi verrebbe voglia di pensare di essere bravo. Invece mi prende come una forma di sconforto e una domanda mi pongo: "possibile che ...."
Qualcuno dice che non scrivo; ma di cosa dovrei scrivere? La vita cittadina non da spunti, il periodo elettor(e)ale è penoso, ... troppa fatica per vedermi poi "imitato", così lascio parlare le immagini.
Se in questa maniera suscito qualche "suggestione" in qualcuno almeno gli lascio anche la fatica di prendere ispirazione e scrivere aprendo "la mente".
La gente del "paesello".
Il poeta che pensa
Le giovinette
Le "sempre giovani"
I ragazzini
"Verino" ....
... e Mimmetto con la "sposa"
giovedì 7 febbraio 2013
Perché non darsi all'ippica.
Continua con successo su Zonalocale la mia rassegna di video sulla cucina in via d'estinzione. Credo (senza presunzione) siano servizi "carini".
Nei miei oltre 200 video mi sembra di aver affrontato tutti gli argomenti che il mondo che mi circonda offre. Volete suggerire qualcosa? Vi anticipo!
Forse dovrei darmi all'ippica ma credo che in quell'ambito troverei troppa concorrenza. Lascio quindi questo piacere a chi "altro non sa fare".
mercoledì 6 febbraio 2013
martedì 5 febbraio 2013
Superfetazioni
Un romantico balconcino alla "Romeo e Giulietta". Qualcuno ha pensato di realizzarlo nei primi del '900. Demolito a metà degli anni Ottanta. Eppure ....
Scarpasciudd
SEI PALLETTE A WIMBLEDON
sabato 2 feb'13, ore 17, campo Incoronata.
OSASUNA REAL SOCIEDAD 6 - 2
arbitro Orazio Di Blasio
OSASUNA (blu): Altieri, Danenza, Lemme, Vino, Serafini S, Salvatore, Soldano, Forgione, Angiolillo, Reale, Serafini A, Puddu
REAL SOCIEDAD (gialli): Loreta, Antenucci, Isoardi, D'Adamo, Sboro, Patriarchi, Bozzelli, Di Marco, D'Angelo, Cicchini, Ronzitti Go
Un 12 vs. 11 spagnolo, questo di oggi, alla ripresa dopo la 'nota collettiva' e sospensione di 7 gg., ma quanto ad ambientazione e risultato, alla fine sembrava il green di Wimbledon. I gialli, seppur in 1 in meno, 'ànne 'ndustuète' per 45 min., e hanno chiuso la prima frazione in vantaggio. Dopo due pericoli sventati dalla difesa, i gialli sbloccano al 14', quando su punizione, Franz Sboro aggira la barriera e piazza la palla sulla dx: 0-1. Al 19' il blu Reale s'infiltra sulla sx. e il suo rasoterra diagonale sfiora il palo sx., Angiolillo non ci arriva 'pi''n'andècchie'. Al 26', però Luigi si rifa', sfruttando un diagonale vagante rimpallato da Lemme, lui si fa trovare smarcato sulla sx e segna facile l'1-1. Al 32' i gialli raddoppiano con un eurogol di Nicola Bozzelli che molla da 25m un potente destro che prende la traversa interna e poi entra in rete: 1-2. Nella ripresa, il blu Andrea Serafini pareggia subito al 3', quando eludendo il fuorigioco scatta fulmineo e batte l'incolpevole Loreta: 2-2. Al 5' è invece Louis Angiolillo che emula Andrea e porta in vantaggio i blu per 3-2. A questo punto i gialli fanno il solito errore: finora schierati alla Trapattoni con difesa a 5 mantenendo a freno il tridente blu Serafini-Angiolillo-Reale, mandano Sboro a centrocampo e... senza Sboro non si canta messa: i blu ne approfittano bucando la difesa gialla come il burro: dopo una punizione piazzata di Sboro al 13' terminata alta, per i gialli è 'mmàla nuttuàte': al 18' il blu Forgione serve un assist per Giuseppe Reale che di destro realizza il 4-2; al 21' un cross da destra di Soldano trova liberissimo sul 2° palo Puddu, che incorna a botta sicura, ma la palla va fuori di un soffio (colpa del paraorecchie, che in questo caso è diventato paraocchi...). Al 32' il giallo Isoardi perde palla a centrocampo, Reale ruba palla e lancia repentino per Luigi Angiolillo, che perfora il blocco difensivo e tira di destro, la palla si stampa sulla traversa e torna in campo e Luigi la sospinge in rete: 5-2. A questo punto sorge una domanda: e il tridente giallo? Mentre Bozzelli s'intestardisce in azioni personali, il 'bidente' Gogò e Hulk allungano tavolino e sedie, cacciano il mazzo di carte e si giocano il pallone a rubamazzo (non contenti, accantonano le carte e passano poi al classico ' a ccippitìlle'). Buono l'esordio del portiere blu Altieri, che neutralizza un pericoloso destro di Cicchini al 42'; nel finale c'è spazio anche per nonno Nicolò Vino, che piazza un lento ma velenoso destro che s'insacca beffardo alla sx di Loreta: è il set ball dei blu, che oggi hanno fatto ' cùcchije cùcchie' i gialli.
Class. cannonieri: 23 gol : Ronzitti Gò 15 gol: Angiolillo 13 gol: Bozzelli, Frangione 12 gol: Ronzitti L 9 gol: D'Angelo, Sboro 8 gol: Serafini A 6 gol: Reale 3 gol: Cicchini, D'Adamo FP, Frasca M, Storto 2 gol: Sebastiani 1 gol: Fanucci, Piras, Salvatore D, Vino
lunedì 4 febbraio 2013
Raccolta differenziata
Questa "vecchia" foto rappresenta come fisicamente era (ed è) trattato il nostro patrimonio storico, artistico e culturale. Peccato non poter mostrare come lo stesso patrimonio sia trattato "intellettualmente".
domenica 3 febbraio 2013
FONDAZIONI BANCARIE: UN OCCASIONE PERSA PER IL SISTEMA PAESE?
Di Felice Monteferrante
La
vicenda M.P.S. ormai da giorni sotto l’occhio indagatore dei media (forse
tardivo ed ipocrita vista l’inchiesta di “Report” di qualche mese fa) dopo
l’articolo di Marco Lillo sul “Fatto Quotidiano” inducono alcune riflessioni :
al netto delle vicende giudiziarie, dall’ acquisizione di Antonveneta (strapagata
più di 10 mil. Euro) ai derivati dai nomi esotici (Santorini ed Alexandria) ,
al vaglio di 2 Procure quella Siena e di Milano e della g.d.f che sta indagando
anche su una pista Svizzera dove 2
manager della banca , detti mister 5%, costruivano contratti di finanza
derivata per abbellire i bilanci , a
vantaggio anche delle 11 banche che elargirono il credito per l’operazione
Antonveneta, ed elargire maxi dividendi
ad altri notabili della stessa banca.
Dov’erano
Bankitalia , la Consob
, l’A.B.I. del dimissionario Giuseppe Mussari ma soprattutto il Tesoro che
esercita o avrebbe dovuto farlo il
controllo delle Fondazioni Bancarie ?
Infatti
la Fondazione M.P .S.
detiene il 34,9% delle azioni (ad onor del vero la sua quota fino a poco tempo
fa era del 49% ) ed il suo c.d.a. è composto da 16 membri , 13 dei quali di
nomina politica.
Fin
qui nulla di strano ne di illegale , visto che dalla legge Amato del 1990
conferenti) passando attraverso la legge1994
(legge n. 474 eliminazione controllo pubblico (nascita degli enti necessario delle conferitarie ed
incentivazione alla diversificazione del patrimonio) alla legge Ciampi del 1998
(nascita delle fondazioni come enti di diritto privato) alla legge Tremonti (tentativo
di rendere le Fondazioni enti strumentali degli EE.LL. con possibilità degli
stessi di stipulare contratti di finanza strutturata) solo in parte corretta
dalla Corte Costituzionale alla sentenza della stessa Corte che nel 2003
ribadiva che le fondazioni appartengono all’organizzazione delle “libertà
sociali”.
Tutto questo fu fatto perché l’ U.E. imponeva ai
suoi Stati membri di:
n
Superare il modello dell’ente pubblico nell’esercizio dell’attività
bancaria
n
Avviare il processo di ristrutturazione del sistema bancario
n
Mantenere il controllo pubblico delle banche
n
In definitiva di liberalizzare i mercati finanziari e le normative che ne
derivavano servivano a ciò , rendere più appetibili gli assett bancari agli
investimenti esteri.
n
Così le già citate leggi servirono a ciò ma il quadro normativo completo
è sotto riportato in chiave cronologica.
Legge n. 218/90
(legge “Amato”)
A seguito della trasformazione delle ex banche
pubbliche sono risultate:
- Fondazioni;
- Spa (100% possedute dalle Fondazioni).
Le Fondazioni devono detenere la maggioranza del
capitale delle Spa.
Legge n. 461/98 (legge “Ciampi”)
d. lgs. n. 153/99
Le Fondazioni devono cedere il controllo entro 4
anni (31.12.05) e le operazioni sono incentivate fiscalmente. Le Fondazioni
sono soggetti privati con piena autonomia statutaria e gestionale, sottoposti
alla vigilanza del Ministro dell'economia.
Legge “Tremonti” (art. 11 L . 448/01)
Profonda revisione principi legge “Ciampi” e come
detto ridimensionato dalla Corte costituzionale.
Art. 4.4
DL n. 143/03
Eliminazione del termine per le piccole fondazioni
per dismettere il controllo.
D.M. n. 150/04 di attuazione della Legge “Tremonti”
Emanato secondo i principi definiti dalla Corte Costituzionale
Legge n. 474/94
Viene eliminato l'obbligo per le Fondazioni di
detenere la maggioranza del capitale delle Spa; la cessione delle
partecipazioni è incentivata fiscalmente (Direttiva “Dini”).
Commissione Europea (ottobre 2000)
Commissione UE (23 agosto 2002)
Le norme fiscali della legge “Ciampi” per le
fondazioni non costituiscono aiuti di Stato solo parzialmente corretto da un
decr. del governo Monti che non li esonera più dal pagare l’I.M.U.
In tutto l’iter di questo quadro normativo le
Fondazioni bancarie restano Enti di diritto privato il cui fine è amministrare
il patrimonio essere azionisti delle banche e svolgere un ruolo di pubblica utilità.
Prima dello scandalo M.P.S. molti economisti avevano
messo in dubbio l’utilità delle Fondazioni bancarie.
basti pensare agli articoli di Zingales, Perotti e
Boeri sul Sole 24 ore e dello stesso Zingales l’ incontro- scontro col
presidente dell’A.C.R.I Guzzetti reperibile sul sito di radio radicale.
E non è certamente un luogo comune affermare che,
dalla loro nascita le Fondazioni bancarie sono diventate terreno di scontro
politico di cui nessun partito può dirsi esente.
Come non ricordare lo scontro per la poltrona della
Fondazione San Paolo dove oggi siede l’ex Sindaco di Torino Chiamparino o le
lotte per le poltrone di Cariplo o di Ca’ Verona.
Il punto però non è quello di sapere se nei c.d.a.
delle Fondazioni siedono politici trombati o yes man, quanto quello di capire
se le stesse svolgono quel ruolo che la legge le conferisce.
Delle 88 Fondazioni ( più quella delle comunicazioni
) presenti in Italia molte hanno assolto al loro ruolo, soprattutto quello di
valorizzare i territori di loro competenza attraverso interventi mirati alla
valorizzazione del patrimonio esistente, come il restauro di monumenti e di
palazzi di particolare pregio, la salvaguardia di musei o il recupero del
patrimonio librario sia pubblico che privato oltre agli interventi di carattere
sociale e filantropico.
Se questo è stato possibile lo si deve soprattutto
ad amministrazioni locali oculate, indipendentemente dal loro colore politico,
che hanno saputo cogliere le opportunità dei finanziamenti, non solo delle
fondazioni bancarie ma anche di quei fondi europei troppo spesso non utilizzati
per mancanza di progetti ( questo è un altro tema da approfondire soprattutto
da quando al dicastero della”coesione territoriale” siede il ministro Barca
bravo ad avere sbloccato molti fondi incagliati nelle pastoie burocratiche a
vantaggio soprattutto delle Regioni del sud ed ora impegnato nella
ricostruzione del Centro Storico dell’Aquila .)
Queste amministrazioni hanno saputo aggirare quel
patto di stabilità imposta dall’‘U.E. che non consente neanche a quei Comuni o
altri Enti locali virtuosi, di utilizzare i loro attivi di bilancio per fare
investimenti sui loro territori come strade, ristrutturazione di plessi
scolastici e di asili, prevenzione del dissesto
idrogeologico ecc.
In questo modo hanno ridato ossigeno a quelle
imprese, soprattutto artigiane ed edili ma non solo, in crisi di liquidità
anche per le nuove “regole di Basilea” che impongono alle banche di valutare il
“rating” delle aziende in modo più stringente che in passato e esse stesse di
avere coefficienti patrimoniali più alti.
Per
ironia della sorte e della storia nel Costituto del 1309 ( una Costituzione
ante litteram che per la prima volta veniva scritta in una lingua accessibile
ad un pubblico ampio, nell'intento che ogni cittadino sentisse ancor più sua la
“cosa pubblica”. ) di Siena si legge: Chi governa, deve avere a cuore
“massimamente la bellezza della città, per cagione di diletto e allegrezza ai
forestieri, per onore, prosperità e accrescimento della città e dei cittadini”
.
E che il bene della collettività dovesse necessariamente passare dalla
condivisione e dalla trasparenza e fosse al centro degli obiettivi del governo
senese di quel periodo, lo dimostra anche il fatto che pochi anni dopo venne
dato incarico ad Ambrogio Lorenzetti di dipingere in una sala di Palazzo
Pubblico le ormai celeberrime allegorie con “Gli effetti del buono e del
cattivo governo”, una sorta di ulteriore traduzione - questa volta “visiva” -
dei principi che il Costituto Senese faceva propri e che così potevano essere
alla portata anche di chi non sapeva leggere, nel segno di una classe dirigente
matura, che non temeva di aprirsi e dichiarare i suoi intenti di conduzione
della res publica, rendendo consultabile il proprio progetto politico.
sabato 2 febbraio 2013
Grazie Provincia
Non passa, all’esame tecnico della provincia di Chieti, il piano Cervellati di Vasto, ossia il piano di riqualificazione del centro storico redatto dall’urbanista bolognese in collaborazione con lo studio tecnico Marino di Vasto. Per i tecnici del settore Urbanistica della Provincia, troppe sarebbero le incongruenze del piano così come ripresentato dall’amministrazione comunale dopo l’approvazione delle osservazioni discusse dal Consiglio comunale, tra le quali una a firma dello stesso progettista che non aveva gradito la decisione del Consiglio, durante la fase dell’adozione, di modificare il perimetro del centro storico da lui individuato. Il professore, molto amareggiato, scrisse: Il perimetro del Centro Storico non corrisponde a quello progettato e consegnato alla amministrazione comunale. L’ingiustificata modifica altera gli obiettivi ed i contenuti del piano isolando la parte storica dal quadro urbano complessivo e ne annulla l’efficacia. La scelta fatta dal Consiglio lede un lavoro fatto con passione e, credo, competenza. L’intervento arbitrario della amministrazione comunale inficia (e ridicolizza) il lavoro svolto. Così stravolto il piano perde di qualsiasi significato politico e culturale e finirà per essere messo in un cassetto come lo fu l’altro elaborato negli anni ‘80”. Ma sarebbero diverse, in sostanza, le note stonate di un piano che, al pari delle norme tecniche di attuazione del Prg, non riesce proprio a vedere la luce. Eppure il sindaco Lapenna dal 2006 annuncia stravolgimenti nella pianificazione territoriale. Annunci che, al momento, sono rimasti tali, visto che i due interventi di sostanza della pianificazione urbanistica, cioè la variante alle norme tecniche del vecchio Prg e l’approvazione del piano del centro storico, sono ancora in fase di definitiva approvazione dopo 6 anni di amministrazione. La Provincia, dal canto suo, vuole avere risposte più precise per quanto concerne la nuova perimetrazione del centro storico, la natura dell’intervento in variante e della Vas presentata. Alla luce di queste indicazioni, martedì prossimo, l’attesa riunione della conferenza dei servizi non potrà procedere al definito via libera del piano. Tocca agli uffici del Comune di Vasto, sguarniti dopo la lettera di dimissioni del dirigente Alfonso Mercogliano dal settore pianificazione del territorio, dare risposte precise ai dubbi sollevati dalla Provincia.
Fonte Vastonotizie
Come dico da tempo spero che questo piano non passi. E' adatto solo a favorire la speculazione edilizia. E' peggio di una ricostruzione post bellica. Vasto si è salvata dai bombardamenti, spero si salvi da questo piano scellerato.
venerdì 1 febbraio 2013
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