sabato 9 giugno 2012

Questione di cultura.



Qualcuno potrebbe pensare male, quindi meglio dare spiegazioni.

FROCIO

“Frocio” (meno spesso “froscio”) è una parola del dialetto romanesco poi passata anche nell’italiano. 
Frocio però non si deve ai romani: lo si deve ai francesi. La raffinatezza dei francesi, qui da noi, è sempre stata proverbiale. E continua ad esserlo: quando si vuole fare la parodia di un parrucchiere alla moda, o di uno stilista, è quasi impossibile non arrotare le erre, e non trasformare le C in Sc. Ed è altrettanto impossibile non ancheggiare, e non muovere eccessivamente braccia e mani in modo caratteristico.
Un combinato disposto di machismo, complesso di inferiorità e ignoranza piccolo-borghese ci ha portato ad avere in sospetto, e di conseguenza a mettere in ridicolo, quello che ci appare come un surplus di cultura e di stile. L’idea che la mascolinità debba accompagnarsi necessariamente alla ruvidezza dei modi, e a una certa ostentata incultura,è ancora oggi abbastanza diffusa.  
Questo timore del “troppo” in eleganza e raffinatezza si accompagna anche al timore del “troppo poco”:di non essere adeguato in molti contesti. Il piccolo borghese in scalata sociale cerca di migliorarsi, di sembrare meno terra-terra di quel che purtroppo è, e sa di essere. Così per l’incertezza di adottare il comportamento più adeguato e di scegliere tra il desiderio di apparire rude e maschile ma anche perbene e colto si sente spesso a disagio.
Da quest’ambivalenza l’italiano medio (piccolo piccolo) si salva in un modo che gli è congeniale: sfottendo. Gli altri. Un’arte nella quale i romani sono maestri.
 E’ così che “fransè” (francese), con uno scivolamento buffonesco della S, diventa “franscè”. Pronuncia: fronscè. Da cui froscio, e frocio.
Sfottere uno straniero, oltre che divertente, è necessario per alleggerire la tensione, quando quello straniero viene in casa tua a farla da padrone. I francesi lo hanno fatto, in Italia, abbastanza spesso: a Roma, nel caso specifico, sono giunti all’inizio dell’800, al seguito di Napoleone.
Non si creda però che i cittadini romani ce l’avessero soltanto con i francesi; nel 1825 erano democraticamente definiti “froci” tutti gli stranieri residenti a Roma, comprese le milizie papaline: gli svizzeri. Questi ultimi vestivano le famose originalissime divise, disegnate – a quanto sembra – da Michelangelo. E colorate come i vestiti delle donne nei giorni di festa.
Un po’ per volta, “frocio” comincia a slittare pericolosamente verso un’area sempre più negativa: fino ad assumere il significato di “uomo spregevole”, a prescindere dalla sua nazionalità.
Scendendo ancora lungo la china della denigrazione: quale uomo è più spregevole di un sodomita passivo? Et voilà: il gioco, ancorchè pesante, è fatto.
Da allora il (termine) frocio ne ha fatta, di strada.
 Nel 1910 la malavita lo ha utilizzato per dire “effeminato”. A dare a questa parola il significato che gli attribuiamo adesso, su tutto il territorio nazionale, hanno contribuito fortemente il cinema italiano del secondo dopoguerra, e la letteratura, da Moravia a Pasolini.
La tesi della provenienza di “frocio” da fronscè: pronunzia volutamente scorretta di “fronsè”, non è comunque l’unica. Curiosamente, peraltro, sono ancora degli stranieri ad essere chiamati in causa. In questo caso, non per la raffinatezza, ma per la loro estrema rudezza. Stavolta non parliamo di francesi, ma di tedeschi: i famigerati lanzichenecchi.
I romani ne conobbero da (troppo) vicino la leggendaria spietatezza, e i disinvolti costumi sessuali: durante il tragico sacco di Roma del 1527, questa milizia speciale al soldo dell’imperatore pare abbia stuprato tutti, uomini e donne che fossero. Per questo motivo i romani, terrorizzati, li chiamarono “feroci”: da qui, “froci”.
Secondo altri studiosi, frocio deriverebbe invece da “froge”: le ali del naso dei lanzichenecchi stessi, che si enfiavano e si arrossavano quando avevano bevuto. Cioè, quasi sempre.
Il legame con le “froge” potrebbe però essere un altro: sembra che a Roma ci fosse una “fontana delle froge”, presso la quale anticamente gli omosessuali della città si davano convegno.
Un’altra ipotesi fa risalire “frocio” a “floscio”, dallo spagnolo “flojo”, che vuol dire afflosciato, molle. Per via della rotacizzazione della “l”, tipica e molto frequente nel romanesco, la elle si trasforma in erre: così “floscio” diventa “froscio”. E poi frocio. Individuo passivo, privo di nerbo.

Se,come sembra assai probabile, il termine frocio sia cominciato a circolare solo all’inizio del ‘900, i poveri lanzichenecchi sarebbero stati accusati ingiustamente. Una volta tanto.

Fonte: Omosessuale.it

venerdì 8 giugno 2012

Il primo Levi’s l’ho comprato da “Carluccio”.


 Quando i “bluggins” diventarono un capo d’abbigliamento “ricercato” non si potevano più comprare al mercato o nei negozi “comuni”. Bisognava scegliere la “marca” e il negozio che ne aveva l’esclusiva. A Vasto di negozi “rinomati” ce n’erano tanti e acquirenti venivano da tutti i centri del “circondario” a fare spese.

Conservo ancora un giubbino di “renna” comprato a Marta Ferrari (piazza Caprioli), un pantalone a zampa in “pelle” comprato a De Santis (corso Nuova Italia) e un paio di stivaletti di “vacchetta” comprato a Marino (piazza Diomede), tutto rigorosamente anni Settanta. Li donerò al Museo del Costume quando questo si “allargherà” a quegli anni.

Non criticatemi, allora anche gli Hippie* usavano capi in pelle. Si commettono errori di gioventù. Poi ci si può redimere ed io sono un redento.

In questi giorni, rovistando tra i miei “cenci”, ho ritrovato una busta (forse dovrei definirla shop bag) di Carlo Melle. Il numero telefonico 27 37, induce a ricordare l’anno lontano a cui risale.
Rivedendo questo oggetto, mi sono ricordato che il mio primo paio di Levi’s l’ho comprato da “Carluccio”.

Carlo Melle, per i Vastaroli Carluccio, aveva il negozio proprio sotto l’arco di Porta Nuova. Ricordo che accompagnavo mia madre a comprare le camice con gli “stecchini” o altri capi d’abbigliamento. In quel negozio, sentivo usare con competenza termini, per me nuovi, come jersey, terital, oppure tweed, pied poule o nomi di ditte come Facis, Tescosa ecc.
Uscivo arricchito da quelle parole.
Qualche anno dopo, Carluccio si trasferì in piazza Diomede. Corso Palizzi e Porta Nuova avevano da tempo perso il ruolo di zona commerciale della città. Era crisi per i negozianti di quella zona. Anche “Cesarino” si era trasferito. In “piazza” aprivano negozi importanti per l’epoca come Monti (corso Nuova Italia) o grandi magazzini come la Gamma (via Tobruk) e bisognava adeguarsi, lottare contro la concorrenza. E poi l’automobile cominciava ad essere usata con costanza, quindi si cominciava ad andare a Pescara o a Chieti a fare spese importanti, perché c’era una “diversa” scelta.

Oggi si parla di crisi del commercio per l’intera Vasto. Avere il negozio in “piazza” non basta più. Anzi per certi versi è un handicap. Non si usa più passeggiare sul corso, le vasche sono un antico ricordo, e molto “pubblico” preferisce recarsi in luoghi dove può comodamente arrivare con l’automobile. Con questa si possono raggiungere i grandi centri commerciali, che sono dappertutto tranne che nella nostra Città, e praticare il “girotondo” al coperto, in ambiente con l’aria condizionata, incontrando gente e magari trovando offerte vantaggiose.
Aggiungerei che con l’eliminazione di scuole ed uffici dal centro per molti cittadini non c’è più alcun motivo per recarsi in questo luogo, se non per qualche matrimonio o qualche funerale.

Ho letto che i commercianti del centro sono rimasti soddisfatti dall’apertura straordinaria del 2 giugno. Ho però ascoltato anche commesse e titolari di alcuni negozi che sulla spiaggia, domenica 3, dicevano: “che mi sono perso ieri! Era meglio se non aprivo e venivo al mare”.

Non so a chi credere. Sarei contento se i commercianti fossero davvero soddisfatti, tuttavia vorrei dare un suggerimento: fare pubblicità in tutti in centri del “circondario”, come si fa per “certe” manifestazioni. Invogliare i forestieri a venire a Vasto oltre che trattenere i vastesi. Poi con la competenza e la qualità, come Carluccio, superare la crisi.
Lo so, è un grande “sforzo” ma penso ne valga la pena.

* Qualcuno mi dirà che gli Hippie erano degli anni Sessanta. Lo so, ma da noi quella “moda” arrivò più tardi. Dico quella “moda” perché quello “stile di vita” dubito sia mai arrivato.

giovedì 7 giugno 2012

I ragionamenti. La vita delle monache, la vita delle maritate. La vita delle puttane, l'educazione della Pippa, i tradimenti degli uomini, la ruffianeria.

Mica l'ho scritto io questo titolo. Lo ha scritto Pietro Aretino. A pagina 162 del libro poi si cita "l'onorato marchese del Vasto".
Pensare che quando leggo di storie come quelle che parlano di ragazzi minacciati col coltello da donne di 77 anni e di genitori che dicono "i nostri figli non sono teppisti", mi viene da pensare a libri "educativi" come quello dell'Aretino.

Laudomia

                                              

Ieri sera, mentre aspettavo due importanti uomini politici regionali, in piazza ho incontrato la signora Bianca Campli, presidente Club Unesco - Vasto, che mi ha invitato a partecipare ad un importante conferenza su Laudomia Bonanni. Purtroppo non potrò essere presente all'incontro poiché il venerdì, come i miei lettori sanno bene, sono impegnato nel torneo estivo Scarpasciudd.Invito comunque chi fosse interessato a partecipare all'evento.

mercoledì 6 giugno 2012

La differenza tra Vasco e Vasto.

"No. Non parteciperò a nessun concerto di beneficenza. Non amo quel modo di farla, poco costoso e poco faticoso". ... "penso che la beneficenza si debba fare tirando fuori i soldi dal proprio portafoglio, senza troppo spettacolo e pubblicità". Vasco Rossi lo scrive sulla sua pagina Facebook e solleva un problema più ampio: quello dei concerti di beneficenza. 
A Vasto invece i "politici" annunciano tra squilli di tromba e rulli di tamburi i "consigli comunali" di beneficenza.

Esiti ermeneutici


Qualche cosa non mi quadra.

A suo tempo, avevo dichiarato che se non era valida la prima seduta del Consiglio Comunale di questa seconda Amministrazione Lapenna, non sarebbe stata valida nemmeno quella della prima Amministrazione Lapenna. Quindi io non sarei stato mai Assessore o lo sarei stato in maniera irregolare. Eppure una persona,  “più preparate di me”, capolista della mia Lista Civica e ora a cavallo su due staffe, mi diede tante giustificazioni, per cui mi posi in disparte.
Ora però non mi tornano i conti.

Primo:

Per quel poco che conosco del Giudice Della Porta lo ritengo, oltre che brava “persona”, bravo “Giudice”. Tuttavia ha “perso”.  Suoi colleghi hanno ritenuto di dargli torto.
Se un Giudice importante ritiene una “azione” irregolare, tanto da far ricorso contro questa “azione”, e il Tribunale da torto a questo Giudice, o i giudici non sono infallibili o la Legge non è chiara e da spazio ad interpretazioni personali.

Secondo:

Non mi interessano le motivazioni che i Giudici del Tar hanno addotto in merito al ricorso. Però, se Lapenna ha vinto, perché le spese sono state compensate? Vuoi vedere che Lapenna non ha vinto “completamente”? Vuoi vedere che i ricorrenti non avevano “completamente” torto, tanto che i Giudici del Tar hanno ritenuto di dover compensare le spese?

Io sicuramente non sono preparato per “giudicare” certe situazioni ma se qualcuno prova a spiegarle forse le capisco. Non vorrei però che come al solito, le spese “compensate” le pagheremo noi cittadini come il gettone di presenza che certi consiglieri devolveranno alla Caritas.




PS:  "Le sentenze si rispettano. Io eviterei ulteriori e magari inutili ricorsi al Consiglio di Stato. "Pensiamo ad amministrare Vasto, anche perché i problemi dei cittadini sono tanti e la Giunta Lapenna, da sola, ha mille difficoltà e non può farcela. Il sindaco ha il diritto-dovere di guidare la città fino al 2016, ma occorre un drastico cambio di passo".
Mi chiedo perché non si è partiti con quel passo. Ma la risposta la conosciamo .... Rientrare dalla finestra quando si è “persa” la chiave “Della Porta”.

COMUNICATO STAMPA



Questa volta il Sindaco non ha resistito alle contenute e circostanziate critiche ed ha inteso polemizzare anche con una punta di stizza. Probabilmente la concitazione, determinata dalla contrarietà ai termini dell’Ordinanza sulla musica all’esterno dei locali nel periodo estivo, da parte di operatori turistici e mondo giovanile, lo ha indotto a giustificazioni frettolose e risibili.
Il problema non è certo nel dover rispettare le regole e gli altrui spazi di libertà, le norme sono poste a garanzia del diritto di tutti, la contestazione è sulla qualità delle regole imposte dalla sua Ordinanza per gli effetti che produrranno, nello specifico, sull’immagine e sull’economia turistica cittadina.
Potrebbe apparire una questione di poco conto per chi non è direttamente coinvolto nell’offerta dei servizi al Turismo, così come per chi non sente la necessità di beneficiarne ma emigrare verso altre località della costa costituisce un problema per un migliaio di giovani, turisti e non, così come rappresenta un grave danno per gli operatori e per la città intera rinunciare ad un target di turisti che vuole vivere, nel divertimento, le notti estive ed a cui basterà spostarsi nella vicina San Salvo per farlo.
Il Sindaco appare molto più attento alle fasi di repressione in caso di violazioni che non a favorire un’equilibrata gestione di questo aspetto dell’offerta turistica.
Nello specifico: non siamo assolutamente d’accordo che gli stabilimenti balneari debbano interrompere la musica all’esterno all’una di notte. Cosa significa giustificare la limitazione poiché, tanto, hanno la possibilità di chiedere autorizzazione alla “competente commissione” per spettacoli con oltre 250 persone?! Qui si tratta di non poter mai diffondere musica all’esterno, oltre l’una, anche senza alcuno spettacolo! Cosa significa che le discoteche possono continuare a lavorare ma con musica all’interno dei locali chiusi? Questo può accadere sempre, è nel periodo estivo e turistico che servono le eccezioni. Perché mai bar, gelaterie, brasserie, cafè, tea room, Wine bar del centro, che hanno soltanto piccoli spazi interni, dovrebbero interrompere intrattenimenti musicali all’una se rispettano i decibel previsti dalla legge, magari evitando la musica particolarmente hard?
E per quanto riguarda gli stabilimenti balneari, a poco serve giustificare la misura restrittiva con il fatto che tanto la notte sono chiusi, magari perché i titolari sono affetti… “da un po’ di pigrizia”, come qualche difensore d’ufficio delle ragioni del Sindaco dice. Perché mai dovrebbero star aperti se non possono diffondere musica dopo l’una, e questo anche senza alcuno spettacolo e senza essere “discoteca”?! Perché ci si dovrebbe comprare una bicicletta se è vietato pedalare?!
Si pensi cha a Pescara, città in cui, nel rispetto delle leggi nazionali e regionali, gli stabilimenti balneari che effettuano attività di intrattenimento, devono chiudere la propria attività entro le ore 04,00 nelle notti tra venerdì e sabato e tra sabato e domenica ed entro le ore 03,00 nelle restanti notti della settimana; figuriamoci gli stabilimenti che non effettuano attività di intrattenimento e spettacolo ma soltanto “semplice musica di accompagnamento e compagnia” (come recita l’Ordinanza del Comune di Pescara)!

Stabilimenti e pubblici esercizi in genere devono sicuramente rispettare i decibel previsti dalla legge, sempre e comunque, ma questa è cosa già determinata dalle norme. Così come la legge prevede i controlli “degli  ispettori ARTA e dei controllori iscritti nell'albo regionale”. Non c’e bisogno che il Sindaco Lapenna riaffermi burocraticamente l’ovvio. Pensasse piuttosto a ridare un po’ di vita alla città e non a mostrarsi “solo chiacchiere e distintivo”! Facile amministrare vietando e reprimendo quando non si riesce a stabilire regole giuste ed a farle rispettare!

 Gruppo consiliare “Progetto per Vasto


martedì 5 giugno 2012

Io, Rossetti e la “MOVIDA”: Una notte bianca tra tante notti nere.





Ebbene si! Saranno passati tanti anni ma i ricordi restano. Quando la “movida” la facevo io, negli anni Settanta, Vasto passava dallo slogan “Sole, mare e quiete” a “Quelli della notte”. Si passavano nottate seduti sui gradini della Rotonda o sui muretti del lungomare, a parlare del più e del meno. Spesso di musica, a volte di politica, frequentemente del culo di …

I dancing erano luoghi per chi poteva permetterselo e, forse perché le “femmine” dovevano tornare a casa presto, difficilmente chiudevano otre la mezzanotte. L’Azienda di Soggiorno e Turismo organizzava manifestazioni in date ben precise, i gestori del Mimì, della Ciucculella, della Lucciola, e della Pinetina facevano a gara a chi ci rimetteva più soldi nell’ospitare gruppi e cantanti famosi. Guadagnavano solo quando facevano suonare i gruppi del posto che costavano pochissimo o nulla e che, tra amici e conoscenti, riuscivano a portare frequentatori in quei locali, nelle serate estive condensate nei primi giorni di agosto. Il 18 agosto la “stagione” era finita.

Quando aprì a Vasto (alta) il “Lavinia21” cominciarono i problemi. Scandalo! Ragazze in minigonna e occhi “pittati”. Capelloni e camicie a fiori. Addirittura circolava la “troca”!
Per la Vasto di allora era difficile se non impossibile da “accettare”. Tuttavia la moda è la moda e quando questa prende piede ci si abitua. Il Lavinia21, con le sue “botti” dove i giovani si nascondevano per fare i “mattoni”,  chiuse nel 1972, quando lo Sporting Club, risposta moderna all’Histon Club, venne trasformato nel Paradise, prima discoteca d’Abruzzo.
Il mondo giovanile locale cominciò a “muoversi”, grazie anche ai ragazzi “forestieri” che venivano in quel locale. Si muoveva così tanto che presto nacque il Wast d’Aymone e poco più tardi arrivarono il Rio ed il Piccolo Mondo.
Eppure gli orari di intrattenimento erano soprattutto pomeridiani. Bisognava aspettare i veglioni nelle solite date (Capodanno, Carnevale, San Valentino ecc.) o qualche concerto musicale con artisti famosi per  aprire in orari notturni questi locali.

Passeggiare dopo cena (cosa riservata agli studenti universitari che tornavano per le vacanze o ai perditempo), in inverno a Vasto significava congelare, nei corti giubbini che lasciavano la schiena scoperta, e allora si decideva di tornare a casa.
A dire il vero una alternativa c’era. Si poteva andare a vedere un film porno al Supercinema, oppure andare a vedere un film porno al cinema Corso o andare a vedere un film porno al Politeama Ruzzi.

Ma torniamo all’estate.

Una volta io e alcuni amici, con chitarra, fisarmonica e tamburo ci siamo messi a suonare nello spazio di arenile posto tra la Rotonda (dove c’era l’ufficio dell’Azienda di Soggiorno e Turismo) e la Ciucculella. Vennero i Carabinieri e platealmente ci intimarono di seguirli. Ci fecero “passare in rivista” tutto il lungomare, da Stella Maris al Nettuno. L’amico che suonava la fisarmonica, con la scusa del peso di questa, si fermò. I carabinieri incuranti proseguirono. L’amico che suonava il tamburo, mi guardò e si sganciò come un ciclista dopo aver lanciato la volata al “velocista”. Rimasi io. Davanti alla “Vecchia” (un locale di cui quasi nessuno ricorda) mi dissero: “vai a lasciare la chitarra e non disturbare più”. Lo dissero comprensivi e sorridenti.
Ma chi avremmo potuto disturbare, posti nello spazio tra la Rotonda e la Ciucculella in una calda sera d’agosto intorno alle ore 22? Una idea mi balena ma con certezza non ho mai saputo darmi una risposta.

Potrei raccontare altro. Potrei raccontare e forse l’ho già fatto, di quando mi portarono al Commissariato perché portavo in giro per Vasto una bara sulla capote della mia A112 Elegant (facevo pubblicità ad una festa). Potrei raccontare e forse l’ho già fatto, di quando i Carabinieri mi fermarono perché disturbavo le lezioni al liceo con il megafono che diceva “sabato pomeriggio al Paradise” ….

L’ultima mia “marachella” fu quella di mettere un sombrero a Gabriele Rossetti in occasione della vittoria dei Mondiali di calcio in Spagna nel 1982. Quel gesto però mi fece riflettere. “Se tutti facessero come me”? (Chi poteva immaginare che dopo trent’anni una amministrazione comunale “ornasse” la testa dell’esule poeta con le lampadine di Natale?)

Il tempo scorreva lento fino agli anni Novanta quando istituirono in città una facoltà universitaria e da lì …… lunga storia fino alle ultime ore.


Da tempo ormai, come in questi giorni, si continua a parlare dei problemi che i pubblici esercizi provocano e subiscono in città.
Che palle! Si apre con le polemiche a giugno e si finisce con le polemiche a settembre. La quiete pubblica, l’ordine pubblico, la maleducazione e via discorrendo. Queste problematiche si risolvono con le regole ma queste regole devono essere “vere” e non improvvisate perché la stagione è alle porte. Se il problema esiste lo si risolve. Se non si risolve o si è “incapaci” oppure è un falso problema.

L’amministrazione comunale guidata com’è da una persona che non ha idee e nemmeno capacità di giudizio. I consiglieri favorevoli a questa persona solo per colore politico. I consiglieri avversari solo per opposizione. I gestori (devo generalizzare per forza) che non hanno capacità di organizzazione o di proposta (direi che soprattutto non hanno capacità di fare squadra). I giovani che vorrebbero, d’amblèe, trasformare Vasto in un luogo di “movida” e forniscono esempi, senza conoscere o percorrere tutta la trafila che i luoghi portati ad esempio hanno dovuto seguire per diventare quello che sono. Coloro che non si sentono più giovani che protestano dimenticando di essere stati, un tempo, anch’essi giovani. I cittadini in genere buoni solo a lamentarsi ed a lanciare “sentenze”. Quelli come me: “sconcertati”, “demotivati”, “disincantati” … “basiti”.

E allora? Allora tutti i “disturbi” messi insieme concentrati in tre notti. Notte Bianca, Notte Rosa, e Ferragosto, quando orde di barbari invadono Vasto portando rumore e disordine, lasciando sporcizia, vomito e orina in ogni dove.
“Portando però quel ‘movimento’ che tanto si desidera”, dicono in tanti.

Ma perché quel ‘movimento’ non potrebbe esserci ogni giorno? E dove dovrebbero andare quelle persone che dopo l’una non trovano più attrazioni? E chi controlla queste persone che, magari fino alle quattro del mattino, si trattengono sulle scalette sotto casa mia a bere e a sghignazzare? (quando non fanno altro)
Un pubblico abituato non causa né subisce disagi.
Movimento tutte le notti. Si potrebbe fare se solo esistesse una regola “vera”, pensata e non improvvisata, programmata e non estemporanea. Una regola che partisse da una analisi, valutasse esempi, applicasse “modelli”, dettasse modalità e tempi in maniera meditata, non casuale.
Questo però rimane un sogno. E così l’amministrazione comunale si potrà vantare, il cittadino sarà compiaciuto, l’esercente si accontenterà, mentre … il “gattopardo” miagola e fa le fusa.


lunedì 4 giugno 2012

Oggi per il terremoto.


Giugno apri il pugno.

Tutti parlano dell'estate dimenticando che mancano ancora una ventina di giorni all'arrivo di questa. Tuttavia quando la televisione parla in tanti la ascoltano. In tanti in questo fine settimana  siamo stati al mare tra una passeggiata, il primo tentativo di tintarella e magari il primo bagno.Anche io ho approfittato delle calde giornate per passeggiare in acqua. Non ho come mio solito pescato le "telline" perché ancora non mi sento sicuro dopo quello che è accaduto lo scorso anno.
Chi vive a Vasto è fortunato. Lo diceva, già nel Cinquecento, Frà Serafino Razzi che "in questo paese, più che la lama uccide la crapula" (più o meno diceva così). E chi come me è sempre alla ricerca di "ammazzare" la noia, vivendo ha Vasto trova sempre qualcosa da fare. Sabato infatti dopo una mattinata al mare, sono andato ... ad Agnone per assistere ad un concerto molto "particolare" oltre che difficile. La mia sorpresa è stata quella di vedere al teatro Italo Argentino, anche tanti altri Vastesi.
Inutile fare ai musicisti ed agli organizzatori i complimenti. Il comportamento del pubblico presente ha fatto capire ad essi quanto successo abbiano riscosso. Mi piace invece sottolineare che ......

domenica 3 giugno 2012

Agnone ... il bis.

14°TORNEO AMICHEVOLE DI CALCIO SCARPASCIUDD' 2012


Nella 2°giornata, l'Huachipato prende il largo e comanda la classifica piegando nel finale un arcigno Colo Colo, mentre gli esordienti dell'Union San Felipe 'abbòttene 'gnè nà cràste' il Cobresal (ora fanalino di coda),che schiera nelle proprie fila il mnemonico Lemme, unico nel memorizzare orari: infatti oggi ' ha fàtt' filòne' (pensava che oggi riposasse ...). Da oggi, nella cronaca, segnaleremo la maglia' Pricòca' per i migliori in campo (o i meno peggio ...), e la maglia 'Lècina' per il meno talentuoso (lu' pitatùrte): non vi offendete, uagliù!

venerdì 1 giugno, ore 19:

UNION SAN FELIPE - COBRESAL
arbitro sig. Orazio Di Blasio.

I gialli dell'Union S.Felipe al completo (15 su 15!) si fanno pericolosi al 12', quando Angiolillo su assist di Carlucci,tira violento,ma Docuta (sostituto) neutralizza bene; il bomber si ripete al 24', ma stavolta la traversa scheggiata gli nega il gol, e al 26' su tiro di Serafini che ruba palla in disimpegno,,Docuta sventa bene in angolo. I blu del Cobresal (11 su 11),iniziano il 10 con Renato extra e portiere sostitutivo (come le auto incidentate), ma comunque, nella 1a frazione di gioco non demeritano e si fanno pericolosi al 27' con un siluro di Pegna, parato da Ronzitti, e una bordata di Frasca al 32' (fuori). Nel 2°t, mentre i 15 ' filippèine' facevano 'a ttirànne di capìlle'per entrare in campo, i blu della 'Bresàola' facevano i conti con 'li mùrt 'nn gàmbe' (gli infortunati presenti solo per far numero); al 9' il giallo Andrea Serafini irrompe in area, Frasca 'l' vùsse 'ndèrre', rigore: batte lo stesso Andrea, che realizza l'1-0. Dopo 4' sempre Andrea Serafini,servito da Finamore, gira magistralmente a volo dal limite a fil di palo, Docuta non ci può arrivare, e raddoppia 2-0. I blu tentano di raddrizzare e al 18' il cav.Ronzitti spara una bordata dal limite, fuori di 1m. Al 29' è invece il blu Tumini (in campo solo nei secondi 45') che scatta sulla sinistra, e il suo tiro violento prende il palo interno e poi viene parato da Ronzitti. Ma i gialli sfruttano la disponibilità dei numerosi rincalzi, approfittano della mancanza d'ossigeno e di gambe sane dei blu, e nei 10' conclusivi, cercano il gol sicurezza, che arriva al 41':lancio di Ronzitti 'the young horseman' per Andrea Serafini, duello 'parabolico'con Rossi ('nghi 'na còsse ammaccàte da 'na gginucchiàte a lu' prime tèmbe'), gli sguscia via e segna il finale 3-0. Maglie pricoca: Serafini A (Gia),Frasca E (Blu); maglie lècina: Soldano (Gia), Patriarchi (Blu) 
    
ore 21

HUACHIPATO - COLO COLO
arbitro sig. Nicola Ronzitti.

Entusiasmante partita tra i verdi del Huachipato (12 su 15) e i bianchi del Colo Colo (12 su 15): al 2' il bianco Somma, su punizione, ci prova, Zucaro c'è e para. Al 12' il verde Lillo Molino, anche lui su punizione, mira il sette sinistro con successo, ed è 1-0: il capitano degli 'accippète' è in fiamme e al 18' lancia Nando Desiati, che anticipa il portiere in uscita con un preciso lob, e raddoppia 2-0. Ma i bianchi della 'colacòle' 'n'n zi li fànne fa'', e al 20' la gazza Pesolillo zirla con una bella girata, fuori di un soffio. Il Peso si ripete e al 28' stavolta mira bene l'incrocio sinistro e accorcia 2-1. Dopo una bomba del verde Storto (a lato), Pesolillo, su punizione (33') ci prova, ma Zucaro in spaccata alla Carlafracci devia in angolo: i bianchi insistono, e al 39' riacciuffano il pareggio: Lanza serve Franz Pesolillo, che gira bene di destro e infila il 2-2. L'intervallo è stato prolungato dallo spegnimento accidentale dei riflettori: molte le proposte alternative proposte dai più per non raffreddare i muscoli, dai più atletici ( giri di campo a sfinimento), ludici (iondacavàlle con Soldano e D'Angelo che fanno da 'mammèine'),cavillosi (partita omologata sul pareggio e quindi da decidere ai rigori) a quelli viziosi (passatella collettiva a birra e nucièlle): si opta per fare le foto con le maglie 'bagnate' (che pensavate, che non sudiamo noi scarpasciùdd'?). Ma i fari si riaccendono e, con essi, la partita: il verde Molino suona la carica e al 5' manda sui pini retroporta l'ennesimo pallone perso; all'8', dopo una mischia in area bianca con un sospetto fallo di mani, Ruzzi da posizione favorevole tira sull'esternorete destro; al 12' un bel siluro di Dzierwa da posizione molto defilata sulla destra incoccia il palo interno sinistro e torna in campo per esser facilmente allontanato dalla difesa bianca in affanno: al 21' Ludovico D'Ercole chiede triangolo con Darek sulla sinistra e, di esterno destro batte a rete riportando in vantaggio i verdi: 3-2. I bianchi provano a 'somatizzare' con un destraccio di Vinci, parato da Zucaro, ma i verdi 'tènne la fùriacinèse': al 31' cross di Desiati da destra, Dzierwa devia di testa in tuffo, Docuta para miracolosamente. Il portiere rumeno si ripete dopo 2', neutralizzando l'ennesimo destro di Dzierwa, ma al 36'capitola: il verde Luca Storto si accentra in area bianca da sinistra e lascia partire un tiro a girare a mezz'altezza che s'insinua tra vari giocatori e s'insacca a fil di palo destro: 4-2. Al 39' Storto ci riprova,la palla va un filo alto sulla traversa; nonostante 2 occasioni nel finale per i bianchi con Somma e Serafini, il risultato non cambia. Maglia Pricoca: Storto (Ver), Pesolillo (Bia). Maglia Lècina: Serra (Ver), Di Marco (Bia).

Ha riposato il Palestino

Classifica: Huacipato pt.6, Union San Felipe e Colo Colo pt.3, Palestino e Cobresal pt.0

Class.cannonieri: 4 gol: Pesolillo (COL)  3 gol: Serafini A (HUA)  2 gol: Landi (COL), Dzierwa e Storto (HUA), 1 gol: Frasca M (COB), Serafini R (COL), D'Ercole, Desiati, Molino (HUA)

Prossimo turno (3a g.) venerdì 8 giu: ore 19: COLO COLO - PALESTINO     ore 21: HUACHIPATO - UNION SAN FELIPE

sabato 2 giugno 2012

Dal Piccolo Circolo Garibaldino.

Si può augurare "Buona Pasqua" il Venerdì santo? Non si dovrebbe ma tutti lo fanno.
In questi giorni, cosa ci sarebbe da festeggiare? Assolutamente nulla, tuttavia il Due giugno è una data che in qualche modo va vissuta. Magari non come giorno di festa, magari come "commemorazione", magari come giorno di riposo, magari (ma proprio magari) come giorno di riflessione, magari in qualche altra maniera ma non va "vissuto" come un giorno qualunque.

(E pensare che "sotto sotto" sono Monarchico).

Auguro a tutti "tempi migliori".

giovedì 31 maggio 2012

La doccia ... le docce.


In tanti, passeggiando sul lungomare Cordella a Vasto Marina, hanno notato che è stata demolita anche l'ultima delle docce pubbliche esistenti in quell'ambito di spiaggia. L'assessore Vincenzo Sputore ha dichiarato: "Abbiamo dato incarico a tecnici ed esperti del settore di studiare una soluzione atta a sostituire gli impianti 'obsoleti'. Si pensa di far realizzare nuovi impianti simili a quelli 'storici', visibili dalle cartoline d'epoca, risalenti ai primi del Novecento. Questi nuovi impianti saranno dotati di 'gettoniera' per l'erogazione di acqua calda e fredda, oltre che di uno 'zampillo' a tempo. Il ricavato, al netto delle spese, sarà utilizzato per la manutenzione (compresa la costante pulitura dei tombini) ed il decoro di Vasto Marina. I lavori inizieranno il più presto possibile. Sicuramente prima dell'inizio della costruzione della teleferica".

Naturalmente questa dichiarazione me la sono inventata ma sono sicuro che l'assessore Sputore o qualche altro amministratore capiranno e "coglieranno" il suggerimento.


mercoledì 30 maggio 2012

Quando eravamo Abruzzi e Molise.

Negli ultimi 10 minuti del programma, tra le autorità riconoscibile Giuseppe Spatatro e tra le immagini Vasto (una bella veduta di San Nicola, l'Autostello ecc.)

Continuiamo a guardare solo il dito.

Apprendiamo dal Presidente dell'ordine degli avvocati Artese, che Parlamento, il Premier Monti, il Ministro della Giustizia Severino (gli unici con l'autorità di decidere quale tribunale serve o non serve in Italia) nel caso proseguano con la soppressione del tribunale di Vasto allora vuol dire che … considera il nostro territorio come terreno di conquista siano essi spacciatori o spregiudicati imprenditori … e così via proseguendo. Mi chiedo se ha già comunicato queste sue avventurose considerazioni ai responsabili del Piano di riordino della geografia giudiziaria. Se non lo ha fatto, io lo esorto a farlo. Per quello che mi riguarda invece, dopo aver definito il Tribunale  ESPLICITAMENTE … questa importantissima istituzione pubblica, ho espresso delle idee e dei progetti ben precisi nel mio comunicato. Progetti tesi a dare un'idea di sviluppo per la città che amo. Progetti che non sono solo il frutto di un piagnisteo di questa o quella categoria, ma che muovendo da premesse che magari sono al di là delle nostre decisioni, si devono concretizzare in progetti e richieste positive per il futuro. E di queste idee e progetti sono pronto a dibattere ovunque con chiunque abbia la compiacenza di leggerli, e la capacità di capirli. Il mio operato a Vasto e nel territorio circostante è quantomeno manifesto. Quindi non permetto a nessuno di darmi lezioni di amore per Vasto e per il territorio. Consiglio invece a chi volesse, di impegnarsi ulteriormente, magari anche in politica. Così da incidere effettivamente su certe scelte. In politica però c'è il problema che non bastano le cariche.




La lettera di Artese


Ho letto con stupore un articolo dal titolo: «Ma serve davvero il Tribunale a Vasto»D'Adamo: "Toglieteci il Tribunale ma mettete l'Università". Rispondo con poche parole. Il Tribunale non serve a chi considera il nostro territorio come terreno di conquista siano essi spacciatori o spregiudicati imprenditori, non serve a chi pensa che le istituzione non devono essere vicine ai cittadini, non serve a chi non ha a cuore la sorte di sessanta dipendenti, non considerando gli appartenenti alla polizia giudiziaria.

Io ho a cuore le sorti del Tribunale di Vasto ma non perché presiedo il Consiglio dell'Ordine ma perché mi ritengo un cittadino responsabile che non spara cifre a vanvera: il Tribunale di Vasto alla cittadinanza costa poco più di Euro 250.000 che per legge devono essere rimborsate dal Ministero che non lo fa da quasi 10 anni. Chi la politica la dovrebbe conoscere, dovrebbe sapere che non si contratta un Tribunale per un' Università perché gli interlocutori sono diversi. Ben venga l'Università ma si facciano proposte serie per farla nascere a Vasto.

"Cono" a Mare.


Continua lo stravolgimento della toponomastica "Vastarola". Dopo Punta d'Erce, trasformanto in Punta  Aderci è arrivato il  momento di Cona (da Icona) a Mare, trasformato in Cono a Mare. 
Giustamente, in questo periodo di consumismo e di "ignorantità" diffusa, il pensiero corre al "cono gelato" consumato passeggiando sul lungomare o sotto l'obrellone e non ad una piccola immagine sacra posta in un luogo a "ristoro del "viandante".

Viste poi le notizie su quel luogo però, bisognerebbe chiedersi: che gusto? Magari "speculazione edilizia" o "Fosso Marino".

martedì 29 maggio 2012

In this town, we live in.




Quando il tempo lo consentirà inizierò a frequentare la Marina e addirittura tenterò di passeggiare in acqua. Già da tempo lo stabilimento balneare dove uso lasciare i “calzari” è aperto. Massimo è un professionista e da quasi un mese ha già sistemato gli ombrelloni e aperto il bar. I passanti, indigeni (come si usa dire ora di noi vastesi) e non , possono trovare quei servizi che sono difficili da trovare “fuori stagione”.
Mi sono intrattenuto a parlare con lui in merito al “problema”. Come quale “problema”? Il “problema” della Marina!
Se adesso parlo di Fosso Marino e degli scarichi in mare, qualcuno mi taccerà di essere un “Gufo”, quindi indico “il” problema così che chi vuole capire, capisce. Figurati se mi metto a parlare “dei” problemi! Oltre che “Gufo” mi indicherebbero come “Civetta”, come “Assiolo”, come “Succiacapre”, e persino come “Barbagianni”. Sicuramente non come “Allocco”.
Ma torniamo a Massimo. Mi ha detto che la SASI sta lavorando bene e che spera che il “problema” non si verifichi nuovamente questa estate.
Ho concordato con lui quando ha precisato: “speriamo che si operi anche una manutenzione adeguata, altrimenti si vanifica il benfatto”.
Intanto altrove …….

lunedì 28 maggio 2012

Vasto: basta con il Tribunale. Avanti con l'Università.




Dominati come siamo da una “criptocrazia” che non ci fa assolutamente presagire nulla di chiaro per il futuro, c’è chi chiede “lumi” al sindaco di Vasto in merito alla ventilata soppressione del Tribunale.  Ma dove si vuole andare a parare? Forse il campanilismo in questa Città è così alto da voler mantenere in “vita” una istituzione che, sia pure storica, ha costi tanto elevati rispetto alla sua funzione da doverne chiedere la soppressione? Oppure la “lobby” degli avvocati locali (mi si prenda per  umorista) è così potente? Non posso pensare sia “solo” questo. Probabilmente c’è qualche altra motivazione che spinge tanti cittadini a “bramare” di non voler perdere questa importantissima istituzione pubblica.
In una città conservatrice come la nostra, la soppressione del Tribunale, rappresenta un ulteriore passo indietro. “Continuando così non ci resterà niente!” si sente dire.
E se invece vedessimo questa soppressione come un passo avanti? Uno “svecchiamento” che ci porti a cercare  elementi nuovi di sviluppo, non legati alle logiche del passato? Una necessità che ci spinga a diventare “qualcosa” che non siamo stati prima?
Sarebbe una sfida troppo difficile per questa città? Forse sì per una rappresentanza politica vuota e per una cittadinanza avviluppata in ottundimento senza precedenti, tuttavia per favorire i “giovani” che sempre più parlano di lasciare questo luogo, bisognerebbe tentare.
E io che da qualche tempo mi accorgo di non essere più “giovane” propongo una idea “vecchia”: Se da Roma decidessero di voler sopprimere il Tribunale, dimostriamo un minimo di capacità. Trattiamo finalmente, concretamente, numeri alla mano, un Università per Vasto. Chiediamo: volete togliere il Tribunale? Dateci un Università. I costi sarebbero uguali se non addirittura inferiori e sarebbero i giovani, col loro bagaglio creativo, ad arricchire la nostra Città.
Aldilà del risparmio per l’amministrazione (i costi del Tribunale ricadono su tutti i vastesi), aldilà del ritorno economico per i cittadini (affitti, commercio, consumi in genere), Vasto ha bisogno di “freschezza”. Provate ad ascoltare o a leggere quanto i “giovani” rappresentanti della politica locale dicono o scrivono. Ve ne renderete conto anche voi.