martedì 30 aprile 2013

Chi ci salverà ... (da costoro)?



Di Giuseppe Franco Pollutri

Vi dirò: per il mio pezzo settimanale, da pubblicare su questo civico blog, avevo altra idea e altro testo in preparazione. Ed invece, eccomi – per un navigare in rete, cercando info locale su altro – a leggere una nota su piazzarossetti.it,  in grande evidenza nella home del 27 aprile, dal titolo: “Perchè in politica non si dice fino in fondo tutta la verità”...
Un breve testo che nella sua semplicità (e non minore semplicismo) iniziale, mi ha fatto sorridere sul principio ma poi riflettere, inquietandomi non poco, sull’amara verità che ne viene fuori, ben evidente, malgrado le contorsioni ‘in politichese’ sciorinate, frase dopo frase. Vale la pena di estrapolarne gli incisi più sorprendenti e illustrativi di una certa idea della politica, sterile e malsana, che trova corrispondenza, purtroppo, negli usi e costumi di chi nel Palazzo sta e per elezione democratica  risiede.
 Confesso di non essere un grande esperto di politica (!) – così principia MDB nella sua “lectio magistralis”, e subito ti chiedi se sia un ingenuo o un con-fésso. Un ordinario e consequenziale uso delle facoltà mentali, e dei mezzi della comunicazione, avrebbe dovuto fargli capire che - vista la premessa esplicitata - mai avrebbe potuto pensare di poter dare lezioni sul tema ad altri. Una similare affermazione – ricordo bene - fu anche di una candidata per una Lista Civica, concorrente con scarso frutto nelle ultime Comunali. Tale aspirante cittadina-consigliera, esperta d’altro, presumendo di ricevere consensi elettorali solo perchè portatrice di un nome che ha fatto certa storia di Vasto, dichiarò nel presentarsi che “...pur non amando, e normalmente tenendosi lontana dalla politica”, di essere pronta e in grado di dare il proprio contributo (importante e decisivo, naturalmente) all’Amministrazione della Città del Vasto!
Ma la vita amministrativa della mia città mi piace seguirla con attenzione interessandomi di quello che avviene all’interno del Palazzo di Piazza Barbacani, testualmente dichiara oggi il nostro ...rossettiano. E’ certamente positivo che costui, da “cittadino-elettore”, s’interessi, anche dopo il voto, o tra una tornata elettorale e l’altra, della vita “amministrativa” della sua città. Illuminante, peraltro, appare il parallelismo con l’indicazione della seconda parte della frase. Rivela del come gente come lui, e i suoi referenti eletti, intendano “la politica”: un evidente e totalizzante gioco di ruolo, recitato a soggetto o per improvvisazioni, fra le parti&partiti, mutevoli e mutanti. Soprattutto localizza, per chi non l’avesse ancora capito, dove  è di stanza e messa in scena (ufficialmente) l’Amministrazione comunale. Da prenderne definitivamente nota: la politica cittadina vastese e i suoi attori stanno e vivono ... “all’interno del Palazzo di Piazza Barbacani”. Anche se novità non è, il dichiararlo a chiare lettere spiega sufficientemente il perchè Comune e Città hanno, e continuano nel tempo ad avere, irrisolti, dei problemi che “il Palazzo” non vede, che se vede non capisce, e che se capisce ha motivo di affermare subito e facilmente che ...non può farci niente.
Prosegue poi l’articolista a volerci illustrare – come per una storia o una favola, tutt’altro che bella - di come, perchè e in quanto ...“L’avv. Luigi Masciulli, eletto consigliere comunale nella lista “Giustizia Sociale” di Bruno Di Paolo ed approdato di recente nel neo costituito gruppo del Partito Socialista Italiano...”;  e, blablabla, così e altro annotando (complicando idee e discorso), per concludere interrogandosi del perché ...”non si parla con chiarezza ai cittadini-elettori?”
Ora mi permetto di chiedere anch’io al concittadino ben addentrato sulle segrete faccende dialettiche e mutevolezze umorali degli inquilini del Palazzo: del perchè, a ben conoscerle, ...“ne guadagnerebbe il dibattito politico” e soprattutto con quale risultato amministrativo! Sempre che tale può essere inteso il gran ciarlare (e ciurlare) che da anni si sviluppa nelle segreterie, o nelle conventicole che si radunano nei “dehors” di strada o di piazza, per un oziante aperitivo-cenato, o nel passeggiato su e giù, tra la Barbacani e la Rossetti. In buona fede che sia (concediamoglielo) l’intenzione del nostro, penserei di consigliare a lui, e ad altri non meno, di ripensare a ciò che debba intendersi per “politica amministrativa” da attuare e promuovere per la gente e per il territorio, e cosa sia e debba considerarsi, appunto, ...”la Polis”! Cosa che attiene, primariamente, alla cultura e all’educazione civica: quella cosa che – lezione derivata manzoniana - se uno non ce l’ha, ... se la deve dare! 
     Diversamente e insomma - amici miei - chi ci salverà ... da un’Amministrazione che vive, dal principio alla fine del mandato, intrattenendosi per gioco delle parti nel Palazzo o abbarbicata attorno ad esso? Chi ci salverà dai suoi fideles laeti, petulanti ed estemporanei?
GFP

Scarpasciudd

Ora mi rimane solo il dito per il mouse. Per il resto ... no comment.

lunedì 29 aprile 2013

Cercasi mietitrebbia.

Si conclude la stagione calcistica che ci riguarda. Tutti contenti. La Vastese e il Real Tigre promossi nelle proprie categorie, il Vasto Marina salvo eccetera. Prima che cominci il balletto dei contatti tra le varie società (troppe, a mio parere, come ho sempre detto) però, sarebbe da provvedere alla sistemazione dello stadio Aragona, non più degno di questo nome in quanto a manutenzione. Il terreno di gioco è stato magnificamente trattato dal grande Renato, che con "amore" lo ha tenuto in perfetto stato. Tuttavia al di fuori di questo si osserva uno stato di abbandono. ... dobbiamo cercare una mietitrebbia?

                        

domenica 28 aprile 2013

La pittura come missione


Di Felice Monteferrante

La confraternita Preraffaelita nasce a Londra nel settembre 1848, quando sette giovani, tutti intorno ai vent’anni, si associano con l’intento di contrapporre al “Grande Stile” dominante l’arte accademica il senso etico individuato nella pittura italiana primitiva.
Protagonisti di un’avventura che nelle formulazioni originarie avrà vita breve ma i cui sviluppi si estendono fino alla fine del secolo, sono Dante Gabriel Rossetti, William Holman Hunt e John Everett Millais. Aloro si uniscono il pittore James Collison, lo scultore Thomas Woolner ed i futuri letterati Frederick George Stephens e William Michael Rossetti.

Ruskin e la castità della Natura 
Nelle dichiarazioni di poetica come nel concreto operare sono influenzati dalle idee di John Ruskin nei primi due volumi di pittori moderni (1843-1846).Fin dal primo di  essi il  critico incoraggia gli artisti ad”andare verso la natura con onestà di cuore, non rifiutando niente, non scegliendo niente, non disprezzando niente, credendo a tutte le cose buone e giuste ed esultando sempre nella veità.
L’arte dunque è conoscenza della natura e poiché la natura si rivela in parte divina , l’artista non deve modificare l’opera di Dio, ma lasciarsene guidare.
Una puntuale rappresentazione del reale consente anche l’individuazione di valori trascendenti.ogni particolare di natura è in grado di assumere significati simbolici.
E poiché i primitivi di percepire la natura in modo diretto, i Preraffaeliti intendono evitare che fra l’occhio e la realtà  continuino a frapporsi le convenzioni artistiche alteranti adottate da Raffaello, impose dai suoi seguaci e codificate nella pratica educativa della Royal Academy.
L’opera del pittore urbinate, unanimemente considerata fra i più alti risultati dell’arte occidentale, rappresenta per loro l’inizio del suo declino;l’eccessiva idealizzazione, l’incuria nei confronti dei dati della storia, dimostrano la secolarizzazione della coscienza artistica, introducendo elementi falsi e vistosi che allontanano dalla semplicità e castità della natura.

La missione del pittore        
L’autorità di Ruskin, grande lettore della Bibbia, testo per lui dotato di un principio d’ordine immanente alla storia. Oltre che riflettere il disegno delle verità eterne, influisce sulle decisioni dei giovani artisti di dedicarsi all’arte sacra. Hunt è spirito profondamente religioso interpreta la sua missione di pittore come una forma di ministero .Rossetti è influenzato, agli inizi degli anni 1850 , dall’Oxford Movement  (dottrina orientata verso i valori del Cristianesimo delle origini ), anche se considera tramite per una riflessione dei valori della fede , soprattutto il Dante della Vita nuova.
Millais è il meno dotato di spirito religioso,ma tutti e tre negli anni della P.R.B. si cimentano nella scena sacra.
Guardano a pittori come Gozzoli,Angelico, Ghirlandaio, Orcagna,Giotto da loro ritenuti gli ultimi ad essersi confrontati direttamente con la natura ed il reale e ad aver posto in evidenza, attraverso la chiarezza della loro rappresentazione, il rapporto con l’elemento sacro. Le loro opere rappresentano ciò che la facciata di San Marco a Venezia è per Ruskin. Una profonda testimonianza della fusione di intensa qualità estetica e di spirito religioso.
Solo artisti non corrotti dalle convenzioni eroicizzanti dello stile magniloquente teorizzato da Reynolds ed affermatosi nella pittura ufficiale, possono riuscire ad individuare ancora la poesia nella quotidianità degli eventi biblici e insieme esprimere i loro valori trascendenti.
Le incisioni ottocentesche degli affreschi medievali(sinopie) del Camposanto di Pisa ad  opera di *Carlo Lasinio, primo modello a cui i preraffaelliti si ispirano per le loro opere grafiche, sono considerate rappresentative della resa di episodi della Scrittura in modo totalmente diverso da quello della tradizione raffaellesca. E anche Ruskin, in una lettera ala padre da Pisa nel 1845, descrive con entusiasmo gli affreschi del Camposanto , impressionato dall’evidenza storica che vi assumono gli eventi.

Incontri segreti            
I confratelli aspirano a ritrovare nel loro presente quella realtà ricca di contenuti morali, individuati dai primitivi.
L’aver costituito un’associazione chiusa, dal nome ricco di risonanze religiose, con regole ed incontri segreti, è sintomo della volontà di uniformare le loro vite ad  u n etica comune  e di volerla esprimere nell’arte. Non aspirano a far rinascere lo stile degli antichi pittori ma, impiegando i modi artistici e percettivi del presente, intendono recuperare quella sensibilità che, attraverso gli occhi di Ruskin, vedono esemplificata nel passato.
Nell’osservare direttamente i fenomeni naturali, identificano inoltre la loro missione con quella della scienza contemporanea:come lo scienziato l’artista deve trovare Dio attraverso un’accurata indagine dell’ambiente che lo circonda, rigenerandosi a contatto con le verità della natura e della fede. Alla fine è sempre il principio ruskiniano che la rappresentazione fedele della realtà ha non solo validità estetica, ma è il mezzo di rinnovamento morale.

Un rapporto di amore-odio               
Sembra che sia stato William Dyce . artista scozzese già legato ai nazarenin a istituire il primo contatto tra i preraffaelliti e Ruskin, conducendo quest’ultimo a vedere il dipinto di Millais Cristo nella casa dei genitori , esposto alla Royal Academy nel 1850. Poi verranno le due lettere al Times scritte dallo studioso in difesa degli artisti, datate 15 e 30 maggio 1851, la seconda delle quali si conclude con l’augurio che essi possano”fondare nella nostra Inghilterra la scuola più che il  mondo abbia avuto da 300 anni.
Dall’incontro tra Ruskin e Millais nasce il progetto di trascorrere insieme un periodo a contatto diretto con la natura , concretatosi in un soggiorno in Scozia nell’estate del 1853; il pittore dipinge allora il famoso ritratto di Ruskin di fronte ad una cascata a Glenfinlas, testimonianza privilegiata di una paziente osservazione dei fenomeni naturali realizzata con la costante sorveglianza dell’effigiato.
La scelta del tipo di rocce metamorfiche che fa da sfondo alla figura, Logneis, ha un particolare significato.
Nel IV volume di pittori moderni, Ruskin descriverà l’ondulazione dei suoi strati quale “simbolo di perenne paura” .Quasi  ricordare come la vacanza scozzese fosse stata il preludio alla rottura del suo matrimonio e all’unione di sua moglie Effe con Millais, da lei sposato dopo avergli intentato una penosa causa di separazione per impotenza.
Anche il rapporto con Holman Hunt , pure nato sotto i migliori auspici, si interrompe presto perché Ruskin non approva la decisione dell’arista di recarsi nel 1854 in Terra Santa per dipingere direttamente in quei luoghi le scene bibliche, temendo che ciò gli avrebbe inibito il libero esplicarsi dell’immaginazione.
L’austera formazione evangelica ha inoculato fin dalla giovinezza nell’animo dello studioso la convinzione di possedere la verità e il dovere di correggere gli errori. Una forma mentis che domina in modo apodittico i suoi giudizi morali ed estetici, anche quando negli anni 1850, la fede non è più così salda. Ma i dubbi religiosi lo fanno volgere con maggiore tenacia verso le certezze artistiche, che si traducono anche nel bisogno di influenzare i pittori con cui entra in contatto.

La grandezza di Dante 
        Il rapporto con Rossetti, incontrato nell’aprile del 1854 e da lui subito giustamente individuato come la personalità dominante del gruppo preraffaelita sia dal punto di vista intellettuale che fantastico, conosce momenti d’entusiasmo alternati a crisi profonde, fino ad una definitiva rottura alla fine degli anni 1860. Rossetti trae stimoli complessi dall’amicizia di Ruskin, generoso nel diffondere il suo nome tra i collezionisti, nell’anticipare i denari per la pubblicazione sui poeti italiani primitivi, nel provvedere alle cure per le malattie di Elizabeth Siddal affascinato dalla grazia fragile e nervosa della compagna dell’artista. Quando Ruskin definisce la Confraternita come “ il primo fondamento di una vera arte sacra” pensa non solo alle opere di Hunt ma soprattutto ai dipinti di soggetto religioso eseguiti da Rossetti.dall’inizio degli anni 1850.
Non meno mirabili, sono per lui le composizioni dantesche: Dante è per Ruskin “il grande esponente profetico del cuore del Medio Evo” e gli acquerelli danteschi di Dante Gabriel lo attraggono irresistibilmente. Ma trova insopportabile e privo di ogni vigore il “versante arturiano”, legato al Ciclo Bretone delle storie di Artù e dei Cavalieri della Tavola Rotonda, introdotto dall’artista nella sua opera insieme ai temi ispirati a Froissart e alle “Border Ballads” medievali. Tutto ciò appare a Ruskin manierato, celebrale, privo di ogni contatto con quella natura che è alimento primo di ogni bellezza e di ogni verità. Il giudizio coinvolge enche la decorazione murale eseguita da Rossetti a Oxford nel 1857 insieme a William Morris e Edward Burne-Jones , episodi dal quale prende  le mosse la seconda fase del preraffaelitismo. Lo studioso detesta tale direzione di gusto per lui frivola ed eccentrica e malauguratamente trasmessa da Rossetti ai contemporanei disegni di Burne-Jones e al primo importante scritto poetico di Morris la difesa di Ginevra del 1858.
Pur ammettendo di essere in parte responsabile di quel “fatale medievalismo” , incrementato da lui attraverso l’esaltazione dell’arte primitiva e l’entusiasmo per i manoscritti miniati, non ritrova più nella pittura dell’amico quel senso di pace e di ordine, per lui essenziale sia nella natura che nell’arte. Qualità assimilante in quel momento alla  “ grazia classica ed alla tranquillità” presenti nella scultura antica e negli artisti che considera eredi di quella tradizione.


Burne-Jones e il suo Pigmalione  
A compensare la frizione sempre più acuta con Rossetti, interviene la nascita di un rapporto, rivelatosi intenso e duraturo,con il giovane Burne-Jones. Fin da ragazzo studente all’Exeter College di Oxford, egli ha letto avidamente insieme a Morris gli scritti ruskiniani, e sarà proprio il pensiero estetico di Ruskin a sostenere i due giovani, quando decideranno, dopo molte sofferte esitazioni, di abbandonare l’idea di una carriera religiosa per dedicarsi all’arte, per lo studioso non meno della Chiesa veicolo di fervore morale.
Burne-Jones incarna perfettamente quella fusione di capacità fantastica e tensione verso la realtà amata da Ruskin. Quest’ultimo ne individua fin dall’inizio le doti e la carenza di esperienza del giovane è elemento ideale per chi abbia, come lui, una vocazione di Pigmalione . Inoltre la devozione di Burne-Jones è per lui molto importane, il fallimento del rapporto con Rossetti è dovuto anche alla disattenzione egoistica e nevrotica spesso inconsapevolmente mostrata sia dal pittore che dalla Siddal
D’altro canto, pur essendo personalità artistica più nettamente connotata, Rossetti è natura vulnerabile ed inquieta, incapace di sostenere psicologicamente il dispotismo e e le critiche di Ruskin. Nel 1856, dopo dieci anni, lo scrittore pubblica il III volume dei pittori moderni e Burne-Jones lo recensisce con entusiasmo assimilandone le idee sulla grandezza di uno stile legato a concetti quali “Verità” e “Bellezza”

Verso la “conversione”
In questi anni Ruskin muta in modo fondamentale il suo atteggiamento nei confronti della fede. A Torino, nell’estate del 1858, il contrasto tra un servizio religioso deprimente e la robusta bellezza di Salomone e la Regina di Saba di Veronese genera quella che egli stesso definisce un processo di “sconversione” , sfociato in una sorta di religione dell’umanità.. Ciò si riflette, inevitabilmente, nelle sue valutazioni estetiche che ora lo guidano ad apprezzare “l’animalità” della pittura veneziana, mentre purismo e stile medievale sono accantonati. Veronese diviene l’artista esemplare, capace di creare capolavori come se fosse l’agente di un potere più alto.
Un ultimo segno, seppur dialettico, di un legame con Rossetti, è nell’adozione da parte di quest’ultimo di moduli venezianeggianti nella nuova resa della tipologia femminile inaugurata alla fine degli anni 1850 e forse riflesso delle teorie ruskiniane: il critico, ormai lontano da lui, eprime giudizi molto severi su quelle opere, criticandone con asprezza, la sensualità e gli eccessi decorativi.
Ma trascorre l’inverno tra il 1858 ed il 1859 indagando su Tiziano e nel IV volume di pittori moderni pubblicato nel 1860, il suo nuovo umanesimo trova espressione in una lunga analisi della pittura dello stesso Tiziano e di Veronese    .        


Una nuova fede. La mitologia
Progressivamente anche Burne-Jones abbandonerà i soggetti medievali ma per la prima volta in Italia nel settembre del 1859, compie ancora un viaggio all’insegna del primitivismo copiando Giotto, Ghirlandaio, Orcagna: è però in grado di scoprire autonomamente artisti che Ruskin individuerà più tardi, come Carpaccio e Botticelli.
Volendo incidere un modo ancor più deciso sulla formazione dell’artista, nell’estate del 1862, lo scrittore lo conduce con se di nuovo nel nostro Paese, gli fa eseguire copie dai veneziani e da Luini, rappresentativi degli ideali estetici al momento prediletti.
Al ritorno, accantonata “l’animalità” dei veneziani, torna a teorizzare l’idea di un arte dotata di incandescente purezza, idea che, in fondo, lo ha sempre sedotto.
Nasce così, l’idea di un arte di “arte costante”, espressa da forme elette, e poiché la fede religiosa è indebolita, la mitologia diviene deposito di verità rivelate. Un programma che sarà fondamentale per Burne-Jones.
Il pittore ha mostrato, fin dall’inizio, di prediligere un gusto narrativo semplificato, risolto in forme statiche ed eleganti, molto diverso dall’approccio drammatico e psicologico di Rossetti alla sua materia, e Ruskin lo definisce “ il più meraviglioso di tutti i preraffaelliti, ricco di immaginazione delicata e patetica,inferiore a Rossetti in profondità, ma superiore a lui per grazia e dolcezza”. Quest’ultimo elemento lo attrae particolarmente, coincide con ideali quali la “grazia classica”, “il riposo”, la ricerca di forme belle, che vede realizzate nell’immobilità, nell’intensa tensione per la bellezza, tipiche dello stile maturo dell’artista.
L’intesa fra i due è compromessa da un violento attacco di Ruskin a Michelangelo nel 1871, mentre Burne-Jones è in piena fase michelangiolesca. Anche se Ruskin, negli anni successivi, critica violentemente alcune sue opere, la base del suo consenso rimane inalterata e il pittore sarà esaltato dal critico in una delle sue letture oxfordiane nel 1883, come “moderno pittore di mitologia”. Analogamente Burne –Jones, seppure a disagio, nel 1878 ha sostenuto l’amico nel processo intentatogli da Whistler per un giudizio violentemente negativo e da lui non condiviso su uno dei “Notturni” dell’artista americano.
Pur essendo sempre disponibile nei confronti di Ruskin, il pittore è capace di preservare una sua saldezza e integrità ed il rapporto tra i due non s’interrompe che con la morte. In parte per il coincidere delle naturali inclinazioni artistiche di Burne-Jones con le direzioni fondamentali dell’estetica ruskiana, ma ancor più per la dolcezza del suo carattere, i n grado di offrire all’amico quella comprensione che arricchisce uno scambio intellettuale di sentimenti profondamente umani.            
  

 *Carlo Lasinio
Le sue incisioni dagli affreschi medievali del Camposanto di Pisa, hanno notevole diffusione in ambiente inglese e rimandano un immagine dell’arte primitiva filtrata attraverso un purismo di gusto ottocentesco.
Citate dal reverendo Newton ( promotore del movimento neo-cattolico) come importante punto di riferimento culturale, descritte entusiasticamente da Leigh Hunt nella sua autobiografia, sono considerate da Ruskin testimonianza, seppure mediata, di una grande arte religiosa “Abramo e Adamo, Caino Rachele e Rebecca sono tutti là, reali e tangibili, costruiti, solidi come erano, come devono essere stati ……non li si può guardare senza essere sicuri che sono esistiti veramente in passato” egli afferma.
I giovani artisti che avrebbero costituito di li  a poco la P.R.B. sono particolarmente attratti dalle incisioni. F.G. Stephens le definisce momento di coagulo, in grado di suscitare ideali artistici fino ad allora vaghi. Rappresentano infatti il primo punto di riferimento, attorno al quale si organizza la protesta preraffaellita contro l’arte ufficiale ( tratto dalla rivista “Ars”, articolo di Maria Teresa Benedetti)        

sabato 27 aprile 2013

Il sindaco è salvo! W Vasto!



E voi credevate che non avrebbero trovato una soluzione?

Salvato il Sindaco. Salvata l’estate vastese. Risolta finalmente la crisi politica a Vasto ma non pensate però alla “giunta dei tecnici”.
Le forze più responsabili stavano cercando la maniera di salvare capra e cavoli (e anche qualche asparago). Il rilancio dell'azione amministrativa era ormai improrogabile. Le forze di maggioranza soffrivano. Quelle di opposizione s'offrivano anche esse. Finalmente è stata trovata la soluzione. Fuori i malpancisti PSI che alla fin fine non si è capito cosa andassero cercando, dentro i s'offerenti Del Prete e D'Alessandro. Corrado Sabatini non ha mai avuto intenzione di muoversi e quindi resterà tranquillamente in maggioranza. La manovra non si poteva fare prima perché non c'era la copertura politica a livello nazionale. Adesso invece spiegano i diretti interessati è tutto molto più facile. “Se Bersani avesse fatto il governo con i 5 stelle sarebbe stato impossibile, ma adesso il PD governerà con l'appoggio dei Montiani e addirittura del PDL, quindi a Vasto nessuno ci potrà dire nulla”.

Il tempo passa più veloce del treno


venerdì 26 aprile 2013

Immobilismo? Magari a ... settembre.


Da tempo si legge sulle “cronache” che nella nostra città regna l’immobilismo.
Ma quale immobilismo! Ma di che immobilismo parliamo? Magari si potesse parlare di immobilismo! Purtroppo si deve parlare di corsa. Certo, corsa ma … all'indietro.
Quella che una volta era la Città del Vasto, ora sembra essere meno di una borgata. Forse potremmo parlare di favela. E la colpa non è solo della politica ma di tutti i cittadini. Si subisce supini quello che si continua a chiamare "immobilismo" ma che invece è "decadimento".
Se realmente Vasto fosse immobile si sarebbe in grado di assicurare almeno ciò che fino a qualche tempo addietro la città garantiva. Invece si rotola all'indietro e, aggiungo, senza nemmeno riuscire a vedere il punto d'arrivo.
Sembra di essere, come Attilio Regolo, chiusi in una botte irta di chiodi che rotola dalla collina verso il mare (e  anche geograficamente la metafora è corretta). Noi però non abbiamo nemmeno la fierezza morale o l'onorabilità dell'eroe dell'antica Roma.
I nostri amministratori, abbacinati dalla politica e dall'insulso culto delle loro persone, esposti allo specchio del caos nazionale nella loro inettitudine, non sanno proporre alcunché e nemmeno operare l'essenziale. I cittadini di contro si limitano al lamento continuo.
Dal Palazzo municipale fra un po’ ci diranno che “a settembre” … Dei cittadini nondimeno nessuno ricorderà che ogni anno passato ci hanno detto che “a settembre” ...

Ora qualcuno mi chiederà: “cosa dovrebbe fare il cittadino?”  Io rispondo: “ribellarsi”. Una bella manifestazione di piazza, atta ad “esortare” chi è stato eletto a lasciar perdere le chiacchiere e a fare almeno “l’essenziale”.
Con disincanto tuttavia credo che i nostri amministratori possano stare tranquilli.
Quel giorno è lontanissimo. Magari … “a settembre”.

Forza Vastese

L'ultimo "obolo" per il calcio a Vasto. 
Ieri ho visto gente elemosinare l'ingresso "a sbafo" e l'ho visto fare proprio da coloro che sono buoni solo a criticare. Ci sono persone che non hanno mai dato niente alla squadra (o allo sport in generale) e pretendono pure di entrare gratis lamentandosi poi anche dello scarso pubblico all'Aragona. Aggiungo inoltre che tante di queste persone si sono viste solo a "campionato vinto". Con questa mentalità non si va da nessuna parte.

mercoledì 24 aprile 2013

Se bastasse una bambolina per parlare di occulto ....


Zero in "condotte".


Questa notte nel mio quartiere giravano rumorose "ronde" ma non erano quelle che cercavano "malviventi". 
Scoperchiavano i coperchi delle fogne. Forse cercavano i "coccodrilli" che come dice la PFM sono nelle fogne di New York? Non credo. E nemmeno credo che cercassero Jean Valjean poiché  anche se di "miserabili" a Vasto ce ne sono molti, non si nascondono nelle fogne.
Questa mattina due persone (che mi hanno poi detto essere personale della Sasi) si sono soffermate davanti a casa mia a parlare di un problema dell'acquedotto e quando ho chiesto spiegazioni su questo problema, mentre uno, insofferente, mi snobbava, l'altro mi ha detto che c'è una perdita da sanare. 
Ho riferito che da tempo esiste quella perdita e alla domanda postami: "ma lei l'ha segnalata?" "Certo!" Ho risposto. Da diversi mesi ... forse anni. 
Ho provato anche a dire che in quell'ambito passa anche una condotta del "vecchio" acquedotto ma guardando la faccia "dell'insofferente" mi sono fermato. Mi scoccia essere preso come uno che vuole "per forza" dire le cose.
"L'insofferente" infatti ha cominciato a camminare verso il loro mezzo di servizio e il collega "gentile" dopo avermi salutato lo ha seguito dicendomi: "sarà un lavoraccio".

martedì 23 aprile 2013

Teodoro Buontempo

Negli anni Settanta noi studenti universitari di Vasto a Roma lo sfottevamo chiamandolo "er pecora". Poi qualcuno di noi simpaticamente ha continuato a chiamarlo "er pecora" ma con rispetto. Ora a parecchi di noi dispiace che una persona così non ci sia più.

Un innovativo e altro Startup per i giovani


Di Giuseppe Franco Pollutri

Del come salvare, insieme, l’Uomo e la Terra

Ancora una volta è stata ‘celebrata’ la Giornata della Terra. 24 ore trascorse tra facili slogan, discorsi noti: sproloqui e banalità, concerti musicali strumentalizzati, per “mettere in scena” l’Evento. L’informazione peraltro, quotidianamente, ci dice di un nuovo modo di affrontare il futuro, umano e terrestre, fatto di ricerche tecnologiche finalizzatr non solo alla produzione industriale per fini economici, ma anche ad un intelligente benessere abitativo. Ovvero, del come l’uomo possa condurre,  in modo soddisfacente, la bio-vita sua e del creato tutto. Tante sono le iniziative e le invenzioni messe in campo dai ragazzi di oggi, uomini  nuovi di un prossimo domani. Basta informarsi su quanto vanno elaborando nei licei e nelle università. Abbiamo motivo di pensare che il futuro sarà migliore, con più idee ragionate e volte al “dunque”, e meno ideologismi dei donchisciottes che, per combatterli, i mulini a vento se li sognano di giorno, ad occhi aperti.  Come in politica.
Ieri, 22 di aprile del 2013, ascoltavamo per radio Fulco Pratesi, un ambientalista emerito che, peraltro e putroppo, appare fermo ad un epoca di irresponsabilità ambientalistica largamente superata, almeno come consapevolezza interpersonale. Come se avesse a doverla spiegare all’infanzia, il personaggio verde-storico argomentava in termini del ...se per un bambino, in ricreazione, all’aperto, sia meglio giocare su un prato, una spiaggia, o piuttosto su un selciato di cemento o di asfalto! Illustrando un suo ennesimo articolo sul tema, richiamava l’attenzione degli ascoltatori sul fatto, di per sé ovvio quanto innegabile, che un terreno non più coltivato, ma sede di un parcheggio, “per il futuro di centinaia di anni” non produrrà più erba e fiori! Ciò proclamato senza poi saper (e neppure pensare di dover) dire “se, in quanto e perchè” una strada e un palazzo, una fabbrica, un’abitazione o un centro culturale e sportivo, siano assolutamente “da non realizzare”. Un semplicismo escatologico che si esprime in questa sua nota dichiarazione: “Abbiamo molte più cose in comune con un albero che con un transistor”! Da non commentarsi. Un verdismo ad effetto quanto privo di senso vero, superato dalle stesse organizzazioni ambientaliste cui non sfugge la complessità del tema “uomo e ambiente”, “città e natura”. Occorre dunque augurarsi una diversa “green generation”, capace di porsi di fronte alle diverse esigenze di conservazione dell’ambiente e di sviluppo socio economico in modo più equilibrato, meno categorizzante, ma in grado di sviluppare idee e progetti, perchè si possa  – come teorizza lo stesso WWF, organizzazione nota a F. Pratesi – ... “Costruire un mondo in cui l'uomo possa vivere in armonia con la natura”.
Lo slogan della comunicazione di ieri è stato “Io ci tengo”..., pronunciato nella circostanza dal personaggio di musical-successo, proposto come ‘testimonial’ verde, a prescindere da quel che personalmente ha prodotto nel settore o piuttosto nell’orticello-affare suo. Al che mi permetterei di dire  che ...“ci terrei anch’io” (come tanti) ad avere, come luogo di vita, non solo un ambiente conservato nella sua naturalità, laddove e quanto possibile, ma anche uno spazio urbano il più decoroso e ordinato possibile.

Poter “Abitare l’Ambiente” – come mi ostino a ripetere e chiedere – non solo è una legittima prerogativa degli umani, ma è nei suoi precipui compiti e doveri. Realizzarlo, per quanto difficoltoso, è la sfida dell’età nuova. Tant’è che d’ora in avanti, nella Giornata della terra (e dell’uomo su questa terra), il tema deve divenire “il come” progredire in sintonia con il creato, e non più l’illustrazione della voglia presuntuosa e sterile di mettere sotto teca il mondo, ...o soltanto pezzetti di “terra”. Tanto per mostrare, per mostrarsi o per dire.

Per chi suona la campana?

Intendetela come volete ma la "campana" presto tornerà a suonare.

lunedì 22 aprile 2013

Mi associo e ho anche delle idee.



Francesco Rutelli
 
22 APRILE EARTH DAY, GIORNATA DELLA TERRA. MA PERCHÉ  LE SCHERMAGLIE POLITICHE TRIONFANO E IL VERDE SCOLORA? 
Per chi ha dedicato molta parte della vita a difendere e migliorare l'ambiente, è una domanda vitale (per chi non mi conosce: ho istituito una ventina di Parchi e Riserve naturali a Roma e in altre parti d'Italia; ottenuto dopo anni di battaglie la chiusura della vecchia centrale nucleare di Latina; fatto approvare la Legge per mettere a dimora un albero per ogni nato, poco applicata, ma che ha comunque permesso di piantare alcuni milioni di alberi - 120.000 solo a Roma; creato nel 1989 il Centro per un Futuro Sostenibile, attivo con politici ed esperti italiani e internazionali sui temi dell'ambiente globale; varato il nuovo Codice del Paesaggio nel 2008; diffuso un "Manifesto 2012 per la Green Economy"; promosso la ricerca 2013 sui posti di lavoro che possono essere creati grazie alla Green Economy in Italia; mi fermo per non annoiare; ma troppe volte capisco che chi parla di te vuol conoscere di te solo ciò che vuol sapere, e non conoscere ciò che non vuole, pur di appiccicarti l'etichetta che desidera...). La mia risposta è semplice: perché la politica Verde è troppo per addetti ai lavori, o troppo per slogan. Deve diventare "popolare". Ci sono oggi tutte le condizioni perché questo avvenga, coinvolgendo famiglie, giovani, imprese, amministrazioni. Userò di più questa pagina per spiegare meglio come si può fare.

Giornata della Terra (Hearth day)


Contribuire a salvare il mondo attraverso una foto è possibile. Per documentare e attirare l'attenzione sullo stato di salute della pianeta terra è nata l'iniziativa Shoot4Planet. Fino alla fine del Earth Day si potranno scattare foto che descrivano il rapporto tra l'uomo e il pianeta e poi farne un upload sul sito di Earth Day Italia e/o su quello di Shoot4Change con gli hashtag: #shoot4planet e #iearth”. In alternativa si possono caricare le proprie foto sui social network o su twitter con l'hastag: #shoot4planet, #earthdayitalia e #iearth.

Scarpasciudd


MONTECITORIO SILURA IL PROF. NOI LO RESUSCITIAMO

Di Vittorio Patriarchi

sabato 20 Apr'13, ore 17 campo Incoronata.
MONTERREY     TIJUANA   2 - 4
arbitro Orazio Di Blasio

MONTERREY (rosso-blu): Loreta (2°t gialli), Puddu, Lemme, Forgione, Serafini, Salvatore, Soldano, Vino, Angiolillo, Reale, Ronzitti G

TIJUANA (giallo-neri): Patriarchi (15' Ruzzi, 2°t Loreta), Ruzzi, Di Marco, Sebastiani, Notaro, Di Blasio A, D'Adamo,Cicchini, D'Angelo, Major, Battista
   
Te mucho gusta la carachita, hombre? Scarpasciùdd' col sombrero, ed emergenza portiere con Renato bipartisan. I gialli incominciano  bene: Cicchini da dx propone la palla allo scattante Paolo D'Adamo (oggi esterno alto destro), che col suo destro in controbalzo inganna Loreta  con un pallonetto all'incrocio: 0-1. Con Patriarchi in porta,  i gialli sventano due minacce: la prima  al 9', su cross di Soldano, intervento di pugno sulla testa di Angiolillo, e la 2° al 14', smanacciata in angolo su insidioso tiro cross di Reale. Al 15' Ruzzi subentra in porta nei gialli,  e al 30' sventa di piede in angolo una sberla del blu Ronzitti. Al 31' Patriarchi si stira ed esce, e al 35' i blu pareggiano: lancio di Vino per Gogò Ronzitti, che riesce ad anticipare Ruzzi in uscita e segna da 25 m a porta vuota: 1-1. Al 44' il giallo D'Angelo conclude a lato su assist di Major. Nell'intervallo, Soldano, annoiato dal gioco della sua squadra, confessa di aver 'accucchiàte 'na quinicìne di chile di pilùse', mentre smentisce  chi asserisce 'ca mò è tèmbe di sècce'. Nella ripresa, il nostro prof Nicola Cicchini resuscita dal limbo facendo gli scongiuri al più noto prof Prodi (silurato in parlamento) , e raggiunge il quorum segnando al 3' su assist di Maior: 2-1. Ma al 13', su un lancio di Forgione da centrocampo, i gialli si fanno sorprendere dallo scatto del blu Gogò Ronzitti, diagonale rasoterra che Loreta intercetta con la punta delle dita, ma non evita la rete 2-2. Poco dopo, su analoga azione , è Angiolillo che conclude con un bel diagonale, stavolta Loreta in tuffo devia bene in angolo. Al 22' i gialli vanno vicini al vantaggio: cross da sx di Battista, D'Angelo raccoglie e tira, palla sul palo e Forgione sventa sulla linea. Al 32' i gialli però vanno a segno: bel dialogo di prima sulla destra tra Di Blasio e Maior, cross al centro per il piattone di Pietro'Hulk'D'Angelo, che batte Puddu (in porta nei blu dal 2° t) e firma il 2-3. Al 39' i gialli dilagano: Di Blasio serve per lo smarcato Fabiano Battista, che da sx segna il 2-4: poco dopo, l'arbitro Di Blasio nega la doppietta a D'Angelo, annullandogli la rete per fuorigioco. I blu provano a reagire con buone incursioni di Reale ed Angiolillo, ma un nervoso Gogò alla fine 'mànne a ffà riculuè' il profeta Lemme (troppo individualista) e il tattico Vino (troppo pragmatico) e la partita termina così. Ne approfitto per ricordare a tutti gli Scarpasciùdd' del contado che la 15ma edizione del torneo avrà inizio venerdì 24 maggio: per chi fosse interessato, le iscrizioni dovranno essere effettuate entro il 30 aprile.
    
Class. cannonieri: 40 gol: Ronzitti Gò    25 gol: Angiolillo, Bozzelli    18 gol: D'Angelo  13 gol: Frangione, Sboro, Serafini A    12 gol: Ronzitti L     7 gol: Reale    6 gol: D'Adamo FP    4 gol: Cicchini, Forgione, Storto     3 gol: Frasca M, Sebastiani, Soldano, Vino     1 gol: Battista, Di Felice, Fanucci, Piras, Salvatore D   

domenica 21 aprile 2013

E forza Vasto!


Cinema muto italiano: Gabriele D'Annunzio e «Cabiria».



Di Felice Monteferrante

Una testimonianza inedita.

Il 28 febbraio del 1914, Gabriele D'Annunzio, intervistato dal «Corriere della Sera», prese a discorrere di cinematografo. "Or è parecchi anni - dichiarò - a Milano, fui attratto dalla nuova invenzione che mi pareva potesse promuovere una nuova estetica del movimento. Passai più ore in una fabbrica di film per studiare la tecnica e specie per rendermi conto del partito che avrei potuto trarre da quegli accorgimenti che la gente del mestiere chiama "trucchi". Pensavo che dal cinematografo potesse nascere un'arte piacevole il cui elemento essenziale fosse il «meraviglioso» ". Il poeta colse, anzi, l'occasione, per annunziare che una casa torinese, diretta da "un uomo colto ed energico", Giovanni Pastrone, aveva ricavato un film da un suo soggetto inedito. "Si tratta - aggiunse - d'un disegno di romanzo storico, delineato parecchi anni fa e ritrovato fra le mie innumerevoli carte"1.

Cabiria, a cui egli alludeva, sarebbe stato proiettato, in tutta Italia, il successivo 18 aprile. Il quotidiano milanese, nel darne - cosa, fino ad allora, mai successa ad un film - la cronaca della "prima", usò un tono divertito, in cui erano presenti ironia e scetticismo. "Tentato dal nuovo gioco -scrisse - il Poeta si mette perfino a congegnare uno scenario per cinematografo aizzato da un'offerta che potrebbe sembrare pazzesca, ed ecco che subito la ditta cinematografica spende un capitale per mettere in scena la «visione storica» - si parla di un milione, di mezzo milione, a scelta – e tappezza tutte le vie delle grandi città di manifesti colossali e diffonde opuscoli stampati con un lusso sbalorditivo. Poi si prendono in affitto grandi teatri, si completa la cinematografia con orchestre numerose, con coristi; ci si mettono dentro anche delle sinfonie originali. E si fanno perfino le prove generali. Le immaginate le prove generali di una pellicola di cinematografo? Ebbene: si sono fatte venerdì. E alla prima rappresentazione - ma non sentite che anche noi siamo
presi dall'ingranaggio e chiamiamo prima rappresentazione una proiezionedi film? - alla prima si mettono dei prezzi da grande teatro e il pubblico accorre, dandole veramente l'importanza di una prima teatrale; e che fervore di commenti e di discussioni. A una proiezione di cinematografo! Ah, quel d'Annunzio! E i giornali ne parlano: si tratta di lui"2. In realtà, l'anonimo estensore della nota, la quale occupava circa tre 159 quarti di una colonna del giornale, sembrava intuire che Cabiria , "visione storica del III secolo a. C", con le sue tre ore di durata, le scene spettacolari, gli accorgimenti tecnici e la capacità di riunire personalità eccellenti in arti diverse3, rappresentava una svolta nella produzione cinematografica, ma non riusciva a coglierne, fino in fondo, il significato. Lo spettacolo gli appariva un evento pittoresco, senza dignità creativa, al punto da fargli scartare l'ipotesi, pur balenatagli, che, in un futuro, più o meno vicino, potesse nascere "un nuovo genere di critico: il critico delle pellicole"4.

La proiezione aveva visto, comunque, un grande concorso di pubblico, attirato, anche, dal nome del poeta, che aveva contribuito non poco a farla conoscere. Lo stesso D'Annunzio ne rimase impressionato, tanto da teorizzare una nuova arte "di trasfigurazione", che affiancasse il teatro e lo liberasse dalla "ignobile decadenza", in cui era, a suo dire, caduto, fino a permettergli di rigenerarsi5. Tom Antongini, segretario ed amico, sostenne, molti anni più tardi, che egli, in realtà, non aveva scritto il soggetto del film, ma si era limitato a rivestire di forma letteraria i personaggi inventati da Pastrone ed a collegare alcune scene, già girate. "Naturalmente - sostenne - come quei padri che sanno che uno dei loro figli non è opera loro, ma di un amico premuroso che veniva spesso a pranzo e che accompagnava qualche volta la moglie al «dancing», e non riescono malgrado ogni lodevole sforzo a trattare quel figlio come gli altri benché il poverino non abbia alcuna colpa. d'Annunzio non amò mai «Cabiria» ed evitò sempre di vederla"6. Noi oggi sappiamo, attraverso la corrispondenza scambiata tra il produttore - regista ed il poeta, che le cose non stavano così e che la fantasia dell'"immaginifico", sollecitata da un sostanzioso corrispettivo, contribuì in maniera essenziale a determinare la storia ed i personaggi. Il film, inoltre, venne girato solo dopo che la sceneggiatura era stata definita in maniera scrupolosa ed erano stati ultimati i preparativi più minuziosi. Nessun particolare venne lasciato al caso: tanto meno, furono abborracciate, tra di esse, sequenze casuali, con altre, girate apposta per fungere da raccordo7. L'unica verità, che sembra possibile condividere, dello scritto di Antongini, é il sostanziale discredito che D'Annunzio nutrì verso il cinema, da lui considerato, ancora, "en enfance" ed incapace, quindi, di restituire, agli spettatori, le emozioni complesse di forme d'arte raffinate. Va precisato che tale giudizio era comune - salvo casi rari8 - ai letterati italiani dell'epoca. Basti pensare al Pirandello dei Quaderni di Serafino Gubbio operatore, il quale, proprio nel 1915, scriveva che il cinema, in quanto "meccanismo", non poteva essere, nel contempo, "vita" ed "arte'"*.


Note
1 «Corriere della Sera», 28 febbraio 1914.
2 La " Cabiria " di D'Annunzio al cinematografo, ivi, 19 aprile 1914.
'La musica di commento del film era stata commissionata, dopo lunghe trattative, ad
Ildebrando Pizzetti, il quale, però, compose solamente la "Sinfonia del Fuoco". 4 La
"Cabiria " di D'Annunzio al cinematografo, cit. 'Gabriele D'Annunzio, Del cinematografo
considerato come strumento di liberazione e come arte di trasfigurazione, in Giovanni Pastrone, Gli anni d'oro del cinema a
Torino, a cura di Paolo Chierchi Usai, Torino, 1986, pp. 115 - 22.
"Tom Antongini, Vita segreta di Gabriele D'Annunzio , Verona, 1957, p. 183.
7 Giovanni Pastrone, op. cit. , p. 64.

sabato 20 aprile 2013

Cincinnato.




UN ARISTOCRATICO CONTADINO

Un romano famoso, grazie alla semplicità e all'austerità dei suoi costumi, fu Lucio Quinzio Cincinnato, cioè“riccioluto”, ovvero Lucius Quinctius Cincinnatus, nato prima della Repubblica Romana, intorno al 520 a.c. Fu console nel 460 a.c. e due volte Dictator, dittatore, nel 458 e nel 439 a.c.
Fu uomo di grande tempra, perchè racconta Tito Livio che aveva passato gli ottant'anni quando fu nominato dittatore per la seconda volta e faceva parte della Gens Quinctia, che aveva assunto la cittadinanza romana alla distruzione di Alba Longa, da cui proveniva, da parte dei romani sotto Tullo Ostilio. All'inizio infatti i Romani, anzichè fare schiavi, accoglievano i vinti nell'Urbe, per la necessità di aumentare l'esercito, viste le pressioni nemiche nei territori vicini.
Cincinnato era di famiglia patrizia, visto che nella sua stessa gens Tito Quinzio Barbato, suo fratello, negli anni 471 468 e 465 a.c. era stato nominato per tre volte console.
Tito Livio lo definì "Spes unica imperii populi romani" (ultima speranza del potere del popolo romano), segno che i tempi erano disperati.

Grazie al Rotary Club di Vasto restaurato un affresco ... "particolare".

Nicola D'Adamo (come preferisce lui "dannunzianamente" d'Adamo), il più importante pittore vastese vivente, ha presentato nell'aula conferenze della scuola media Gabriele Rossetti il restauro di un suo affresco, realizzato nell'ormai lontano 1969. "Sono l'unico artista che ha restaurato una sua opera nel millennio successivo alla realizzazione di questa" ha detto scherzosamente l'artista nella conferenza tenuta alla presenza di autorità e di studenti, durante la quale ha descritto tutti i significati e la storia concettuale dell'opera. 
P.S. Devo ringraziare Nicola per aver ricordato che tra i ragazzi (e non) che hanno posato per l'opera c'ero anche io.

Lo vogliamo ricordare così.


Di Tiziano Longhi

Il 18 febbraio, una settimana prima del voto, avevo espresso la mia analisi su Bersani pubblicandola su Dagospia. Nessun caso di preveggenza, era decisamente semplice.

Ma gli dei rendono pazzi coloro che vogliono perdere. Ed io quello che stava per accadere di lì a due giorni non lo potevo prevedere. Ma io mi chiedo chi, in tutta onestà, avrebbe mai potuto prevedere... questo?

Il 20 febbraio

giovedì 18 aprile 2013

I comunicati di Gianluca Castaldi


Marini candidato al Quirinale? Il doppio miracolo di Bersani:risuscitare un politico morto ed uccidere la speranza di cambiamento!! Chiedo ai deputati e senatori abruzzesi del PD e SEL di fare un gesto di coerenza:non votate chi non è stato votato dagli abruzzesi..

Chiedo ai deputati e senatori abruzzesi del PD e SEL di fare un gesto di coerenza. Se  Marini e’ l’epocale sorpresa che  Bersani ha inteso riservare agli italiani,dico che se la poteva risparmiare. Solo una politica pessima poteva regalarci una sorpresa altrettanto pessima. Un doppio “miracolo” quello realizzato da Bersani:resuscitare un cadavere politico ed uccidere la speranza di un cambiamento. IL PD con il PDL si arrogano il diritto di reinterpretare il voto degli italiani e le istanze di cambiamento..Il senatore Marini  ,non “gradito” dagli abruzzesi che non lo hanno eletto nel famoso collegio “sicuro”, ora sarebbe  quello,come un autorevole esponente del PD ha detto (Fassina),in grado di ricostruire” una connessione sentimentale con il paese”? Il candidato del M5S,Stefano Rodotà,come hanno riconosciuto e dichiarato intellettuali di area PD è un candidato che “ ha come bussola costante la Costituzione italiana e la Carta dei diritti europei, ha sempre avversato i compromessi con la corruzione, è uno dei più strenui difensori della libertà dell'informazione, compresa la libertà conquistata  ed esercitata in rete. “
Chiedo ai deputati e senatori abruzzesi del PD e SEL di fare un gesto di coerenza:non votate chi non è stato votato dagli abruzzesi..Rispettate il volere di chi non lo ha eletto per rappresentarlo.
Gianluca Castaldi
Cittadino "senatore" M5S
cellulare:+393473714909

I comunicati di Massimo Desiati



Vasto 18.04.2013.- Uno dei grandi problemi della nostra città è rappresentato dalla dispersione di acqua potabile dovuta alla vetustà delle condotte. Sono decenni, ormai, che tubazioni colabrodo rendono insufficiente ai bisogni della popolazione la portata dell’acqua e generano pericolose infiltrazioni che generano l’indebolimento geomorfologico dell’abitato di Vasto e, quindi, il pericolo di frane.
Interventi costosi ed episodici, conseguenti soltanto alle rotture che permettono la fuoriuscita di acqua in superficie e l’indebolimento del vano stradale, non sono una soluzione e rappresentano solo delle pezze al sistema di distribuzione cittadina oramai al collasso.
Progetto per Vasto” sollecita interventi seri e definitivi ed evidenzia soluzioni semplici e non dispendiose, ponendole all’attenzione dell’Amministrazione comunale. Moderne ed avanzate tecniche di intervento, infatti, sono oramai utilizzate in più Comuni, con risultati ottimi in termini ambientali e di risparmio.
Esse prevedono la ricostruzione all’interno della condotta esistente di un nuovo tubo che prende la forma della condotta esistente e ne assume tutte le caratteristiche idrauliche e statiche. Il manufatto è costituito da un tubo in agofeltro flessibile impregnato di resina termoindurente che viene introdotto, da aperture esistenti come camerette d’ispezione, nella vecchia condotta con un procedimento di inversione eseguito mediante aria compressa. E’ una tecnologia, denominata C.I.P.P., non distruttiva e che permette la ricostruzione interna strutturale, codificata nelle norme internazionali ASTM F1216, ed italiane UNI-EN 13566 - 4 e UNI EN 13689. Da una sola apertura sono possibili interventi lunghi anche centinaia di metri per tubi di qualunque forma e dimensione.
Una volta completato il processo di indurimento si ottiene un vero e proprio nuovo tubo, perfettamente aderente, non incollato alla vecchia canalizzazione, dotato di elevate caratteristiche meccaniche e resistente alle azioni erosive e corrosive. Oltretutto, essendo il cantiere di modeste dimensioni e localizzato in un unico punto, il complesso delle lavorazioni viene portato a termine con minime limitazioni al traffico veicolare normalmente presente e, soprattutto, con lievi disagi alle attività commerciali o civili normalmente svolte in prossimità.
Progetto per Vasto” consegna queste notizie e segnala questa opportunità all’Amministrazione comunale, sollecitandola ad approfondire quanto suggerito ed a compiere, senza indugio, uno studio sui fabbisogni al fine di richiedere preventivi alle aziende specializzate.
                                                                                                     Massimo Desiati
                                                                                                   “Progetto per Vasto

Vedi:
http://www.youtube.com/watch?v=G0mXw3E2aIU&feature=share

I comunicati di Enza Blundo


Ieri, 17 aprile, era prevista la seduta presso Palazzo Madama in cui i Senatori della Repubblica Italiana si sarebbero confrontati sulle problematiche legate alla ricostruzione che la città di L’Aquila si trova ad affrontare dopo quattro anni dall’evento sismico del 6 aprile. La decisione era stata presa dal Presidente del Senato Grasso in risposta alla richiesta della cittadina eletta al senato Enza Blundo. La seduta è stata rinviata al 24 Aprile perché è prevista sull'argomento un'informativa del Governo. Ma ciò che desta maggiori perplessità è quanto accaduto a Roma, fuori Palazzo Chigi, dove il Sindaco di L’Aquila Massimo Cialente, insieme alla Senatrice Stefania Pezzopane, è arrivato con una carriola in pugno. Il sindaco ha sottolineato che il sottosegretario Catricalá ha accolto la richiesta di circa un miliardo di euro per il 2013, da stanziare subito con un decreto per coprire almeno parte delle spese della ricostruzione del capoluogo abruzzese e dei paesi limitrofi. A tale somma dovrà poi essere aggiunta quella necessaria a completare la ricostruzione che sarà oggetto della legge nazionale di stabilità di fine anno. Questa notizia infonde certamente la speranza e la fiducia nei cittadini aquilani che un giorno la città possa tornare ad essere quella di una volta, ma si devono evidenziare i dubbi che desta questa vicenda. Perché solo ora si parla di questa ingente cifra che la Stato sarebbe disposto a stanziare? Soprattutto ci si chiede il motivo per cui tale richiesta non sia stata posta in essere prima. Forse la risposta è arrivata solo ora perchè la portavoce al Senato del M5s Enza Blundo ha attivato percorsi di indagine? Risulta prioritario e di fondamentale importanza acquisire dai soggetti competenti informazioni complete sui  fondi stanziati e messi a disposizione, comprensivi delle risorse spese e di quelle disponibili e spendibili, ai fini della ricostruzione dei territori colpiti dal sisma.

Cittadina senatrice Rosetta Enza Blundo

Quando l'armadillo .... (ricordi Dante Gabriele?)



Se avrò dei nipoti, come farò a dire loro che da ragazzo mi sono tanto divertito? Come farò a dire loro che ci sono riuscito con poco, sopportando e accontentandomi? Come farò a dire loro che pur divertendomi ho fatto il mio dovere e ho ottenuto i traguardi che mi sono prefissato? Come farò a dire loro che il denaro è utile e necessario ma non è il motivo per vivere? Come farò a dire loro che io ero considerato “ricco” mentre quelli che dicevano di essere poveri (e avevano la stanza alla Casa dello studente) giravano con le reflex al collo? Come farò a dire loro che a vent’anni, senza arte né parte, io e due amici abbiamo firmato tre cambiali da 500 mila lire per gestire una discoteca? Come farò a dire loro che molti mie coetanei erano già vecchi a 18 anni? Come farò a dire loro che gli stessi miei coetanei vorrebbero fare a desso quello che non sono stati capaci di fare a 18 anni? Come farò a dire loro che da giovane ho osservato gli adulti e li ho divisi tra capaci ed incapaci? Come farò a dire loro che ancora oggi ricordo di essere stato giovane e quindi riesco a distinguere i giovani veri da quelli già vecchi? Come farò a dire loro che da giovane ho distinto le persone tra esempio da seguire e esempio da evitare? Come farò a dire loro che a volte, anzi spesso, mi sono sbagliato e sono stato capace di tornare sui miei passi? Come farò a insegnare loro a rispettare, tra gli adulti che chiedono rispetto e considerazione, solo coloro che lo meritano? Come farò a insegnare loro la distinzione tra i cafoni arricchiti e le persone che hanno una dignità? Come farò a far capire loro che un posto fisso spetta a chi ha le qualità per occupare quel posto e non ai raccomandati incapaci? Come farò a far capire loro che la “leccaculaggine” non è un corretto stile di vita?  Come farò a indicare loro chi sa veramente insegnare e chi invece crede di saperlo fare? Come farò a mostrare loro la differenza tra istruzione e cultura? Come farò a mostrare loro la differenza tra chi fa politica e chi si occupa di politica? Come farò ………
Come farò a dire loro che l’esperienza che si possiede è quella che si dimostra non quella che si dice? Come farò a dire loro che bisogna dimostrare di aver fatto le cose e non dire di averle fatte? Come farò a dire loro che da adulti si può essere persone rispettabili anche mantenendo il sorriso? Come farò a dire loro che in tanti, per tutto il corso della mia vita, mi hanno preso in giro perché non sono mai riusciti ad imitarmi?
Forse racconterò loro la storia di mio nonno Paolo che un giorno mi disse: “Tinghe sopra a  uttand’anne ma pe’ la ggende so sempre Paulucce di Stobbene. I li facce parlà, me facce ’na risate e facce quelle che me sende de fa … lecitamende!”

mercoledì 17 aprile 2013

Notizie positive cercasi.

Un mio grande amico che spesso torna dalla Germania ha rimproverato me e i "giornalisti" locali di scrivere sempre sulle negatività della nostra città e mai sulle positività. Ha poi aggiunto che lui osserva le cose dall'esterno e quindi può valutare meglio. Io allora gli ho chiesto di segnalarmi quali positività vede "dall'esterno" e lui, dopo averci pensato un po', non mi ha saputo rispondere. Io allora, a parte che non fornisco notizie ma esprimo mie opinioni e come tali contestabili, gli ho promesso che provvederò a scrivere anche la più minuscola notizia positiva relativa a Vasto, quando questa si presenterà. Con l'occasione vi invito a segnalarmene se dovessero sfuggirmi.

martedì 16 aprile 2013

Rami secchi di primavera. Se la piazza è “del popolo” e non delle Istituzioni

Di Giuseppe F. Pollutri

... il falso e vero verde

dell’aprile, quel ghigno scatenato

del certo fiorire. E tu non fiorisci

non metti giorni né sogni ...

     
I romani, nel loro eloquio, l’avrebbero detta una eraclitea “coincidentia oppositorum”. Non serve traduzione, si capisce. Come dire: ...dissecati rami ci si mostrano, in primavera.

Mi capita nel giorno prima di vedere un ‘ritratto’ bello, trattegiato e colorito ad arte, di Piazza del Popolo, a Vasto, poi di attraversala di lungo, per portare uno sguardo da via Adriatica al nostro golfo incantato... Poi ancora, ieri, di incocciare sul web una foto impattante e livida di tale posto.
L’immagine artistica è di un luogo urbano ma ambientalmente ameno, con un verde diffuso che orna in basso le mura del Palazzo. Una vegetazione figurata, quasi lussureggiante, che tale non so se mai sia stata. Le riprese, invece, del mio cellulare ritraggono nello stesso lato, di quelle che furono ombreggianti “albizie julibrissin – o false acacie”, ormai scheletriti tronchi e rami, neri e secchi. Appaiono come corrosi dall’aria, ancora luminosa seppur serale, e dal grigio e ocra di sfondo dell’antica dimora dei D’Avalos (mai del tutto, dopo decenni,  restaurata).
Potremmo dirle “installazioni”  vegetal tipo, un’esperienza  visiva nippo-zen. Volendo, delle suggestive e altre ready-made alla Duchamp, se non fosse che l’Idea del verde urbano proclamato da un recente editto repubblicano prescriva che le Autorità del luogo diano ogni possibile (!) cura e incremento delle essenze vegetali pubbliche. Ma, di fronte all’immagine pubblicata e come sparata da NoiVastesi, sullo sconnesso secialto della stessa piazza, che fu e resta “del popolo” - ma che evidentemente assai poco o niente è frequentato dagli uomini delle istituzioni (quelli del “sine-cura” o del “chissené...”) – devo concludere e convenire che forse i “fessi” (i suonati), come mi scrive per e-mail un amico, siamo noi che ancora ...facciamo caso a certe cose.
Si vede e si capisce che, così riguardando e sulle cose rammaricandosi, altri sono gli Eletti e che altri sono i pensieri guida di costoro. Del tipo canzonettistico: “...socialisti sì, socialisti no..., in Comune (o in-comune) se famo du’ spaghi”. Insomma, gente del Palazzo, loro, noi (vastesi e non) gente di strada o del popolo di piazza.

... resta il pudore di scrivere versi
di diario o di gettare un urlo ai vuoti

o nel cuore incredibile che lotta

ancora con il suo tempo scosceso.
          (Salvatore Quasimodo - 1956)