domenica 3 febbraio 2013

FONDAZIONI BANCARIE: UN OCCASIONE PERSA PER IL SISTEMA PAESE?



Di  Felice Monteferrante

La vicenda M.P.S. ormai da giorni sotto l’occhio indagatore dei media (forse tardivo ed ipocrita vista l’inchiesta di “Report” di qualche mese fa) dopo l’articolo di Marco Lillo sul “Fatto Quotidiano” inducono alcune riflessioni : al netto delle vicende giudiziarie, dall’ acquisizione di Antonveneta (strapagata più di 10 mil. Euro) ai derivati dai nomi esotici (Santorini ed Alexandria) , al vaglio di 2 Procure quella Siena e di Milano e della g.d.f che sta indagando anche su una pista Svizzera dove 2 manager della banca , detti mister 5%, costruivano contratti di finanza derivata per abbellire i bilanci ,  a vantaggio anche delle 11 banche che elargirono il credito per l’operazione Antonveneta,  ed elargire maxi dividendi ad altri  notabili della stessa banca.
Dov’erano Bankitalia , la Consob , l’A.B.I. del dimissionario Giuseppe Mussari ma soprattutto il Tesoro che esercita o avrebbe dovuto farlo  il controllo delle Fondazioni Bancarie ?
Infatti la Fondazione M.P.S. detiene il 34,9% delle azioni (ad onor del vero la sua quota fino a poco tempo fa era del 49% ) ed il suo c.d.a. è composto da 16 membri , 13 dei quali di nomina politica.
Fin qui nulla di strano ne di illegale , visto che dalla legge Amato del 1990 conferenti) passando attraverso la legge1994 (legge n. 474 eliminazione controllo pubblico (nascita degli enti necessario delle conferitarie ed incentivazione alla diversificazione del patrimonio) alla legge Ciampi del 1998 (nascita delle fondazioni come enti di diritto privato) alla legge Tremonti (tentativo di rendere le Fondazioni enti strumentali degli EE.LL. con possibilità degli stessi di stipulare contratti di finanza strutturata) solo in parte corretta dalla Corte Costituzionale alla sentenza della stessa Corte che nel 2003 ribadiva che le fondazioni appartengono all’organizzazione delle “libertà sociali”.

Tutto questo fu fatto perché l’ U.E. imponeva ai suoi Stati membri di:

n       Superare il modello dell’ente pubblico nell’esercizio dell’attività bancaria
n       Avviare il processo di ristrutturazione del sistema bancario
n       Mantenere il controllo pubblico delle banche
n       In definitiva di liberalizzare i mercati finanziari e le normative che ne derivavano servivano a ciò , rendere più appetibili gli assett bancari agli investimenti esteri.
n       Così le già citate leggi servirono a ciò ma il quadro normativo completo è sotto riportato in chiave cronologica.

Legge n. 218/90
(legge “Amato”)
A seguito della trasformazione delle ex banche pubbliche sono risultate:
- Fondazioni;
- Spa (100% possedute dalle Fondazioni).
Le Fondazioni devono detenere la maggioranza del capitale delle Spa.

Legge n. 461/98 (legge “Ciampi”)
d. lgs. n. 153/99
Le Fondazioni devono cedere il controllo entro 4 anni (31.12.05) e le operazioni sono incentivate fiscalmente. Le Fondazioni sono soggetti privati con piena autonomia statutaria e gestionale, sottoposti alla vigilanza del Ministro dell'economia.

Legge “Tremonti” (art. 11 L. 448/01)
Profonda revisione principi legge “Ciampi” e come detto ridimensionato dalla Corte costituzionale.

Art. 4.4 DL n. 143/03
Eliminazione del termine per le piccole fondazioni per dismettere il controllo.

D.M. n. 150/04 di attuazione della Legge “Tremonti” Emanato secondo i principi definiti dalla Corte Costituzionale

Legge n. 474/94
Viene eliminato l'obbligo per le Fondazioni di detenere la maggioranza del capitale delle Spa; la cessione delle partecipazioni è incentivata fiscalmente (Direttiva “Dini”).
Commissione Europea (ottobre 2000)
La Commissione UE ha avviato un'indagine sulle misure fiscali recate dalla legge "Ciampi".



Commissione UE (23 agosto 2002)
Le norme fiscali della legge “Ciampi” per le fondazioni non costituiscono aiuti di Stato solo parzialmente corretto da un decr. del governo Monti che non li esonera più dal pagare l’I.M.U.
In tutto l’iter di questo quadro normativo le Fondazioni bancarie restano Enti di diritto privato il cui fine è amministrare il patrimonio essere azionisti delle banche e svolgere un ruolo di pubblica utilità.
Prima dello scandalo M.P.S. molti economisti avevano messo in dubbio l’utilità delle Fondazioni bancarie.
basti pensare agli articoli di Zingales, Perotti e Boeri sul Sole 24 ore e dello stesso Zingales l’ incontro- scontro col presidente dell’A.C.R.I Guzzetti reperibile sul sito di radio radicale.
E non è certamente un luogo comune affermare che, dalla loro nascita le Fondazioni bancarie sono diventate terreno di scontro politico di cui nessun partito può dirsi esente.
Come non ricordare lo scontro per la poltrona della Fondazione San Paolo dove oggi siede l’ex Sindaco di Torino Chiamparino o le lotte per le poltrone di Cariplo o di Ca’ Verona.
Il punto però non è quello di sapere se nei c.d.a. delle Fondazioni siedono politici trombati o yes man, quanto quello di capire se le stesse svolgono quel ruolo che la legge le conferisce.
Delle 88 Fondazioni ( più quella delle comunicazioni ) presenti in Italia molte hanno assolto al loro ruolo, soprattutto quello di valorizzare i territori di loro competenza attraverso interventi mirati alla valorizzazione del patrimonio esistente, come il restauro di monumenti e di palazzi di particolare pregio, la salvaguardia di musei o il recupero del patrimonio librario sia pubblico che privato oltre agli interventi di carattere sociale e filantropico.
Se questo è stato possibile lo si deve soprattutto ad amministrazioni locali oculate, indipendentemente dal loro colore politico, che hanno saputo cogliere le opportunità dei finanziamenti, non solo delle fondazioni bancarie ma anche di quei fondi europei troppo spesso non utilizzati per mancanza di progetti ( questo è un altro tema da approfondire soprattutto da quando al dicastero della”coesione territoriale” siede il ministro Barca bravo ad avere sbloccato molti fondi incagliati nelle pastoie burocratiche a vantaggio soprattutto delle Regioni del sud ed ora impegnato nella ricostruzione del Centro Storico dell’Aquila .)
Queste amministrazioni hanno saputo aggirare quel patto di stabilità imposta dall’‘U.E. che non consente neanche a quei Comuni o altri Enti locali virtuosi, di utilizzare i loro attivi di bilancio per fare investimenti sui loro territori come strade, ristrutturazione di plessi scolastici e di asili, prevenzione del dissesto  idrogeologico ecc.
In questo modo hanno ridato ossigeno a quelle imprese, soprattutto artigiane ed edili ma non solo, in crisi di liquidità anche per le nuove “regole di Basilea” che impongono alle banche di valutare il “rating” delle aziende in modo più stringente che in passato e esse stesse di avere coefficienti patrimoniali più alti.
Per ironia della sorte e della storia  nel Costituto del 1309 ( una Costituzione ante litteram che per la prima volta veniva scritta in una lingua accessibile ad un pubblico ampio, nell'intento che ogni cittadino sentisse ancor più sua la “cosa pubblica”.  ) di Siena si legge: Chi governa, deve avere a cuore “massimamente la bellezza della città, per cagione di diletto e allegrezza ai forestieri, per onore, prosperità e accrescimento della città e dei cittadini”
. E che il bene della collettività dovesse necessariamente passare dalla condivisione e dalla trasparenza e fosse al centro degli obiettivi del governo senese di quel periodo, lo dimostra anche il fatto che pochi anni dopo venne dato incarico ad Ambrogio Lorenzetti di dipingere in una sala di Palazzo Pubblico le ormai celeberrime allegorie con “Gli effetti del buono e del cattivo governo”, una sorta di ulteriore traduzione - questa volta “visiva” - dei principi che il Costituto Senese faceva propri e che così potevano essere alla portata anche di chi non sapeva leggere, nel segno di una classe dirigente matura, che non temeva di aprirsi e dichiarare i suoi intenti di conduzione della res publica, rendendo consultabile il proprio progetto politico.

Nessun commento: