domenica 22 luglio 2012

E' domenica. Forse pioverà. Se volete leggere qualcosa ...


  COMUNICATO STAMPA

Vasto, 21.07.2012.Per ignavia e disinteresse, Vasto esclusa dal confronto circa la gestione delle riforme istituzionali. Tra le misure di “Spending review” (revisione della spesa), in queste ore, tiene banco quella relativa alla soppressione di alcune province. Ad esaminare i suoi effetti per l’Abruzzo, ci si accorge che resterebbero soltanto due Province: L’Aquila e Chieti. Ora si apre la discussione sul territorio ed i suoi rappresentanti dovranno redigere una proposta, da presentare al Governo nazionale, con cui ridisegnare la nuova mappa istituzionale della Regione.

L’ente chiamato a far questo è il CAL, Consiglio delle Autonomie Locali, già all’uopo convocato per l’11 Settembre pv. La sua funzione d’istituto è quella di garantire la partecipazione e la consultazione degli Enti locali nei processi decisionali di loro interesse, esprimere parere obbligatorio sui progetti di legge che riguardano Comuni e Province, sul conferimento di funzioni amministrative e sulla ripartizione di competenze tra Regione ed enti locali. E’ composto da venti membri.

Il 20 Aprile scorso, “Progetto per Vasto” denunciò il più completo disinteresse, da parte dell’Amministrazione comunale vastese, nei confronti di questo nuovo organismo istituzionale, formatosi il 21 aprile, a seguito di elezioni. Chiamati a votare erano tutti i Consiglieri comunali d’Abruzzo.  

Il Sindaco, nonostante avesse ricevuto dalla Regione reiterati inviti a farne parte, non ritenne di presentare la propria candidatura. I Consiglieri comunali non furono neanche informati della possibilità di esprimere il loro voto, li raggiunse soltanto un sms sul cellulare, il giorno prima delle votazioni, con cui venivano messi a conoscenza dell’esistenza dell’opportunità. Addirittura, il Decreto di indizione delle elezioni non fu neanche pubblicato sull’Albo Pretorio del Comune ed andarono a vuoto le sollecitazioni del Presidente del Consiglio regionale con cui, più volte, si sollecitava a “sensibilizzare i componenti del Consiglio comunale in ordine a questo importante appuntamento”, questo nonostante la Legge regionale prevedesse che i Sindaci dessero “la comunicazione ai Consiglieri comunali del Decreto di indizione delle elezioni nonché la pubblicazione sull’Albo pretorio del medesimo Decreto almeno 30 giorni prima delle elezioni” !

Oggi, il CAL è chiamato a svolgere un compito importantissimo e fondamentale per scelte i cui effetti, nel futuro, ricadranno su ogni singola parte del territorio regionale e la nostra città è completamente esclusa da questo organismo ed avulsa da una realtà in evoluzione. Fulgido esempio di miopia e disinteresse, da parte dell’Amministrazione comunale, anche sul tema delle riforme istituzionali.

    Massimo Desiati

  
Aria di Punta Penna.

1. Dal Comune nessuna notizia. Prima c'era stato l'allarme -documentato- del nostro comitato sulla qualità dell'aria a Vasto, e più nello specifico nella zona di Punta Penna, allarme raccolto da alcuni partiti della maggioranza (IdV, SeL, RC). Poi un comunicato del Sindaco, recante l'impegno ad "avviare una indagine accurata a tutela dei cittadini residenti e delle migliaia di persone che quotidianamente frequentano l’area": venivano chiamati in causa l'Arta, la Asl, il Consorzio Industriale, la Soprintendenza, il Noe. "Se ci sono rischi per la salute pubblica andranno presi drastici provvedimenti"[1]. È giunto il laboratorio mobile dell'ARTA, e dal 1° al 26 febbraio scorsi ha  effettuato i suoi rilievi. I dati sono pubblici da maggio[2].
Lo scorso 5 giugno un comunicato ufficiale del Comune di Vasto[3] annunciava per il 28 lo svolgimento di una conferenza di servizi, che avrebbe dovuto "dare risposta alle preoccupazioni sollevate": incontro che si è poi tenuto poi il 5 luglio. Quanto alla "risposta", l'abbiamo attesa sino ad ora, ma invano. In mancanza di risposte ufficiali rendiamo note le nostre osservazioni.

2. Le rilevazioni del mezzo mobile dell'ARTA sono significative per un doppio ordine di ragioni: per quello che hanno trovato e per quello che non hanno trovato a Punta Penna.
Che cosa l'ARTA non ha trovato. L'ARTA non ha trovato nessuna traccia specifica di inquinamento industriale: ma neppure l'ha cercata. Così una nota inviataci dal Direttore Tecnico regionale, Giovanni Damiani: "In relazione al Laboratorio Mobile di Rilevamento della Qualità dell'Aria, si precisa che lo stesso è attrezzato principalmente per il rilevamento dei parametri più significativi di inquinamento atmosferico emessi da traffico autoveicolare e si chiarisce che la campagna di monitoraggio effettuata è stata richiesta alla Direzione Generale di questa Agenzia dal Sindaco del Comune di Vasto, il quale non ha precisato la tipologia di monitoraggio da eseguire"[4] [corsivo nostro]. Se lo scopo del Sindaco era quello di accertare, come aveva dichiarato, "se ci sono rischi per la salute pubblica", allora lo strumento scelto -posto che a Punta Penna, com'è noto, non passa l'autostrada- è stato certamente incongruo.
Che cosa l'ARTA ha trovato. Malgrado il nostro dichiarato scetticismo[5], e nonostante le forti nevicate che dal 2 al 12 febbraio hanno portato a "un notevole decremento delle concentrazioni degli inquinanti monitorati"[6], dalle rilevazioni del laboratorio mobile dell'ARTA emergono alcuni valori molto significativi, relativi in particolare a uno almeno dei 6 inquinanti monitorati[7]: le Polveri sottili (PM10). Vediamo anzitutto che cosa sono.

3. Le polveri sottili (PM10). La sigla PM10[8] identifica materiale presente nell'atmosfera in forma di particelle microscopiche di diametro uguale o minore a 10 µm (10 millesimi di millimetro). Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) gli effetti connessi all’esposizione a breve termine a PM10 includono: "reazioni infiammatorie nei polmoni, sintomi respiratori, effetti deleteri sul sistema cardiovascolare e aumenti nell’uso di medicinali, nel numero di  ricoveri ospedalieri e mortalità [...] Un’esposizione ai PM a lungo termine produce una riduzione sostanziale dell’aspettativa di vita[9]".
Nel 2006 la stessa OMS ha fissato i livelli di soglia per la protezione della salute a 20 µg/m³ (microgrammi al metro cubo) su media annua. In Europa, attualmente, la normativa[10] prevede un valore limite pari a 40 µg/m³ su media annua, e a 50 µg/m³ come media giornaliera, da non superare per più di 35 volte l'anno.

5. Conseguenze. Il superamento del "valore limite di protezione della salute umana"[15] di 50 µg/m³ per più 35 giorni/anno ha, o meglio, secondo la normativa dovrebbe avere, delle conseguenze. In primo luogo, dispone la normativa nazionale[16], in questo caso "le misurazioni  in  siti  fissi  sono  obbligatorie". A Pescara i siti fissi ci sono. In secondo luogo, il limite dei 35 superamenti su base annua è altresì la soglia, superata la quale, il territorio viene classificato come "zona di risanamento"[17], con tutte le conseguenze del caso. A cominciare dal "divieto di incremento delle emissioni dei singoli inquinanti derivanti dalle attività industriali e artigianali" previsto dal Piano Regionale[18] per la zona di Pescara.
Nel Piano Regionale (che, tra l'altro, è stato oggetto nel marzo 2011 di una diffida da parte di WWF, Porta Nuova e Arci) nessuna conseguenza è stata invece tratta per la zona di Vasto. Questa circostanza, tuttavia, appartiene ormai al passato. Secondo la legge il Piano andrebbe aggiornato ogni 5 anni, dunque entro settembre di quest'anno. Lo sarà? Riusciremo questa volta a ottenere il rispetto della lettera nonché dello spirito della legge?

6. Conclusioni. Sembra paradossale, ma è così: negli ultimi anni della qualità dell'aria nella zona si sono occupate quasi unicamente le associazioni. Più di recente, in particolare, tutte le notizie in merito sono state fornite dal nostro Comitato Cittadino. Dapprima (novembre 2011) abbiamo reso pubblico lo studio del Mario Negri Sud che definiva "molto scarsa" la qualità dell'aria in tutta la zona del vastese[19]. Poi (gennaio 2012) abbiamo dato notizia dei problemi sanitari, a carico degli occhi e dell’apparato respiratorio, interessanti numerose persone che lavorano o risiedono nella zona di Punta Penna[20]. Per ultimo abbiamo testé commentato i dati del laboratorio mobile dell'ARTA. Tre ordini di dati, tre indizi. Di per sé, lo diciamo apertamente, nessuno di essi costituisce una prova. Ma sono tre indizi concordanti e, insieme, a una prova si avvicinano di molto.
Ci sono rischi per la salute pubblica? Tutti gli elementi disponibili inducono a rispondere di sì. "Se ci sono rischi per la salute pubblica andranno presi drastici provvedimenti" aveva dichiarato il Sindaco Lapenna il 13 novembre 2011[21]. A più di due mesi dalla pubblicazione dei dati non solo non è arrivato dal Sindaco e dalla sua Amministrazione alcun provvedimento, ma manca persino, a fronte di tanta enfasi iniziale, la più semplice presa d'atto della situazione.
Ma non solo il Sindaco e l'Amministrazione comunale devono rispondere alla città.
Il Consiglio provinciale lo scorso 26 marzo ha approvato all'unanimità una Delibera[22] che impegnava il Presidente della Provincia a chiedere alla Regione "in attesa di ulteriori verifiche sulla compatibilità ambientale ed in particolare sulla qualità dell’aria, una sospensione delle autorizzazioni già rilasciate ed in itinere". Sono state presentate queste richieste? Quale risposta hanno avuto? E ora che le "ulteriori verifiche" ci sono state, e sono state del tenore che abbiamo visto, che cosa l'Amministrazione provinciale intende fare? Il Presidente della Provincia, Di Giuseppantonio, e i consiglieri provinciali della zona (Forte, Mariotti, Menna (Eliana), Sigismondi, Sputore) ne rendano conto alla pubblica opinione.
E la Regione? La Regione sarebbe l'unico Ente deputato ad emanare un decreto di sospensione. Che il Comune e la Provincia lo chiedano o no (e ribadiamo che per noi devono farlo) la Regione potrebbe in ogni caso emanarlo unilateralmente. È una questione di salute pubblica. Attendiamo notizie dai nostri rappresentanti in Consiglio regionale: Argirò, Menna (Antonio), Palomba, Prospero, Tagliente.

Vasto, il 20 luglio 2012                                      Il Comitato Cittadino per la Tutela del Territorio


[1] Così il Sindaco, dai giornali del 14 novembre 2011.
[4] Prot. n. 7578 dell'11.06.2012.
[6] Così la Relazione dell'ARTA, a pag. 15.
[7] Monossido di Carbonio, Biossido di Azoto, Ozono, Polveri sottili (PM10), Benzene, Idrocarburi Policiclici Aromatici (IPA). Su questi ultimi la questione sta nei termini seguenti. Gli IPA sono un’intera classe di composti, diverse centinaia, tra i più tossici: alcuni sono riconosciuti come cancerogeni e mutageni. La normativa nazionale ed europea ne ha individuato uno per tutti –il benzo(a)pirene- come tracciante; su di esso vengono condotte normalmente le rilevazioni, e su di esso è definito il valore-limite in aria ambiente. Ebbene, il mezzo mobile dell’ARTA non è in grado di rilevare il benzo(a)pirene. O meglio, è capace di misurarlo ma solo insieme a un certo numero di altri IPA, detti complessivamente “IPA totali”. Così accade che i valori trovati, pur essendo in assoluto veramente alti, non risultino significativi rispetto al valore-limite di legge. Tant’è che nella stessa relazione finale dell’ARTA l’asserita rispondenza delle concentrazioni rilevate ai limiti di legge non riguarda gli IPA.
[8] Particulate Matter, piccole particelle.
[9] WHO, Foglio informativo EURO/04/05 Berlino, Copenhagen, Roma, 14 Aprile 2005. "Chronic exposure to particles contributes to the risk of developing cardiovascular and respiratory diseases, as well as of lung cancer" (http://www.who.int/mediacentre/factsheets/fs313/en/index.html).
[10] Direttiva 2008/50/CE, recepita in Italia dal DLgs 155/2010.
[12] 7,8,9 e 13,14,15 febbraio.
[13] Per completezza di informazione segnaliamo che la relazione del responsabile del laboratorio mobile dell'ARTA che ha accompagnato i dati attribuisce le alte concentrazioni di IPA e PM10 "all'intenso traffico pesante", nonché "alla partenza  di un mercantile dal porto con condizioni meteorologiche favorevoli alla propagazione dei fumi verso la  nostra postazione". Ricordiamo che si parla di valori medi giornalieri, distribuiti su 26 giorni. In ogni caso, quand'anche per assurdo fosse così, i dati rilevati non perderebbero in nulla della loro gravità.
[14] “Le uniche campagne effettuata nel comune di Vasto e di Atessa mostrano estrapolando i dati all’intero anno, un potenziale superamento delle soglie di valutazione superiore per le particelle sospese con diametro inferiore a 10 micron [il PM 10, NdR]”: Piano Regionale per la Tutela della Qualità dell’Aria, pag. 107. 
[15] DM 2 aprile 2002, n. 60, Allegato III.
[16] All'epoca dell'approvazione del Piano Regionale il DLgs 351/99, Art. 6, comma 2, lettera b). L'obbligo è attualmente contenuto nell'art. 5, 2° comma, del suddetto DLgs 155/2010, che ha aggiornato la normativa precedente.
[17] "Si classificano come  zone  di  risanamento  i  comuni  cui  appartengono  le  maglie  in  cui  i  livelli  delle concentrazioni  di  uno  o  più  degli  inquinanti  trattati  superano  i  valori  limite  imposti  dal Decreto Ministeriale n. 60": Piano Regionale per la Tutela della Qualità dell’Aria, pag. 107-108.
[18] Che questa previsione non sia stata poi realmente attuata è un altro discorso...
[19] https://docs.google.com/document/d/18saiEyvBs2GxcuZtljq3eQt6eTHGT8_ei2hqqfekmi0/edit. Problemi che hanno indotto il Commissario Regionale del COASIV, Mario Battaglia, a richiedere a più riprese l'intervento delle autorità competenti: https://docs.google.com/file/d/0B9Ih9hf-jltUTThWMlFHU0xfSEk/edit .
[21] Si veda la nota 1.

                                     
 Nota stampa

Facendo seguito ad un impegno assunto martedì scorso durante la discussione in Consiglio Regionale sulla crisi di alcune aziende abruzzesi, in particolare Pilkington, Honda e Burgo, il consigliere regionale Giuseppe Tagliente ha presentato un’articolata interpellanza urgente al presidente della Giunta Regionale, Gianni Chiodi, per sollecitare una maggiore attenzione ed interventi  a tutela delle sorti dello stabilimento SEVEL di Atessa, minacciato, secondo l’esponente politico, da sintomi non valutati sinora a sufficienza dall’Istituzione Regionale.
Nel documento si richiamano in sintesi:
-         lo scarso indice di utilizzazione dell’impianto di Val di Sangro rispetto ( il 33 % a fronte del parametro dell’80-85% che lo rende economicamente redditizio).
-         Le difficoltà che sta attraversando il secondo polo industriale del Gruppo, localizzato a Valenciennes, specializzato nella produzione di automobili del tipo monovolume, commercializzate con i marchi Peugeot, Citroen, Fiat e Lancia;
-         La crisi della Peugeot, l’azienda che insieme a Fiat e Citroen ha dato vita a Sevel, la quale nei giorni scorsi ha chiuso lo stabilimento di Aulnay con 8000 addetti;
-         La possibilità che Sevel sia infine direttamente od anche indirettamente interessata dalla profonda crisi dei volumi produttivi in cui versa il gruppo Fiat in Italia, che può sfociare nella chiusura di almeno uno stabilimento italiano, come più volte dichiarato dall’amministratore delegato del gruppo Fiat-Chrysler, Sergio Marchionne.
-         L’incidenza di fattori locali legati, ad esempio, all’alto costo dei trasporti su gomma, a fronte dell’inadeguatezza di quelli legati alla mobilità su ferro e via mare ( una bisarca su gomma trasporta da 3 a 5 furgoni, un treno ne può trasportare da 80 a 100, una nave molti di più).

Sulla base di questi riscontri, Tagliente ha chiesto al presidente della Regione di  non aspettare lo scoppio della crisi per cercare di trovare soluzione che potrebbero rivelarsi improvvisate e pasticciate ( tipo Termini Imerese), ma di anticipare gli eventi con una strategia più partecipativa nei confronti della problematica in fieri.
Per questo operativamente Tagliente ha proposto di
- convocare il gruppo Fiat per avere informazioni sulla situazione in essere e sulle prospettive commerciali ed industriali di breve, medio e lungo periodo, nonché sui supporti eventualmente da fornire per la prosecuzione dell’attività ;
- convocare anche le rappresentanze sindacali per capire come ridurre, se non evitare, anomalie nei comportamenti che possono allontanare ulteriormente l’azienda dallo stabilimento e per comprendere la loro posizione e/o la loro disponibilità in relazione ad eventuali posizioni espresse dall’azienda.
( segue testo integrale del documento)
                                                                                     


                                               INTERPELLANZA

Al signor Presidente del Consiglio Regionale,
Al signor Presidente della Giunta Regionale,

Lo stabilimento Sevel di Atessa, che produce veicoli commerciali leggeri venduti pariteticamente dal gruppo Fiat e dal gruppo Peugeot, secondo i dati diffusi nei giorni scorsi dai quotidiani, presenta un l’anno in corso che salirebbe solo al 67 % nel 2014.   
È da notare che entrambi questi dati risultano purtroppo molto lontani dal valore che viene di norma indicato per rappresentare l’indice di utilizzazione di un impianto per la produzione di automobili economicamente redditizio (80 – 85 per cento ).
Sevel sembrerebbe quindi essere pienamente interessata dalla profonda crisi dei volumi produttivi in cui versa il gruppo Fiat in Italia, che può sfociare nella chiusura di almeno uno stabilimento italiano, come più volte pubblicamente dichiarato dall’amministratore delegato del gruppo Fiat-Chrysler, Sergio Marchionne.
Peraltro lo stabilimento Sevel è parte di un’intesa tra i due gruppi industriali sopra citati che è basata anche su un secondo polo industriale situato nel sito di Valenciennes nel quale vengono costruite vetture, del tipo monovolume, commercializzate con i marchi Peugeot, Citroen, Fiat e Lancia.
Questo segmento del mercato auto ( monovolume), che ha goduto di un notevole interesse da parte del mercato negli anni ‘90 ed all’inizio del terzo millennio, non ha oggi lo stesso appeal commerciale e sconta una marcata crisi di vendite presso tutte le case auto europee.
Questa situazione di mercato crea pesanti interrogativi sul “se” proseguire nell’attività produttiva del sito francese e soprattutto sul “come” proseguire.
A tali dubbi non è certamente estranea la crisi di vendite che il gruppo automobilistico francese sta attraversando.
A nulla è valso il recente accordo con G.M. della stessa società che, sempre secondo le notizie giornalistiche, brucia quotidianamente cash-flow, al punto da poter essere costretta a richiedere a breve un intervento di salvataggio da parte dello stato francese per poter continuare a gestire le sue attività.
Prova ne è che proprio nei giorni scorsi è stata annunciata la chiusura dello stabilimento Peugeot di Aulnay che impiegava 8000 posti di lavoro.
Sulla situazione appena sinteticamente esposta dello stabilimento di Atessa pesano poi fattori strettamente locali legati all’alto costo dei trasporti su gomma, a fronte dell’inadeguatezza di quelli legati alla mobilità su ferro e via mare ( una bisarca su gomma trasporta da 3 a 5 furgoni, un treno ne può trasportare da 80 a 100, una nave molti di più).
In relazione ai punti sopra sintetizzati e considerando che la Sevel costituisce di fatto l’asse portante dell’economia della Val di Sangro e la maggior fonte di occupazione di quest’area, con circa 7.500 occupati diretti e quasi altrettanti attivi nell’indotto, il sottoscritto consigliere interroga la S.V. per chiedere
se ritenga opportuno:

a)  non aspettare lo scoppio della crisi per cercare di trovare, in uno stato di totale emergenza, la consueta soluzione improvvisata e pasticciata ( del tipo Termini Imerese, tanto per spiegarci), ma anticipare gli eventi con una strategia più partecipativa nei confronti della problematica in fieri;

b)  convocare prioritariamente il gruppo Fiat per avere informazioni ufficiali sulla situazione in essere e sulle prospettive commerciali ed industriali di breve, medio e lungo periodo, nonché sui supporti da fornire eventualmente per la prosecuzione dell’attività (ove questi fossero possibili, necessari e opportuni a giudizio dell’azienda stessa);

c)  convocare successivamente le rappresentanze sindacali sia regionali che territoriali per capire come ridurre, se non evitare, anomalie nel comportamento sindacale che possono allontanare ulteriormente l’azienda dallo stabilimento ed anche per comprendere la loro posizione e/o la loro disponibilità in relazione ad eventuali posizioni ufficialmente espresse dall’azienda al punto precedente.

Giuseppe Tagliente


1 commento:

Ciccosan ha detto...

Ma cosa si pensa, anzi si spera, di trovare? Piuttosto si faccia un confronto tra l'aria di corso Garibaldi e quella di Punta Penna; vediamo chi vince la gara dei PM10.
Magari quelli di PP arrivano dal traffico di autostrada e SS16.