lunedì 22 ottobre 2012

So messe a rebbelle lu Uaste! (e non solo)



Nel vocabolario vastarolo, non è riportata la parola “aribelle”  e nemmeno  la forma “a ribbelle”. Questo perché non esistono parole o formule grammaticali che significano nella nostra “lingua” (qualcuno dice dialetto)  mettere a soqquadro. Io, penso di avere capito da dove nasce il detto “ha messe a ribbelle (lu Uaste, lu quartire, la case eccetera)”.
Nel maggio 1934, stazionò nella nostra città, per ben 10 giorni, un Circo.
Immaginate in una tranquilla e sperduta cittadina dell’Abruzzo citeriore la presenza di un Circo che proponeva scimmie e cani ammaestrati, asinelli incavalcabili, animali feroci di diverse razze (un gruppo di “6 leoni 6” ammaestrati, presentati dal più giovane domatore del mondo, Sig. Dante Bellucci) artisti di prim’ordine come i celebri cavallerizzi Freres-Bellucci (reduci dai trionfali successi di America e Inghilterra), le sorelle Ines e Anita eleganti cavallerizze, Ginnasti, Contorsionisti, Velocimani, Atleti, Lottatori, Bravi equilibristi, i più forti saltatori, una schiera di pagliacci con Bagonghi alto 70 cm. i Cow Boy cavallerizzi e tiratori di lacci  rivali di Tom Mix, ecc.
Immaginate spettacoli tutte le sere alle 20,30 e matinèe a prezzi popolarissimi.
Sapete come si chiamava questo Circo? Si chiamava ARBELL.
I vastesi che ancora parlano un po’ il dialetto provassero a pronunciare la parola Arbell. Si accorgeranno di dire: “a. r. bbell” (a ri bbelle).
Per i “vastaroli”, sempre pronti a dare soprannomi o creare parole che col loro suono rendano in maniera appropriata il senso di quello che si dice, il frastuono, il fracasso, la pubblicità, lo stupore, l’ansia, se vogliamo anche lo sconcerto (si dice che nei circhi si annidano ladri e puttane) portati a Vasto dal Circo Arbell, ha originato il detto “ha messe a ribbelle”.
Questa intuizione mi è venuta in questi giorni in cui una mia iniziativa ha messo “a rbell” non solo Vasto ma tutta l’Italia. Questo grazie ad internet. 
A questo punto potrei mettermi a fare un lungo discorso sulla “democrazia partecipativa” ma a cosa servirebbe? Forse a sentirmi augurare un tumore per me e per i miei familiari oppure subire ulteriori minacce oltre a quelle che sto subendo?  A che vale essere un “leone” se ti costringono a vivere nella gabbia, e’ meglio che mi accontenti di essere un “Bagonghi alto 70 cm”. Almeno ….
A proposito: Chi tenesse animali equini di scarto li portasse al Circo che li acquista per pasto alle belve.

5 commenti:

maria ha detto...

E si, Architetto, bisogna essere nella norma, altrimenti è tutto un mettere aribbelle...
Bisogna seguire le tendenze.
Ed ogni volta che si sono viste cose oltre le righe e queste cose venivano comprese apprezzate o ammirate oppure fatte percepire come slanci di novità, era solo perchè in "concessione d'uso"
Come lei dice: è inutile essere un "leone se ti costringono a vivere in gabbia!"
Molti leoni sono solo ed esclusivamente leoni, stupendamente da ammirare ed elogiare, ammaestrati... ma se non fanno come il domatore comanda, allora son guai... Perchè così, si confonde il pubblico, sì, perchè non ha idea di come sia ammaestrato oggi la stragrande maggioranza del pubblico... che quando non comprende, va e colpisce sul personale o addirittura va a parlare o avvisa i famigliari affinchè si calmino o addirittura, si rendano conto di cosa o quanto stiano mettendo "in ridicolo"...
E pensare che a me da ridere non veniva per niente...
Tendenza, bisogna essere sempre di tendenza alle medie ed alle mode del momento: il segreto di una buona vita e di un buon successo è tutto qui!
Darwin, sul fatto che la specie per sopravvire deve adattarsi, in fin dei conti, non aveva tutti i torti.
E' inutile... a meno che, un giorno, qualcuno di influente, un domatore per intenderci, non sposi la sua tesi... allora, potrà avere nuovamente la sensazione di essere fuori dalla gabbia...

Ciccosan ha detto...

Interpretazione fantasiosa, forse suggerita dalla necessità di una nuova punzecchiatura all'amministrazione comunale, questa volta assimilata ad una sorta di circo Arbell.
Esiste, eccome, il verbo ribellare nella forma transitiva, e tra i vari significati c'è appunto quello di mettere a soqquadro un luogo.
Mentre è attribuibile al circo l'epiteto di "nu buacòngo", detto di un uomo piccolo e tracagnotto.

Francescopaolo D'Adamo ha detto...

Cosa c'entra la forma transitiva in italiano io intendo dire "mettere a ribbelle" che si usa in Vastarolo. Bagonghi era un "nano" così famoso nel mondo circense che ha dato il nome a tutti i nani che di mestiere facevano i clown nei Circhi. Nel dizionario di Luigi Anelli buacçngo non esiste, quindi non è una parola ma un modo per rappresentare "convincentemente" i nani. Se poi qualcuno ritiene di potermi "sfottere" con tale termine (intellettualmente parlando) lo invito ad ascoltare De Andrè.

Ciccosan ha detto...

Allora mi spiego meglio che posso, dal mio punto di vista ovviamente.
In italiano c'è il verbo ribellare ed è transitivo; questo mi conferma che "mètte a ribbèl na piazza" si traduce in italiano ribellare una piazza.
A Vasto diciamo anche "mìtte a còce li maccarùne" che si traduce in cuoci i maccheroni, nel senso imperativo.
A Napoli c'è un detto "na fèmmene e na pàpere ha mèsse a ribbelle Nàpele"; anche a Napoli è passato il circo?
Quindi non concordo con la sua ricostruzione del modo di dire "a ribbèlle".
A Vasto ribbèlle si usa anche in altri contesti, tipo "sà ribbèlle...", per dire si ribella come un cane.
Dico del cane perchè in campagna quando davano da mangiare ai cani di guardia, la padrona a noi bambini avvisava: non vi avvicinate "ca sà ribbèlle", cioè si rivolta.
Quindi secondo me il termine "a ribbèlle" viene semplicemente da ribellare.
E non è neanche vero, a parer mio, che non esista nel nostro dialetto l'equivalente di mettere a soqquadro, che secondo me non è "a ribbell".
A ribbell si usa quando succede schiamazzo, frastuono, urla ecc.
S'è mèsse a strillè 'gnè na màtte e a mèsse a ribbèlle la piàzze.
Per dire sottosopra a soqquadro si usa "arivuddète".
Una signora che abbia cercato invano per tutta la casa un oggetto perduto, racconta alla vicina "haja arivùddete la case sott'e sapre ma li sòdde 'nzè truvete".
Ma ce n'è anche un altro di termine che origina dal terremoto di Casamicciola.
La moglie che racconta del disatro combinato in casa dal marito rientrato ubriaco: ...sòra sè...che casamècce ha cumbunète jinnotte.

Non poteva Marchesani sapere niente di bagongo o bacongo, perchè quando morì, quei personaggi da circo non erano ancora apparsi.

Non pretendo di avere ragione e leggerò con interesse ogni altra interpretazione.

Architetto, spero di sbagliarmi e chiedo preventivamente scusa, ma qualche volta ho l'impressione che quando qualcuno contesti, non concordi, abbia parere diverso, dissenta, rispetto alle sue affermazioni, lei risponda stizzito, infastidito, ironico.
E, ben che vada, ottiene una replica un po' supponente.
Se mi conferma che sono in errore ne sarò molto lieto e sollevato.
Cordialità

Francescopaolo D'Adamo ha detto...

Quasi quasi mi hai convinto. Solo che tutti facciamo un errore io non parlavo di Marchesani ma di Anelli che nel 34 era vivissimo. Per quanto riguarda il mio scritto preciso che era un curioso ragionamento sul nome del Circo e dell'animazione che all'epoca una struttura del genere poteva portare in un piccolo centro come Vasto. Tutto il resto, "Casamicciola" compreso ... lo conosco.
Sono io che chiedo scusa per il mio tono ma la brillantina "Minetti" che ho usato in questi giorni mi ha reso nervoso.