martedì 12 marzo 2013

I Bravi dell’Ambiente (e dello Stato), sfottenti e prepotenti


Di Giuseppe F. Pollutri.

Ho visto da me quel che da qualche tempo in qua viene denunciato, descritto e mostrato, su blog e siti internet, sulla rovina crescente - ineluttabile ove non si ponga mano alla bisogna - dell’ultimo e più suggestivo, ma mai del tutto acconciato, tratto del Lungomare Cordella, fronte i primi scogli e La Bagnante. Che poi – diciamolo - questa  è soltanto una delle faccende di cui noi, da cittadini, ci preoccupiamo, mentre gli amministratori pubblici hanno testa e non-passione altrove e per altro.
Prima o piuttosto poi, come altra rovina palmarborea docet : - Qualcosa, sicuramente, si farà!  Ma se la faccenda è tale da farci riflettere, con qualche ragione, ancora mi chiedo, e vorrei chiederlo ad altri, responsabili per loro definita e inovviabile competenza:  - E’ mai possibile  – dico - che si consideri “Ambiente” (Vitello d’Oro da innalzare, tutelare, conservare, preservare, infiocchettare, patinare..., con ogni modo e mezzo) l’eremo nostro d’Aderci, e non quello a noi più prossimo della (Vasto) Marina? Questione di “priorità”? No. E’ che per taluni il natural-ambienteè bello, sacro e giusto”, mentre l’habitat, lì dove la gente quotidianamente dimora e vive, è (o così si vuole che sia o rimanga) a malapena concepibile, indicibilmente concesso e malamente sopportato.

Dice una nostra cara e un tempo frequentata canzone: -  Mi vulesse fa ‘na casa a la marine...! E io, con analogo e vivo desiderio questo ho fatto; da me, quanto ad altri il padre, madre o nonni, hanno lasciato, in entrambi i casi con sacrificio e privazioni ...  Eppure oggi devo pensare che male ho fatto. Non perchè un iniquo e prevaricatore Stato mi sottrae, a piacer suo, porzioni di reddito d’ordinaria e modesta pensione (giacchè la mia è...“seconda casa”: “roba da ricchi, ...da mandare all’inferno”); non perchè ho poi scelto “la rena” anzichè “la vriccilelle” della nostra varia e articolata costa..., ma perchè me la devo tenere (pagante di certo, ed anche di  più, ma ...senza diritto di elezione, avendo residenza altrove) dove l’ordine e la cura, la funzionalità confortevole e civile, o l’Arte che fa bello il luogo (come ...in The Dunes!), non esiste e chi di dovere non pensa affatto che debbano esserci. Col senno di poi”, ...la casa dovevo prenderla in una “Riserva” (ovviamente una “cogestrita”, si sa) e non in “città”, centro o periferia che sia. ... Dite che, lì, non me l’avrebbero fatta costruire? Sappiamo che non è proprio così, o che lo è solo a in parte, solo per chi può e ha potuto.  Nondimeno, avete ragione a precisarlo, perchè così dev’essere.
Il problema è “la casa”, la costruzione edile. Quella cosa che non si può non avere o prendere a pigione, dove crearsi, metaforicamente ma non tanto, una tana, un riparo, un tabernacolo d’amore, per redere felice e procreare ancora, per noi e per altri, la vita... L'abitare  – scrisse Heidegger, definibile come un “soggiornare dei mortali sulla terra", è un tratto fondamentale dell'essere dell'uomo. Cosa c’è di più ...ecologico?

Ma si può “abitare” senza averci casa: giardini, piazze, mezzi di trasporto e camminamenti, fonti di energia e d’approvvigionamento...? Si può essere società (civile) senza costruire e mantenere regolata ed efficiente una città e un territorio antropicamente scelto e divenuto luogo per il proprio vivere?  Certo che no!  Ma l’abitare, nella realtà contemporanea, è divenuto a proprio rischio e danno. Insomma: la casa, di per sé,  ...non s’ha da fare! 
Don Abbondio è racconto, invenzione letteraria... I “Bravi”, sfottenti e prepotenti, sono ancora qui, fra noi.
Per anticipare, in fondo al mio breve dire, possibili quanto preventivabili obiezioni dei detti ...“bravi”, aggiungo: - E’ il modo,  di fare e non fare, il discrimine, ovvio, Signori! Ed è il modo che ancor ci offende, qui e oggi, sia in Natura che in Città! E “La Riserva”, ...teniamocela per riserva, dopo aver sistemato l’abitare nel luogo che si è voluto che fosse e sia “La Città”.

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