venerdì 21 gennaio 2011

Lu Purcellate.


Ieri sera, in attesa di una riunione di condominio, ho rivolto l’occhio su un apparecchio televisivo sintonizzato su TRSP. Stavano trasmettendo una funzione religiosa per onorare San Sebastiano, protettore dei “Vigili Urbani”. In pochi ricordano però che San Sebastiano è sempre stato protettore anche dei muratori. Mio nonno festeggiava questa ricorrenza e la festeggiava con la compagnia esclusiva dei nipoti. In questa data iniziava il periodo di carnevale e per l’occasione mia nonna preparava i ravioli con lo zucchero e la ciciricchiata. A chi si rifiutava di mangiare veniva rivolto l’invito: “va vvede a corre li cavelle, camà!” (vai a guardare i cavalli che corrono, vai!”). Se adesso offri i ravioli dolci, con zucchero e cannella, sono in tanti quelli che storcono il naso e rifiutano, in varie maniere, l’invito. Eppure sono una pietanza eccellente, soprattutto “rintrufati”.
Dopo il lauto pranzo mio nonno soleva dichiarare: “Ah … Mo sci c’hai magnate! Mo, o che sone la campane. Chi s’è mmorte? Mastre Peppine Lacciatte! Ddonnnn!” (Bene … adesso si che sono sazio! Ora può suonare anche la campana a morto. Chi è morto? Mastro Peppino Laccetti! Suono onomatopeico della campana).
Ricordo però anche mia madre che in questa ricorrenza si recava in chiesa e dopo la funzione prendeva “lu Purcellate”, una sorta di tarallo di pane. Ieri alla “cerimonia” dei Vigili Urbani questo segno di devozione non l’ho notato. Un altro segno della tradizione scomparso.

12 commenti:

Francescopaolo D'Adamo ha detto...

Ho ricevuto tra la posta privata questo commento che mi ha fatto tanto piacere e che pubblico.

Grazie Paolo per queste pillole di tradizione vastese, o vastarola, che ormai apprezziamo in pochi. Hai ragione: "li graviùle dugge" (mia nonna li chiamava anche "li caggiune nghe lu sughe") li apprezzano in pochi, a casa mia sono l'unico a mangiarli e perciò mi toccano solo a carnevale ... ma anche il sanguinaccio e il pollo ripieno al sugo sono prelibatezze per soli vastesi adulti ....
Ho coltivato a lungo un sogno nel cassetto: aprire una trattoria "vastese" per servire solo i piatti di una volta ... non ci sono riuscito, però quando mi capita mi cucino qualche piatto di una volta. Immagina tu una trattoria che serve: vrucche di repe strascinete, lu buaccalè a la trappitere, finucchie e faciule, cacie e ove, cavatille nghe lu cuaffiore ecc., ecc., ecc.

Ciao. Nicolangelo

Francescopaolo D'Adamo ha detto...

Io "metto in croce" mia madre a carnevale per farmi preparare ancora i "gravioli". Meno male che mio nipote michele li apprezza, così siamo in due. Anche se mi dispiace un pochino "dividere" la "vazzia".

Francescopaolo D'Adamo ha detto...

Michele. Con la maiuscola, prima che si urti la "suscettibilità" di qualche "colto" lettore.

maria ha detto...

Sono stata in un agriturismo dove per antipasto c'erano molte di queste cose: finocchi ceci e fagioli, cacio e uovo compreso: no il sangiunaccio...
L'Antica Torre, a Montebbello)

maria ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Ciccosan ha detto...

Io questa tradizione di carnevale me la sono portata dietro. I ravioli con ricotta, uova, cannella e zucchero, me li devo fare da solo perchè a casa mia nessuno li vuole. Così ogni anno mi metto lì; mi faccio dare una "pèttola" di pasta da mia moglie, che intanto fa quelli con gli spinaci per i figli,e me ne faccio una dozzina, ritagliandoli a mano con la rotellina e non con gli stampini.
Si dice che carnevale, un personaggio crapulone tant'è che a Vasto di persona grassa e impacciata si dice "sù cuarnevèle", schiattò dopo aver mangiato 365 ravioli e bevuto 12 fiaschi di vino; quanti i giorni e i mesi dell'anno.
Nicolangelo deve aggiungere al menù almeno la cipullète, rìse patène e lècce, vrucche di rape e patène, li ciàmmaièche 'nghì l'uièsubbuiche, la chicocce 'nghì li pipe sècche e òve 'nghì la pammadèure.
Intanto stasera mi faccio una minestra di "cicìrchie". Confessate quando è stata l'ultima volta che avete mangiato questo legume.

vastese ha detto...

Due anni fa da una Vastese che ha una villetta sul lago di Como, d'estate ho rimangiato la cicerchia con il pomodoro: una favola! Grazie Ciccosan. "Li ciammaieche" non le mangio da una vita, ma gli altri piatti li conosco bene. L'ove nghi la pammadeure a la vuaste si chieme l'ov'a sciuscelle: ne ho mangiate due ieri a pranzo. Sicuramente conosci anche "faf'e lecce".....è un piatto che mi fa impazzire. Semplice e dietetico è anche "li patene a l'angorde".......Basta, mi sta venendo appetito!!!!

Francescopaolo D'Adamo ha detto...

Bravi ragazzi questi sono i "commenti" che preferisco.

davide ha detto...

Grande Cicco! Questi sono i commenti che mi piacciono. La cucina vastese e' da tutelate con l'adozione del marchio I.G.P.!Il mondo e' Vasto.

maria ha detto...

Visto che c'è spazio anche per adulazioni, senza adulare nessuno, volevo porgere saluti a Marino: è un po' che non lo leggo in giro...

Ciccosan ha detto...

Chiedo una verifica a Vastese.
Sapevo che l'ov'a sciuscelle ha una base prevalentemente di peperoni con poco pomodoro a pezzetti, mentre "a la pammadore" ha una base di cipolla tagliata grossolanamente e una degna quantità di pomodoro.
Le prime più asciutte, le seconde quasi galleggiano.
Qui ci vogliono le nonne, mi fido solo del loro parere.

vastese ha detto...

Hai ragione Ciccosan; l'ov'a sciuscelle si fa con cipolla, peperone e poco pomodoro. Una volta che l'uovo s'incamicia , il piatto è un pò ristretto.