giovedì 17 giugno 2010

Il Piano PAI , non è una patatina. E’ … buonsenso.

Nell’ormai lontano aprile 2008 arrivò in Giunta una delibera che aveva come oggetto il Piano di Assetto Idrogeologico. Nello specifico “Recepimento della trasposizione delle scarpate, in esecuzione delle disposizioni del PAI approvato dal Consiglio Regionale Abruzzo con Delibera n.94/7 del 29.01.2008. Tutti presenti, ad esclusione dell’Assessore all’Urbanistica, la Giunta approvò la delibera con voto “unanime e palese”. L’assenza dell’Assessore al ramo all’epoca non mi apparve come un peccato mortale, anche se mi sembrò alquanto strano non aspettare la presenza di chi aveva il compito di occuparsi personalmente dell’atto amministrativo oggetto di “recepimento”.
A dicembre 2008 (precisamente il giorno 3) giunse in Giunta una Delibera (n. 466 del Reg.) che aveva per titolo: Piano stralcio di bacino per assetto idrogeologico – Proposta riduzione perimetrazione – Ditta: MIDAL SRL.
Nel documentarmi notai una discordanza tra quanto deciso in precedenza e la richiesta della suddetta Ditta.
Solo in questi giorni, con parole adatte, Massimo Desiati, al tempo Assessore regionale al Territorio ed Ambiente della Regione Abruzzo, ha messo a fuoco il mio pensiero di allora. A cosa è servito il Piano di assetto idrogeologico se, poi, arriva non la “mano” ma addirittura il solo “dito di Dio” ad indicare che quel preciso terreno, proprio quello e non gli altri attorno, “miracolosamente”, non è più franoso ma è diventato fermo, sicuro, stabile, solido?!
Mi posi però così tanto il problema che fui assente in quella data. Fui assente poiché l’assenza era l’unico modo per essere contrario a certe scelte.
Nel mese di maggio 2009, esattamente il giorno 5, di delibere come quella sopra citata, ne arrivarono bel tre. Tra queste (n.174,175 e 175 del reg.) una descriveva come non pericolosa o quantomeno non pericolosa come riportato sul piano recepito, un terreno adiacente ad un altro che ben conoscevo. Su quest’ultimo c’era un fabbricato che più volte è franato ed è stato ricostruito (Per la cronaca ora non esiste più). Ricordo diverse discussioni su questo argomento.
Da una prima e superficiale occhiata a queste delibere, sembra che io sia presente, salvo poi leggere in seconda pagina, che mi sono assentato. Questo mio comportamento di allora, non era dettato da motivazioni politiche, come magari l’assenza dell’Assessore all’Urbanistica alla prima delibera, può far pensare. Era dettato dal buon senso, quel buonsenso che ti fa considerare: “Se abbiamo approvato un vincolo, a che serve poi liberare chi ne fa richiesta da questo?” E poi: “Come è possibile che quel terreno sia “diverso” rispetto al confinante?” (guarda caso proprio quello contiguo a quello che conoscevo mi doveva capitare!).
Ho visto dagli atti poi, che altre delibere sono state approvate senza che questo buon senso sia stato adoperato, la delibera n.357/09 e la 96/10. In questi ultimi casi la Giunta ha votato “con voti favorevoli unanimi espressi nelle forme di legge”. Io tuttavia non facevo più parte della Giunta Municipale. Al mio sostituto quindi il compito di giustificare il “suo” voto favorevole.
Il problema inerente il Piano di Assetto Idrogeologico, è serio e non è affrontabile solo con argomentazioni sentimentali o battute. Il problema è tecnico e va affrontato tecnicamente, con tutte le responsabilità che questa “parola” genera.

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